Monuments Men, recensione del film

Monuments Men può rientrare nella categoria di quei film pedagogici che alcuni registi, grazie al loro successo, possono permettersi di realizzare ad un certo punto della loro carriera, senza dover affrontare lo scetticismo dei produttori, anche perché, come in questo caso, i produttori sono loro stessi.

Monuments Men - Locandina
Monuments Men (2014) – Il poster del film

Monuments Men, infatti, è un film che racconta l’importanza dell’arte nella storia della civiltà, anche per coloro che non la conoscono o non la cercano ma che indirettamente ne vivono, attraverso la cultura popolare, i riflessi. George Clooney (regista e attore) racconta la storia di otto uomini che hanno l’incarico di trovare le opere d’arte che i nazisti hanno trafugato e rubato da musei e chiese e di preservare quelle ancora non occultate dalla loro furia distruttiva, perché Hitler ha ordinato, che se la guerra verrà perduta, le opere d’arte dovranno incontrare l’oblio.

Il protagonista è Frank Stokes (George Clooney), che ottiene il permesso dal presidente Roosevelt di reclutare sette uomini, due storici, un architetto, un esperto d’arte, uno scultore, un mercante, un pilota britannico e un soldato ebreo di origine tedesca per ottemperare alla missione di salvataggio dei capolavori europei, sculture e dipinti per lo più, che si trovano nelle zone di guerra.

Puoi sterminare una generazione di persone, radere al suolo le loro case, troveranno una via di ritorno. Ma se distruggi i loro conseguimenti, e la loro storia, è come se non fossero mai esistite. Solo ceneri che galleggiano. Quello che vuole Hitler. Ed è la sola cosa che non possiamo permettergli. (FRANK STOKES)

Hitler, prima di decidere la distruzione di tutte le opere d’arte in suo possesso e quelle che erano presenti nei territori occupati, aveva deciso di raccoglierle per riempire il suo museo, che avrebbe dovuto essere il più grande del mondo. Gli otto uomini equipaggiati come soldati entrano nelle file degli eserciti alleati per potersi muovere nelle zone di guerra, ma sono uomini non avvezzi al combattimento e questo rende la loro missione più complicata.

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Ma Monuments Men non è un film di avventura, né i personaggi coinvolti giocano al personaggio di Indiana Jones, anche se alcune situazioni sono esilaranti, ma è più un racconto sull’importanza dell’arte e su come la loro missione sia stata vitale per la protezione di moltissimi capolavori.

Non è nemmeno un film d’autore, direi piuttosto una bella storia, edificante ed istruttiva, su una missione che ha avuto uno scopo importante e che si è compiuta grazie al coraggio, all’ardire e all’intelligenza dei Monuments Men.

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Fulvio Caporale

Fulvio Caporale è nato a Padova e vive a Milano. Laureato in Scienze Politiche svolge la professione di consulente editoriale e pubblicitario. Collabora con case editrici e giornali cartacei e online occupandosi di libri, arte ed eventi culturali. Ha tradotto testi letterari e tecnici dallo spagnolo, dal portoghese, dall'inglese e dal catalano.

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