Hai cercato 22 gennaio - Cultura https://cultura.biografieonline.it/ Canale del sito Biografieonline.it Tue, 02 Sep 2025 11:51:34 +0000 it-IT hourly 1 Cosa fatta capo ha: significato https://cultura.biografieonline.it/cosa-fatta-capo-ha-significato/ https://cultura.biografieonline.it/cosa-fatta-capo-ha-significato/#respond Tue, 02 Sep 2025 11:51:05 +0000 https://cultura.biografieonline.it/?p=39464 L’espressione cosa fatta capo ha è utilizzata in tutta Italia e spesso erroneamente si crede che abbia origine dialettale. È tutt’altro che così. Per rintracciare l’origine di questa espressione dobbiamo scomodare nientepopodimeno che il padre della lingua italiana, Dante Alighieri.

Cosa fatta capo ha
Cosa fatta capo ha

Anno 1216: Amidei contro Buondelmonti

Per prima cosa dobbiamo spostarci a Firenze, nel Duecento. Gli Amidei e i Buondelmonti sono due nobili e cospicue famiglie fiorentine. Nel gennaio 1216 Mazzingo Tegrimi de’ Mazzinghi dà una gran festa nel proprio castello di Campi. Durante il banchetto si scatena una rissa. Buondelmonte aggredisce Odarrigo de’ Finfanti con un coltello e lo ferisce.

Secondo le usanze del tempo, la zuffa finisce al centro di un consiglio in casa Arrighi. La questione viene ripianata con un matrimonio pacificatore: Buondelmonte sposerà una nipote di Oddo, figlia di una sua sorella e di Lambertuccio Amidei. La proposta viene accolta e si stipula un regolare contratto notarile.

Tutto appianato?

No.

Gualdrada Donati, moglie di Forese Donati il Vecchio, va a trovare Buondelmonte e lo accusa di aver accettato il matrimonio per paura delle ritorsioni dei Fifanti. Gli propone in sposa una propria figlia, rinomata per la bellezza, e si offre persino di pagare la penale prevista.

Il 10 febbraio 1216 Buondelmonte non si presenta alla chiesa di Santo Stefano; al contrario si reca in casa Donati a contrattare le nuove nozze con Forese e Gualdrada. In casa Amidei ovviamente si scatena il finimondo. Si convoca un consiglio con le famiglie alleate.

La sentenza viene pronunciata

Nella chiesa di Santa Maria Sopra Porta, alcuni propongono una vendetta leggera, come una solenne bastonatura o uno sfregio in viso al vituperato Buondelmonte. Si alza Mosca dei Lamberti e propone l’assassinio.

Pronuncia così la celebre frase:

Cosa fatta capo ha!

Cosa intende?

Intende che la vendetta è oramai in azione e non resta che andare fino in fondo, come si dice.

Risponde bene l’assemblea.

Accettata la proposta, viene deciso che l’agguato deve svolgersi proprio per il giorno delle nozze.

L’episodio nell’Inferno dantesco

Questo episodio, il frangente in cui Mosca dei Lamberti pronuncia la fatidica frase, è ripreso da Dante nel Canto XXVIII dell’Inferno allorché vuole specificare l’origine della successiva lotta intestina fra Guelfi e Ghibellini.

Lo cita fra i versi 106 e 111. Si legge, infatti:

gridò: “Ricordera’ ti anche del Mosca,
che disse, lasso!, ‘Capo ha cosa fatta’,
che fu mal seme per la gente tosca”.
E io li aggiunsi: “E morte di tua schiatta”;
per ch’elli, accumulando duol con duolo,
sen gio come persona trista e matta.

Il giudizio di Dante

Dante Alighieri giudica molto severamente Mosca Lamberti per questa azione. Lo accusa di avere avviato la vendetta degli Amedei con il suo atteggiamento. È la stessa vendetta che causa una divisione fra l’una e l’altra famiglia da cui proviene quella, più grande e critica, fra Guelfi e Ghibellini.

Guelfi e Ghibellini

Cosa fatta capo ha: il significato

L’espressione “cosa fatta capo ha” significa che una determinata azione o questione ha avuto inizio quindi ha validità: è fatta.

Per capo si intende l’inizio, il cominciare di qualcosa.

Da qui deriva la considerazione che l’azione ormai compiuta non può essere mutata da discussioni e temporeggiamenti: la decisione è presa.

Come è andata a finire fra Buondelmonte e Amedei

La mattina di Pasqua, giorno scelto per il matrimonio, Buondelmonte entra a Firenze dal Ponte Vecchio. Arrivato alla Porta Santa Maria, viene prima insultato e poi disarcionato con un colpo di mazza da Schiatta degli Uberti.

Una volta a terra, viene finito con un coltello da Oddo Arrighi.

Dell’aggressione vengono ovviamente accusati come mandanti gli Amidei.

