Gallerie, tunnel e cunicoli della morte

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Fino a quando ci furono città fortificate protette da mura e da fortificazioni da violare, l’arte militare progettò e impiegò tre modi per distruggerle: scavalcare, ghermire e assaltare le mura con le torri o elepoli, sfondarle con l’uso di arieti oppure raggiungerle attraverso percorsi sotterranei come tunnel, cunicoli e gallerie.

Gallerie, tunnel e cunicoli della morte
Gallerie, tunnel e cunicoli della morte

Le gallerie venivano scavate per tre motivi.

  1. Le gallerie servivano per passare sotto le mura e sbucare direttamente in città.
  2. I tunnel erano necessari per distruggere le condotte attraverso cui la città si approvvigionava di acqua.
  3. I cunicoli venivano scavati per giungere alle fondamenta delle mura, creare il vuoto sotto le stesse e provocarne la caduta o il crollo.

La pratica di scavare tunnel è un’attività antica che ha prodotto esiti di diversa natura. Nell’arte militare si seguiva lo stesso procedimento utilizzato nelle miniere cioè venivano posti sostegni in legno, come colonne, ad una distanza misurata e sopra a queste venivano poste delle travi, sempre in legno, che sostenevano la terra sovrastante, sotto la quale si era fatto il vuoto.







Le travi o pannelli erano incastrate fra loro lungo tutto il percorso delle gallerie e i colonnati di legno venivano incastrati ai lati. Nel tempo si formarono all’interno degli eserciti, uomini specializzati nello scavo di tunnel e nella misurazione delle distanze e della precisa angolazione con cui si doveva misurare la traiettoria delle gallerie.

Non era sufficiente scavare sotto le mura che in quel caso sarebbero crollate su se stesse, abbassandosi di qualche metro ma rimanendo in piedi. Era invece necessario scavare lungo il perimetro per due terzi della base in modo tale che l’ultimo terzo facesse da perno e le mura crollassero in avanti, lascando poi spazio per l’invasione della città.

Normalmente veniva scavato un cunicolo al di fuori del tiro dei difensori e una volta raggiunte le mura si andava in profondità, percorrendone una parte del perimetro. Poi si faceva uscire il personale impiegato nello scavo mentre gli ultimi uomini che dovevano bruciare i colonnati in legno rimanevano fino a poco prima del quarto, a volte morendo sotto le macerie. Tale operazione comportava difficoltà in tutta la sua progettazione e realizzazione, senza contare che spesso c’erano misure difensive poste a contrasto di un attacco di tale natura.

 







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Fulvio Caporale

Fulvio Caporale

Fulvio Caporale è nato a Padova e vive a Milano. Laureato in Scienze Politiche svolge la professione di consulente editoriale e pubblicitario. Collabora con case editrici e giornali cartacei e online occupandosi di libri, arte ed eventi culturali. Ha tradotto testi letterari e tecnici dallo spagnolo, dal portoghese, dall'inglese e dal catalano.

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