Eleven A.M. (11 A.M., Le undici di mattina), opera di Edward Hopper

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Una delle abilità di Edward Hopper è mostrare un momento insignificante della vita quotidiana come se fosse – e davvero lo è – un attimo infinito. Tutto nella rappresentazione di Hopper diventa qualcosa di sensato e prolunga la visione dello spettatore. Anche se non c’è alcun movimento o azione nella scena rappresentata. Uno dei dipinti più emblematici di questa sua poetica è “Eleven A.M.” (o 11 A.M. – Le undici di mattina), realizzato nel 1926 con la tecnica olio su tela.

Eleven A.M. - 11 AM - Edward Hopper - Undici di mattina
Il quadro di Hopper “Eleven A.M.” (1926)

Eleven A.M. (Le undici di mattina): descrizione e analisi del dipinto

Una ragazza nuda è seduta su una poltrona posta vicino ad una finestra. La sua posizione e il volto, in parte coperto dai capelli, mi hanno sempre creato una sorta di curiosità inquieta. Non tanto per il nudo che ricorda molti altri dipinti, ma per la posizione della ragazza e il suo osservare la finestra, immobile.

La sua è una posizione rilassata, che osserva ciò che si trova fuori dalla finestra, e sembra in procinto di fare qualcosa, o invece di non fare nulla. Ed entrambe le possibilità inquietano.

La donna esprime anche una meravigliosa sensualità, proprio perché indossa solo un paio di scarpe. E il colore della sua pelle contrasta con i colori degli oggetti, a partire dal blu scuro della poltrona in cui è seduta, al rosso della lampada posta sul tavolo, con il tappeto verde adagiato ai suoi piedi e con il marrone del cassettone posto contro il muro.







La luce proviene da sinistra e si smorza nell’intimità dell’appartamento. L’intimità violata attraverso la luce, segue lo stesso percorso visivo dello spettatore. Lo spettatore può osservare la donna mentre si trova nel suo appartamento. E la sua osservazione parte da destra, segue la luce, come se anche lui entrasse dalla finestra, quasi ansioso di spiare la ragazza, di osservarla mentre lei stessa osserva.

Il mio scopo in pittura è sempre quello di usare la natura come mezzo, per cercare di fissare sulla tela le mie reazioni più intime di fronte al soggetto, così come mi appare quando lo amo di più: quando il mio interesse e il mio modo di vedere riescono a dare unità alle cose.

Commento

Il concetto di desolazione appartiene a molti quadri di Edward Hopper. Probabilmente è anche uno dei tratti distintivi e più citati della sua opera. E ovviamente ritorna anche in questo quadro. Anche se l’artista, in più occasioni, ha ribadito di non voler creare una situazione di solitudine. Egli afferma di non voler raccontare consapevolmente la desolazione o il senso di abbandono che un’unica figura nei suoi dipinti può suscitare.

Infine, i giochi di luce e ombra che vediamo trasparire nel dipinto, grazie all’ampia finestra da cui passa la luce del sole, sono la conseguenza dell’abilità di Hopper nelle incisioni.







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Fulvio Caporale

Fulvio Caporale

Fulvio Caporale è nato a Padova e vive a Milano. Laureato in Scienze Politiche svolge la professione di consulente editoriale e pubblicitario. Collabora con case editrici e giornali cartacei e online occupandosi di libri, arte ed eventi culturali. Ha tradotto testi letterari e tecnici dallo spagnolo, dal portoghese, dall’inglese e dal catalano.

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