Terza guerra di indipendenza italiana

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Dopo la Seconda guerra di indipendenza, l’Italia era stata fatta ma non era completa: all’appello mancavano ancora il Veneto, il Tirolo (Trentino), Trieste – tutte e tre in mano agli austriaci – e infine Roma, che era nelle mani di Papa Pio IXVittorio Emanuele II decise di assecondare una campagna militare per annettere il Veneto invece di preoccuparsi per la Questione Romana (la controversia dibattuta durante il Risorgimento relativamente al ruolo di Roma, sede del potere temporale del papa ma, al tempo stesso, capitale del Regno d’Italia, risolta poi nel 1870 con la presa di Roma), poiché era conscio che Napoleone III non avrebbe mai assecondato un attacco a Roma.

Terza guerra di indipendenza italiana - Battaglia di Custoza - 1866
La fanteria italiana respinge un attacco della cavalleria austriaca durante la battaglia di Custoza – Affresco del 1880 di Raffaele Pontremoli, conservato presso la Torre di San Martino della Battaglia (Brescia).

L’Alleanza italo-prussiana

Nello stesso periodo, il primo ministro prussiano Otto von Bismarck era intento a muovere una guerra contro l’Austria per ottenere maggior presenza e visibilità negli Stati Tedeschi; egli cercava un alleato e, conoscendo la questione del Veneto, propose ad Alfonso La Marmora, capo del governo italiano un accordo di massima intesa.

Bismarck, uomo molto astuto e cinico, sapeva che sulla posizione italiana pesava molto l’opinione di Napoleone III, perciò propose a quest’ultimo un accordo d’alleanza che venne accettato; di conseguenza l’Italia fu convinta e rassicurata dalla Francia che aveva confermato il patto, il quale prevedeva che se l’Austria l’avesse attaccata, l’esercito francese sarebbe intervenuto in suo soccorso; per cui l’8 aprile 1866 venne firmato a Berlino il trattato d’alleanza fra Bismarck e La Marmora (l’alleanza portò alla Guerra austro-prussiana che sul fronte italiano prese il nome di Terza guerra di indipendenza).

L’Austria venne a conoscenza dell’accordo e immaginando che una guerra sarebbe stata catastrofica, propose il passaggio del Veneto all’Italia; gli italiani e La Marmora in primis, tentennarono davanti ad un “regalo” del genere, ma la Prussia non aspettò ed attaccò l Austria nel nord; l’Italia a sua volta, dagli accordi presi, doveva intervenire in favore dell’alleato e così il 20 giugno 1866 dichiarò guerra all’Austria.

Italia - Prussia
Una vignetta satirica dell’epoca sull’alleanza italo-prussiana – Tratta dal giornale austriaco “Humoristické listy” (9 maggio 1866). La scritta in alto è in lingua ceca e dice: “Cosa darebbero i due per vedere anche all’indietro?”; sono rappresentati Vittorio Emanuele II in barca, con il peso del Veneto, e Bismarck con il peso dei ducati danesi; entrambe precipitano verso la guerra (“Valka”) e contro la roccia delle forze unite dell’Impero austriaco.

La Terza guerra di indipendenza italiana

Il 23 giugno le truppe si prepararono all’assalto del Veneto; il 24 giugno 1866 ci fu il primo incontro fra i due eserciti che avvenne a Custoza (Verona), l’Italia attaccò sotto gli ordini di La Marmora; dopo alcune ore di battaglia l’esercito italiano fu costretto alla sconfitta e alla ritirata dietro l’Oglio e il Panaro.







In seguito a questo sciagurato inizio, scese in campo Garibaldi, che insieme ai suoi volontari, fu protagonista delle operazioni in Val Vestino (nel bresciano) e dell’invasione del Trentino.

Furono giorni caldissimi e molto accesi. I garibaldini accumulavano vittorie su vittorie e conquistavano territori, dopo la battaglia di monte Suello il 2 luglio 1866; qualche giorno dopo Garibaldi e volontari furono sconfitti nella battaglia di Vezza d’Oglio. Contemporaneamente a queste guerriglie, il 20 luglio 1866 ci fu la battaglia navale di Lissa, sul mare Adriatico, tra la marina Italiana con al comando Carlo Pellion di Persano e quella austriaca con Wilhem von Togetthoff a dirigere gli austriaci. Il combattimento ebbe come episodio principale ma, anche come epilogo, l’affondamento della Re d’Italia dopo lo speronamento subiìo dalla nave austriaca.

La fine del conflitto

Dopo questa dolorosa sconfitta, la fine della terza guerra di indipendenza italiana era vicina, infatti poco dopo, precisamente il 12 agosto 1866 con l’Armistizio di Cormons, venne stabilita la fine delle ostilità tra Italia e Austria.

Qualche giorno prima, il 9 agosto, alle 6, il generale La Marmora telegrafò a Garibaldi che, aveva ben figurato nel Tirolo, l’ordine di ritirare le truppe e i suoi volontari. La risposta del generale provenne da Buzzecca poche ore dopo, essa fu essenziale e cinica, tanto da essere ricordata come una citazione storica tra le più celebri: “Obbedisco”.

A questi episodi seguì il trattato di Vienna, un accordo firmato il 3 ottobre 1866 da Italia e Austria con la supervisione della Francia – e quindi di Napoleone III – con il quale veniva ufficialmente dichiarata la fine della guerra; con il trattato il Veneto insieme al Friuli vennero ceduti dall’Austria all’Italia indirettamente, perché prima il passaggio avvenne dall’Austria alla Francia che a sua volta smistò il Veneto all’Italia; ciò avvenne perché l’Austria si rifiutò di avere accordi diplomatici diretti con l’Italia; il passaggio ufficiale dalla Francia all’Italia avvenne il 19 ottobre 1866. Il regno d’Italia dunque si trovò arricchito di una provincia facendo cosi un ulteriore passo verso l’unità nazionale.







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Alessio Bellè

Alessio Bellè

Alessio Bellè, 24 anni, vive per il momento a Lecce, studia ed è appassionato di storia, arte e letteratura; affascinato dalle interpretazioni di Indro Montanelli, Mario Cervi e Piero Melograni. S'affaccia sui portali online per la prima volta.

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