Storia del calcio

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Al principio era il rugby. Anzi no, “l’episciro”

Il calcio non l’hanno inventato gli inglesi, come sostengono da sempre. Sin dall’antica Grecia infatti, si davano calci ad un pallone, nominando la pratica come episciro. Quando poi si usavano anche le mani, secondo una variante che resterà cara agli sportivi più o meno calciofili, si parlava di pheninda. Nel mondo romano prese il nome di harpastum invece, o piede-palla, per semplificare. Tuttavia, quest’ultima declinazione è la prova della derivazione latina del moderno foot-ball, appunto “piede” e “palla” in inglese. Secondo altre fonti, addirittura in Oriente, nell’antica Cina, il gioco del calcio col pallone avrebbe anticipato tutti, addirittura arrivando molti secoli prima di Cristo e chiamandosi, per l’appunto, tsu ciu: calcio palla.

Rivisitazione moderna dell’antico Calcio Fiorentino
Rivisitazione moderna dell’antico Calcio Fiorentino

Quanto al periodo rinascimentale, è ben testimoniato dalle fonti il cosiddetto calcio fiorentino (florentinum harpastum), diffuso anche in altre città del nord Italia, sino a Milano e Venezia. Era una pratica sportiva violenta, talvolta mischiata con le mani e che, a conti fatti, somigliava molto più al rugby che non al calcio moderno.

Ad ogni modo, se c’è un erede del calcio o, per meglio dire, della riflessione intorno al calcio che a partire dal 1700 è stata compiuta in Inghilterra, non v’è dubbio che questo è proprio il Calcio Fiorentino. Il motivo? Nella sua vicinanza al moderno rugby il quale, sempre in Inghilterra, nel medesimo periodo e proprio quando si posero le basi per la fondazione di una vera e propria federazione, trova anch’esso la propria nascita.

Mani o piedi?

La diatriba cominciò nel Settecento, come detto, e coinvolse alcune scuole dell’alta borghesia britannica. La disputa, naturalmente, riguardava le regole del gioco: al calcio si doveva giocare solo con i piedi, o con piedi e mani?

Il 1846 è una data spartiacque in questo senso: le correnti, infatti, per la prima volta si separarono e nacque la cosiddetta Università di Rugby, la quale decise per l’uso delle mani e dei piedi, favorendo anche il contatto violento. Dall’altra parte, a Cambridge, nacque quella che viene considerata la prima, vera squadra di calcio moderno: il Cambridge Club Football.

Rete, meta e goal

Entrambe le discipline sportive scelsero il termine “rete” come obiettivo del gioco, ma i primi rimasero vicini ad una concezione antica, decidendo per la “meta”, termine di fatto greco; i secondi invece fecero uno scarto maggiore e diedero la loro impronta più moderna, parlando sempre di meta ma traducendola in inglese: goal, appunto.

Pallone da calcio

La nascita del calcio inglese

Gli anni ’50 dell’800 furono un proliferare di squadre, che piano piano cominciarono a sorgere in tutta l’Inghilterra, talvolta nascendo in seno alle scuole e alle università, tal’altre come dei veri e propri club, autonomi e indipendenti dagli enti. Dopo Cambridge, fu la volta di Harrow, altro ateneo importante, con la sua squadra nata ufficialmente nel 1855. Seguirono poi l’Hallam Club Football, il Forest Club Football (nato nel ’62 e che sarebbe diventato il glorioso Nottingham Forest), il Nott County Football. All’inizio del 1863 si contavano ben undici squadre. Furono loro, a dare vita alla prima, vera associazione calcistica moderna: la Football Association.

Dall’incontro in una Taverna, la nascita della Federazione

Nel settembre del 1863, le undici rappresentative calcistiche del Regno Unito, con ciascuna un proprio delegato come accade ancora tutt’oggi in occasione delle riunioni importanti della Fifa, cominciarono a riunirsi alla Freemason’s Tavern, sita in Great Queen Street, a Londra, quartiere Lincoln. Qui, a dire il vero, le regole del gioco non erano state ancora fissate: le mani erano più o meno escluse, ma restavano dei luoghi ancora oscuri, da regolarizzare al più presto.

