La tentazione di Sant’Antonio, quadro di Salvador Dalì

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La tentazione di Sant’Antonio è stato dipinto da Salvador Dalì nel 1946 a New York. Si tratta di un olio su tela delle dimensioni di 90 x 120 cm, attualmente conservato al Musée des Beaux-Arts di Bruxelles. Nel quadro appare Sant’Antonio con in mano un crocefisso, formato da due legni uniti da una corda, che sta alzando verso un cavallo bianco imbizzarrito.

Salvador Dalì, La tentazione di Sant'Antonio (1946)
La tentazione di Sant’Antonio (1946, Salvador Dalì) • Il quadro è esposto presso il Museo reale delle belle arti del Belgio.
Salvador Dalì
Il pittore catalano Salvador Dalì (1904-1989)

Dietro all’animale ci sono quattro elefanti che hanno le zampe allungate, di consistenza sottile come se fossero delle prolunghe fragili ed esili quasi quanto i famosi baffi del pittore catalano; il loro colore tende al blu.

Il cavallo simboleggia la pazzia che domina i lussuriosi ma anche la violenza che si scatena dal potere. Mentre i quattro elefanti trasportano sui loro dorsi oggetti e immagini simboliche.

Il primo porta una piramide alla sommità della quale appare una donna nuda che si massaggia con volgare sensualità; il secondo trasporta un obelisco posto sopra un tappeto d’orato.







Il terzo trasporta una costruzione di memoria palladiana al cui interno si vedono parti di un corpo femminile, i seni e il ventre, sulla sommità del tempio vi è una figura malefica che annuncia con la tromba l’arrivo dell’elefante.

Il quarto, in fondo, in parte nascosto dalle nuvole, tiene sul dorso una torre.

Il primo elefante e il cavallo avanzano verso il santo mentre gli altri tre si spostano verso ovest. Quest’ultimi hanno le zanne bianche mentre il primo ne è privo.

Il luogo è lunare, appare come se fosse un mondo diverso dalla realtà; può essere un luogo di sogno, una sorta di trapasso a cui il santo deve sottoporsi per andare oltre nel suo cammino.

Proprio la desolazione del paesaggio accentua ancora di più l’angoscia delle tentazioni e la nudità del santo richiama la fragilità dell’essere umano, che si aggrappa ad un atto di fede per difendersi dalla furia che lo sta per travolgere. Uno degli aspetti più interessanti, a parer mio, sono le zampe dei pachidermi, esili come quelle dei ragni, che rendono ancora più onirica l’immagine, come se creassero una sorta di legame ottico fra cielo e terra.







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Fulvio Caporale

Fulvio Caporale

Fulvio Caporale è nato a Padova e vive a Milano. Laureato in Scienze Politiche svolge la professione di consulente editoriale e pubblicitario. Collabora con case editrici e giornali cartacei e online occupandosi di libri, arte ed eventi culturali. Ha tradotto testi letterari e tecnici dallo spagnolo, dal portoghese, dall'inglese e dal catalano.

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