Differenza tra fabula e intreccio

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La sequenza dei fatti relativi allo sviluppo di una narrazione, fa riflettere sui due termini che spesso vengono usati per descriverla, a volte in modo errato. Stiamo parlando di fabula e intreccio. Per fabula si intende tutto ciò che avviene in una storia in modo preciso ed ordinato, a partire dalla ricostruzione cronologica degli eventi in ordine, seguendo la consequenzialità casuale, temporale e quella relativa alle varie azioni.

Fabula e intreccio: una ragazza legge un libro di favole
Conosci le differenze tra fabula e intreccio?

Si tratta di una specie di astrazione che il lettore, o colui che segue la trama, ricava riordinando le parti narrative secondo la successione logica e cronologica.







La fabula è caratterizzata da una situazione iniziale, una rottura dell’equilibrio, dall’evoluzione della vicenda, il ristabilimento dell’equilibrio e la situazione finale o coda. Il termine viene usato in letteratura e al cinema e decreta l’ordine cronologico della storia che viene narrata. L’autore può infatti decidere di raccontare una storia rispettando la fabula, cioè mantenendo l’ordine naturale degli eventi, oppure decidere di stravolgere l’ordine degli eventi, montandoli in modo personale, secondo un ordine artificiale. A volte l’autore adotta questo sistema per ottenere particolari effetti narrativi come, per esempio, il fattore suspense.

Per intreccio, invece, intendiamo l’insieme degli eventi della storia nella successione in cui l’autore ha deciso di proporli, a seconda delle esigenze retoriche o estetiche che il testo o la sceneggiatura devono avere. In primo luogo non si rispetta la successione cronologica; l’autore introduce salti temporali in avanti con la prolessi o salti all’indietro con l’analessi; vengono usati anche flashback e digressioni. Infine, è anche possibile l’eliminazione di sequenze attraverso l’ellissi. I mass media e la carta stampata usano la logica della fabula, mentre la maggioranza della produzione narrativa utilizza la logica dell’intreccio.

Secondo i letterari antichi, sarebbero due i livelli discorsivi autonomi: discours, modo di narrare, significante, che si contrappone al récit, ossia il narrato, il significato.







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Stefano Moraschini

Stefano Moraschini

Stefano Moraschini si occupa di web dal 1999. Legge e scrive su, per, in, tra e fra molti siti, soprattutto i suoi, tra cui questo. Quando non legge e non scrive, nuota, pedala e corre. Oppure assaggia vini, birre e cibi. Fa anche altre cose, ma sono meno interessanti. Puoi metterti in contatto con lui su Google+, Twitter, Facebook e Instagram.

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