Dopo una serie di incontri preliminari, si giunse alla creazione della più antica federazione calcistica del mondo, esattamente il 26 ottobre 1863. Si può far risalire a questa data la nascita del calcio moderno.

I firmatari furono i seguenti club: Il WO (War Office) Club, il Forest of Leytonstone (il futuro Wanderers F.C.), il No Names Club (di Kilburn), Il Crystal Palace (da non confondere con il Crystal Palace F.C., per anni tra Championship e Premier League), il Blackheath Football Club (che ben presto abbandonò la federazione, per passare definitivamente al rugby a 15 e, dopo, fondare la Rugby Football Union), il Percival House (Blackheath), il Surbiton and Blackheath Proprietary School.

Alla firma, seguirono una serie di incontri volti a fissare per bene ogni aspetto del regolamento e fu proprio durante l’incontro finale, dopo cinque precedenti andati a buon fine, che il rappresentante del Blackheath, per giunta tesoriere della FA, ritirò la società dall’associazione. La corsa con la palla in mano fu abrogata definitivamente e così anche l’hacking, il colpo sugli stinchi, insieme con lo sgambetto e la trattenuta (tutte azioni che vennero definitivamente dichiarate scorrette).







La scissione tra calcio e rugby

Passarono alcuni anni e nel 1871, nacque anche la Rugby Football Union, sancendo definitivamente la separazione tra le due discipline sportive, in fondo molto somiglianti ma, a quanto si apprese, incompatibili tra loro.

La FA fissò una data inaugurale, durante la quale si sarebbe dovuta giocare la prima, moderna partita di calcio. Fu deciso per il 2 gennaio 1864, a Battersea Park. Tuttavia, la smania fu tanta e già il 19 dicembre del 1863, a Mortlake, si disputò la prima partita, che mise di fronte il Morley’s Barnes team ed i loro vicini del Richmond F.C. Il match finì zero a zero e sancì anche il distacco del team di Richmond, il quale da principio aveva manifestato la propria intenzione di aderire alla Federazione, cosa che non fece dopo lo scialbo pareggio senza reti, preferendo così passare ufficialmente alla Rugby Football Union.

La prima partita ufficiale di calcio però, non si giocò il 2 gennaio, bensì sabato 9 gennaio 1864, con una settimana di ritardo. I membri della gara furono scelti dall’allora presidente della FA, tale A. Pember, oltre che dal segretario Ebenezer Cobb Morley. Vi presero parte i migliori giocatori del tempo.

Verso il calcio moderno

L’evoluzione della FA fu rapida e cominciò ad inglobare dentro di sé, sin dal 1882, anche le vicine federazioni scozzese, gallese e nordirlandese. Nacque così la formula della Home Nation, composta dalle quattro federazioni del Regno Unito, deputate ad emettere le regole del gioco, a cambiarle e, nell’eventualità, a deliberarne di nuove. Un passo ancora successivo e importante, fu la creazione della potente PFA (Professional footballer’s association), la prima associazione di giocatori britannici, nata ufficialmente nel 1897.

Dagli anni ’70 dell’800 invece, sino alla fine del secolo, le rappresentative di tutti i club britannici, si diedero da fare per mettere a punto un regolamento avanzato, senza punti deboli, che comprendesse anche le misure del campo e, addirittura, una moderna concezione della tattica di gioco (forse una delle più grandi evoluzioni del calcio, rispetto agli altri sport).

Il ruolo del portiere, il fuorigioco e la nascita della tattica calcistica

Nel 1871, venne deciso che il portiere avrebbe potuto prendere il pallone con le mani, unico tra tutti, ma rigorosamente nella propria area (la quale venne chiamata “di rigore” proprio per questa ragione). Contrariamente a quanto si pensi poi, la nascita del fuorigioco fu una delle introduzioni più antiche, volta ad evitare che alcuni giocatori stazionassero lontano dalla palla, in modo a dire dell’epoca sleale. All’inizio, l’irregolarità, com’è attualmente, riguardava solo quei calciatori che si trovavano davanti alla linea della palla in tutto il campo.

