Le avventure di Huckleberry Finn: riassunto

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E’ il 1884 quando viene dato alle stampe uno dei romanzi più noti della letteratura americana: Le Avventure di Huckleberry Finn. Inizialmente pubblicato solo in Gran Bretagna e Canada, arriva negli Stati Uniti solo il 18 febbraio 1885. Il romanzo trae ispirazione dalla vita personale del suo celebre autore, lo scrittore Mark Twain, che trascorre l’infanzia sulle rive del Mississipi nel piccolo paese di Hannibal, e segue dopo otto anni l’uscita del suo grande successo Le Avventure di Tom Sawyer. Secondo la più accreditata ricostruzione letteraria, Huck sarebbe una proiezione proprio di Twain o meglio del ragazzo che questi avrebbe voluto essere, mentre Tom Sawyer sarebbe il suo vero e proprio alter ego.

Huckleberry Finn
Huckleberry Finn – la copertina del libro

Riassunto

Il romanzo racconta della vita avventurosa del piccolo Huck che, abbandonato da piccolo dal padre alcolizzato, finisce per vivere in una botte di zucchero. Presto, però, la libertà svanisce quando il ragazzo viene adottato da una vedova. Huck vive con insofferenza la nuova condizione e scappa ripetutamente, ma il più saggio amico Tom riesce a convincerlo a tornare a casa.

La disponibilità di denaro, assicurata dalla vedova che ha messo il tesoro di Huck in banca, rappresenta un forte richiamo per il padre, che riesce a ottenere la custodia e finisce per rinchiudere il figlio in una capanna, picchiandolo frequentemente. Lo spirito di iniziativa del giovane, gli permette però di trovare un modo per sfuggire alla tirannia paterna: trova, infatti, una canoa sull’argine del Mississipi e inizia una sorta di navigazione insieme allo schiavo di colore Jim. La traversata, però, non sarà priva di pericoli e i due si imbattono in una coppia di truffatori presentatisi con gli altisonanti Duchi di Aquasparta e Re di Francia. I due imbroglioni riescono a vendere Jim alla sorella della zia di Polly di Tom e così la storia prosegue con i due ragazzi alle prese con i tentativi di liberare il povero Jim.

Finale

La conclusione del romanzo, che Hemingway considera addirittura il capostipite della moderna letteratura americana, scioglie tutti i nodi: Jim viene, infatti, liberato dalla schiavitù e Huck ritorna ad una vita normale con l’incubo imminente della scuola.







Voi non potete sapere niente di me, senza che avete letto un libro chiamato Le avventure di Tom Sawyer, ma non importa molto. Quel libro è stato fatto dal signor Mark Twain, che di solito ha detto la verità, o quasi. Qualche volta ha esagerato un poco, ma in genere ha detto il vero. È già qualcosa. Io non ho mai conosciuto nessuno che, in vita sua, non ha mai contato storie, se non è zia Polly, o la vedova, o forse Mary. Zia Polly è la zia Polly di Tom e di Mary; e della vedova Douglas se ne parla in quel libro, che è quasi vero. Con qualche ricamo, s’intende.

Incipit del romanzo

 

Una breve riflessione

Il romanzo è per molti la metafora utopica di una vita libera e selvaggia a bordo di una zattera in cui non vigono le regole comuni e tutto è concesso. Huckleberry Finn, nato come letteratura per ragazzi, è stato oggetto di molte critiche e radiato addirittura da una biblioteca pubblica del Massachussets. Nonostante quest’ultima critica, Le Avventure di Huckleberry Finn è anche un importante invito a ribellarsi alle regole ingiuste, come le schiavitù.







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Stefano Moraschini

Stefano Moraschini

Stefano Moraschini si occupa di web dal 1999. Legge e scrive su, per, in, tra e fra molti siti, soprattutto i suoi, tra cui questo. Quando non legge e non scrive, nuota, pedala e corre. Oppure assaggia vini, birre e cibi. Fa anche altre cose, ma sono meno interessanti. Puoi metterti in contatto con lui su Google+, Twitter, Facebook e Instagram.

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