Still Alice – Recensione del film

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Still Alice è un film drammatico del 2014, scritto e diretto da Richard Glatzer e Wash Westmoreland, che racconta la storia di Alice Howland – affermata studiosa di linguistica – in un momento cruciale e doloroso della propria vita.

Still Alice è un film drammatico del 2014. Il film in Italia è uscito a gennaio 2015
Still Alice è un film drammatico del 2014. Il film in Italia è uscito a gennaio 2015

Nella pellicola, trasposizione cinematografica del romanzo Perdersi del 2007 scritto dalla neuroscienziata Lisa Genova, la brillante Alice è interpretata da una magnifica e commovente Julianne Moore (“Hunger Games – il canto della rivolta”, “Il mondo perduto – Jurassic Park”) che con la sua performance tocca, per sensibilità e intensità, una delle vette più alte della sua lunga carriera artistica. Accanto all’attrice statunitense, troviamo un convincente Alec Baldwin (“È complicato”, “Pearl Harbor”) che recita nei panni del dottor John Howland, marito della protagonista, e la giovane attrice Kristen Stewart (“The Twilight Saga”, “Biancaneve e il cacciatore”) che nel film interpreta Lydia, terza figlia dei coniugi.

Trama

La dottoressa Alice Howland, stimata professionista e docente appassionata di quasi cinquant’anni, detiene una cattedra di linguistica preso la prestigiosa Columbia University. La sua vita è perfetta, ha tutto ciò che una donna potrebbe desiderare: una carriera, un marito premuroso e affettuoso, tre figli realizzati e felici.

L’incanto si spezza quando la donna scopre di avere l’Alzheimer, sperimentando e comprendendo sulla propria pelle che niente è perfetto e nulla resta invariato per sempre. Ogni cosa può cambiare in pochi istanti, tutto muta e si trasforma in un batter di ciglia. Così avviene per Alice. La sua vita cambia bruscamente rotta durante una conferenza all’università, ovvero quando, smarrita, si rende conto di non ricordare alcuni dati importanti per la sua relazione. Se la stanchezza può essere una giustificazione plausibile del momentaneo black out avuto, questa speranza illusoria viene meno quando, facendo jogging, Alice si perde in un parco vicino casa. La spiegazione non regge più, l’illusione va in pezzi e l’evidenza diventa innegabile: qualcosa non va.

Rivoltasi ad un neurologo, dopo numerose analisi, scopre di avere una rara forma di Alzheimer a trasmissione genetica che si sviluppa precocemente e rapidamente. Inizia così la sua guerra personale. La battaglia di una donna forte e indipendente che scopre un’altra sé fragile e indifesa. La lotta è impari: non si può pensare di sconfiggere una malattia spietata, che non perdona, ma altrettanto impossibile per Alice è contemplare la resa incondizionata senza l’aver tentato. Solo quando si renderà conto che l’implacabile sconfitta si avvicina, non le resterà che fare una cosa: cercare di preservare la propria dignità di essere umano.

Una donna e il suo coraggio

Still Alice non è soltanto un film, ma rappresenta con delicatezza e sensibilità una realtà di vita che colpisce milioni di persone. Come è noto, il morbo di Alzheimer – che prende il nome dallo psichiatra e neuropatologo tedesco Alois Alzheimer che per primo lo ha descritto – è una malattia degenerativa che compromette e distrugge le cellule cerebrali, portando coloro che sono colpiti da questo morbo ad avere problemi di tipo cognitivo e non solo. “La battaglia principale che affrontano i malati di Alzheimer – afferma infatti Westmoreland, regista del film – è quella contro la perdita della parola. Man mano che la malattia avanza, Julianne è stata bravissima a far trasparire lo sforzo e la sofferenza di mostrare questa difficoltà. Il linguaggio influenza il nostro pensiero, e il pensiero è la nostra vita. Quando non si hanno più parole si fa fatica a trovare se stessi”. 







Come d’altro canto ha dichiarato tempo fa la stessa Julianne Moore: “Il pubblico non viene a vedere te. Le persone vengono per vedere loro stessi.” Verità innegabile questa, che trova sicuramente giustizia sia nell’impeccabile interpretazione dell’attrice, sublime e mai patetica, che ci regala con la sua performance un personaggio di spessore e dai sentimenti autentici, sia nella sapiente regia che riesce a delineare perfettamente la progressione della malattia attraverso gli intensi primi piani dell’attrice, che la ritraggono sempre più spettinata, mal vestita e con uno sguardo vacuo che spiega meglio di mille parole la sofferenza, la paura, la vergogna e il senso di colpa che questa malattia degenerativa porta con sé.

La cinepresa, pertanto, segue passo passo la protagonista senza lasciarla mai, guardando il mondo attraverso i suoi occhi, entrando in punta di piedi nella sua mente che a poco poco si svuota di tutto ciò che ha imparato, visto, sentito, toccato con mano nell’arco di un’intera vita. Inesorabile l’accompagna verso il rapido declino psicofisico, verso l’isolamento e l’assordante oblio che solo sprazzi, sempre più rari, di lucidità riescono a spezzare. Intorno a lei parenti e conoscenti che la amano e, nonostante il dolore, cercano di andare avanti mantenendo una parvenza di normalità.

Still Alice - L'arte di perdere
Still Alice – L’arte di perdere

L’arte di perdere

La perdita è il tema portante di Still Alice: perdere la memoria, i ricordi, le parole, la propria famiglia. La stessa protagonista lo sottolinea chiaramente durante un discorso tenuto ad una conferenza sull’Alzheimer: “E vi prego non pensate che io stia solo soffrendo. Seppure sto soffrendo, io mi sto battendo, sto lottando per restare parte della realtà, per restare in contatto con quella che ero una volta. Così, vivi il momento è quello che mi dico, e davvero è tutto quello che posso fare. Vivere il momento e non massacrarmi più del necessario per imparare l’arte di perdere.” Perché è così, il morbo di Alzheimer insegna a perdere tutto ciò che si è appreso nella vita, come il nome dei propri figli. Si porta via tutto, compreso quel qualcosa senza il quale non si vive, ma semplicemente si vegeta: il proprio essere, la propria identità. Divenire un estraneo per il proprio io, morire senza morire, esistere senza essere. Ecco la vera tragedia.

Trailer in italiano del film

Nel cast di “Still Alice” troviamo inoltre:

Kate Bosworth (“Superman Returns”, “L’uomo che sussurrava ai cavalli”), Hunter Parrish (“È complicato”, “Freedom Writers”), Shane McRae (“The help”), Stephen Kunken (“The Bay”, “Molto forte, incredibilmente vicino”), Victoria Cartagena (“Gotham”, “Salt”).







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Liliana Serio

Liliana Serio

Liliana Serio nata e cresciuta nella splendida Conca d'Oro (Palermo), è laureata in Lettere Moderne. Ama viaggiare e ascoltare musica tanto quanto scrivere e leggere, perché "un lettore vive mille vite prima di morire. L'uomo che non legge mai ne vive una sola." Attualmente studia per divenire Redattore Editoriale.

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