Nel 1886 però, avvenne una modifica epocale, decisa dalla FA, la quale stabiliva che il giocatore si trovava in posizione regolare, quando aveva almeno tre giocatori tra lui e la porta avversaria. Fu la nascita della tattica, la quale sancì la prima vera idea di organizzazione di gioco, puntando sul cosiddetto “movimento degli attaccanti”. I team sperimentarono via via vari sistemi, abbandonando il vecchio 1-10 o 1-1-9, in favore di moduli a piramide, ad esempio, come quello storico usato dal Nottingham Forest a partire dal 1880: il famoso 1 – 2 – 3 – 5.

Dal ’75, le porte dovevano misurare 7,32 metri di larghezza e 2,44 metri, il pallone doveva essere di cuoio e doveva avere una circonferenza massima di 70 cm e minima di 68, con un peso massimo di 450 grammi e minimo di 410. Il campo doveva invece misurare dai 90 metri ai 120 di lunghezza e dai 45 metri ai 90 di larghezza. La durata di una partita fu da subito fissata in 90 minuti. I calciatori, sarebbero dovuti essere 11. Furono, queste, tutte acquisizioni maturate in seno alla Football Association.

Dalla FA alla Fifa

Unitamente ai loro prodotti, gli inglesi esportarono anche il gioco del calcio, il quale, anche e soprattutto grazie alla sua semplicità di base, conobbe subito una grande popolarità fuori dai confini britannici. In Italia arrivò non a caso a Genova, città da sempre vicina per traffici con la Gran Bretagna, commercialmente amica. Nel 1893 infatti, nacque la prima società italiana, con un nome tutt’altro che italiano: la Genoa Cricket and Athletic Club. Tre anni dopo, a Torino, nacque al Federazione Italiana Football, che passerà, italianizzandosi definitivamente, a Federazione Italiana Gioco Calcio (FIGC), esattamente nel 1909.

Intanto però, grazie all’impulso della Football Association, l’Europa cominciava ad organizzarsi e il 21 maggio 1904 nasceva la Fédération Internationale de Football Association, quella che sarà nota come Fifa. Ne facevano parte Francia, Belgio, Olanda, Svizzera, Danimarca, Svezia e Spagna, con sede a Parigi.

Il logo della FIFA
Il logo della FIFA

La FA fece parte della Fifa dal 1906 al 1928, per poi uscirne per quasi un ventennio, a causa di alcune divergenze riguardanti il trattamento dei giocatori professionisti appartenenti al blocco delle Home Nations. Questa autoesclusione, portò l’Inghilterra a non prendere parte alle prime edizioni dei Campionati Mondiali, sino al rientro della FA nella Fifa, il quale avvenne non prima del 1946. Cosa che consentì alla nazionale inglese di partecipare ai Mondiali del 1950.

La F.A. oggi

Attualmente, La Football Association mantiene il ruolo che, sin dagli albori, ha sempre avuto per quanto concerne le regole riguardanti i club di tutte le categorie del Regno Unito, senza poter più entrare nelle questione delle regole del gioco in sé, attualmente di competenza mondiale della Fifa. A conferma dell’importanza e del rispetto dimostrato non solo dai giocatori, ma dai tifosi di tutte le squadre inglesi, nei confronti della più antica associazione calcistica del mondo, c’è la competizione nazionale della F.A. Cup.

È una vera e propria coppa d’Inghilterra che, al contrario delle parigrado degli altri paesi europei, coinvolge praticamente tutte le squadre professionistiche esistenti, sino alla quarta serie inglese. Il suo blasone è altissimo e vincerla equivale ad un vero scudetto, trattandosi della competizione più antica di sempre.







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