L’armistizio di Villa Giusti (3 novembre 1918)

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Nel contesto storico della Prima Guerra Mondiale, l’armistizio di Villa Giusti venne siglato il 3 novembre 1918 dall’Impero austro-ungarico e dai rappresentanti dell’Italia e delle nazioni che componevano l’Intesa (Gran Bretagna, Francia, Impero russo, Italia e Stati Uniti d’America). Il luogo fu la villa del conte padovano Vettor Giusti del Giardino, situata nella provincia di Padova.

Armistizio di Villa Giusti - 3 novembre 1918
Armistizio di Villa Giusti – 3 novembre 1918

Lo scenario storico

Già durante il mese di agosto del 1918, l’Austria decise di chiedere alla Germania di organizzare un incontro con le forze dell’Intesa per discutere della pace. Le trattative, secondo lo Stato Maggiore austro-ungarico, sarebbero dovute iniziare subito ma i tedeschi rifiutarono la resa.

L’Impero austro-ungarico decise allora di chiedere una pace separata che inviò all’Intesa il 14 settembre. Ma tale richiesta venne respinta. All’inizio di ottobre, il fronte bulgaro crollò e, a questo punto, sia la Germania che l’Austria – Ungheria chiesero separatamente la pace all’Intesa, domandando contemporaneamente al presidente degli Stati Uniti, Thomas Woodrow Wilson, di discutere dell’armistizio sulla base di 14 punti da lui esposti l’8 gennaio 1918.

Wilson non rispose subito ma, quando lo fece, raggelò i governi degli Imperi centrali. Infatti, il presidente americano rispose solo il 18 ottobre, due settimane dopo la richiesta austriaca e tedesca e sottolineò subito che non era sufficiente che nelle trattative di pace si arrivasse al compromesso di stabilire l’autonomia delle nazionalità oppresse dai governi degli imperi centrali ma fosse invece necessario fare un passo avanti.

La situazione dell’Impero austro-ungarico era irreversibile e, quindi, il governo austriaco emise una nota in cui dichiarava la sua totale disponibilità ad accettare tutti i punti proposti dal presidente Wilson. Inoltre gli austriaci, attraverso vie diplomatiche, chiesero di aprire le trattative per una pace separata, quindi senza i tedeschi. Intanto, l’esercito italiano sbaragliava a Vittorio Veneto l’esercito austro-ungarico, costringendo lo stato maggiore austriaco a chiedere la resa immediata e a proporre l’armistizio allo Stato Maggiore Italiano.







L’armistizio

Il 28 ottobre il generale Viktor Weber Edler Webenau, fu incaricato dal suo Stato Maggiore di svolgere le trattative per l’armistizio. Presentò pertanto richiesta al comando italiano, il quale per bocca del generale Diaz rifiutò di condurre isolatamente delle trattative con gli austriaci ma assicurò invece di essere pronto a notificare le richieste dei paesi che facevano parte dell’Intesa.

Nel frattempo, l’imperatore austriaco Carlo I avvertì l’imperatore tedesco Guglielmo II che, malgrado la necessità di una resa del suo esercito, non avrebbe consentito alle truppe nemiche di raggiungere la Germania attraversò l’Austria. Poi, con un messaggio radiofonico, Carlo annunciò alle sue truppe di sospendere qualsiasi ostilità.

Il 30 ottobre gli austriaci, capitanati dal generale Weber, vennero accompagnati a Villa Giusti, dove il giorno dopo vennero raggiunti da altri ufficiali austriaci. La delegazione era dunque completa per poter discutere della pace. I tedeschi decisero nel frattempo di proporre una propria delegazione allo scopo di impedire che l’Austria firmasse una pace separata. Pertanto, fu inviato il colonnello tedesco Schäffer von Bernstein con il mandato di trattare le condizioni dell’armistizio. La delegazione italiana presente a Villa Giusti decise però di non ammetterlo alle trattative.

Nel frattempo, il primo ministro inglese Lloyde-George chiese al primo ministro italiano Orlando di raggiungere rapidamente una pace separata con gli austriaci allo scopo di ottenere che si potessero utilizzare i loro territori per attaccare la Germania da sud, la quale, secondo gli inglesi, si stava preparando ad una resistenza militare, malgrado le paventate intenzioni del comando tedesco di accettare la resa.

Le firme

Le commissioni militari si misero subito al lavoro per preparare le condizioni dell’armistizio. Una volta pronto, il testo venne comunicato alle delegazioni riunite a Villa Giusti. La delegazione comandata dal generale Weber chiese la possibilità di modificare alcune clausole, ma la sua richiesta fu respinta.

La pace, per le forze dell’Intesa, non era trattabile: o veniva firmata oppure doveva essere respinta. La corte di Carlo I fu tentata di respingere le condizioni che venivano ritenute troppo dure, soprattutto per i punti che riguardavano il libero passaggio delle truppe sul territorio austro-ungarico e la cessione di una gran parte della flotta navale. Venne deciso anche che 24 ore dopo la firma dell’armistizio sarebbero dovute cessare le ostilità. Alle 3.30 del 3 novembre 1918 l’imperatore accettò la resa che venne comunicata all’esercito. Alle 15.15 del 3 novembre la delegazione austriaca firmò l’armistizio a Villa Giusti.







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Fulvio Caporale

Fulvio Caporale

Fulvio Caporale è nato a Padova e vive a Milano. Laureato in Scienze Politiche svolge la professione di consulente editoriale e pubblicitario. Collabora con case editrici e giornali cartacei e online occupandosi di libri, arte ed eventi culturali. Ha tradotto testi letterari e tecnici dallo spagnolo, dal portoghese, dall'inglese e dal catalano.

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