La città di Firenze si divide sul fatto:

  • da un lato si coalizzano gli Uberti, i Lamberti e gli Amidei, residenti più o meno tra il Ponte Vecchio e piazza della Signoria;
  • dall’altro lato vi sono i Buondelmonti, i Pazzi e i Donati, che gravitavano tra via del Corso e la Porta San Piero.

Da qui le due parti della più grande faida: da una parte i Ghibellini, dall’altra i Guelfi.

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Il Proclama di emancipazione di Lincoln https://cultura.biografieonline.it/il-proclama-di-emancipazione-di-lincoln/ https://cultura.biografieonline.it/il-proclama-di-emancipazione-di-lincoln/#comments Sun, 04 May 2025 12:18:26 +0000 http://cultura.biografieonline.it/?p=2480 Proclama è un termine derivante dal latino proclama, cioè gridare avanti, annunciare. Si tratta quindi di un annuncio solenne riguardante un provvedimento di particolare importanza, emanato da un’autorità e rivolto al popolo.

Questo concetto si rifà all’usanza antica di dare annuncio di notizie gridandole nelle vie, piazze o luoghi di ritrovo. Ciò per permettere alla maggior parte della popolazione di venirne a conoscenza.

Proclama di emancipazione Lincoln
Lincoln mentre discute con il suo Gabinetto il primo abbozzo del Proclama di Emancipazione – Dipinto a olio di Francis Bicknell Carpenter

Proclama di notevole importanza è quello emanato da Abraham Lincoln, sedicesimo presidente degli Stati Uniti d’America: il Proclama di Emancipazione.

Il Proclama di Emancipazione

È promulgato durante la guerra civile americana, detta anche guerra di secessione americana, durata dal 1861 al 1865.

Quest’ultima vede contrapposti da un lato gli Stati Uniti d’America e dall’altro gli Stati Confederati d’America. Di questi fanno parte i 7 stati che dichiarano la propria secessione dagli Stati Uniti d’America: Alabama, Florida, Georgia, Louisiana, Mississippi, Carolina del Sud e Texas.

Successivamente si uniscono alla Confederazione altri 4 Stati: Virginia, Arkansas, Carolina del Nord e Tennessee.

Contro la schiavitù

Il Proclama di Emancipazione costituisce secondo alcuni, oltre che una precisa presa di posizione contro la schiavitù, anche una misura di strategia militare: a partire dal 1° gennaio 1863, gli schiavi appartenenti a proprietari in stato di rivolta contro l’Unione, sono dichiarati liberi.

Il Proclama di Emancipazione è composto da due ordini esecutivi:

  1. il primo emanato il 22 settembre 1862, decreta la liberazione di tutti gli schiavi dei territori degli Stati Confederati d’America a partire dal 1° gennaio 1863;
  2. il secondo elenca gli stati nel quale il primo ordine deve essere applicato.

Dopo il proclama

A seguito di questo Proclama, durante gli anni successivi e fino al 1865 sono liberate circa quattro milioni di persone.

Successivamente, dopo esser stato riconfermato Presidente nel 1864, Lincoln, insieme ad altri politici statunitensi, per evitare che il Proclama fosse considerato soltanto come una momentanea misura dovuta alla guerra, propone la ratifica del XIII emendamento della Costituzione Americana, grazie al quale, il 18 dicembre 1865, la schiavitù viene definitivamente abolita.

Abraham Lincoln
Abraham Lincoln

Abraham Lincoln viene assassinato il 14 aprile 1865, per mano di John Wilkes Booth, attore teatrale statunitense e simpatizzante confederato, che al Ford’s Theatre, a Washington, spara un colpo di pistola alla testa del Presidente, dichiarato morto il mattino del 15 aprile 1865.

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L’anno bisestile: storie e curiosità https://cultura.biografieonline.it/anno-bisestile/ https://cultura.biografieonline.it/anno-bisestile/#comments Thu, 29 Feb 2024 07:44:42 +0000 http://cultura.biografieonline.it/?p=16106 L’anno bisestile è quello composto di 366 giorni, anziché i soliti 365. Nella riforma giuliana del calendario, poi mantenuta in quella gregoriana, il mese a cui viene aggiunto il giorno in più è febbraio, che negli anni bisestili avrà quindi 29 giorni. È bisestile un anno ogni quattro, esclusi però gli anni secolari (divisibili per 100) il cui numero non sia divisibile per 400: il 1600 fu bisestile, il 1700, il 1800 e il 1900 no, il 2000 sì.

anno bisestile
Il 29 febbraio è il 60° giorno del calendario negli anni bisestili

Etimologia del termine

Il termine bisestile deriva dal latino tardo bisextus, ovvero “due volte sesto”, secondo l’uso romano di contare due volte, negli anni bisestili, il 6° giorno antecedente le calende di marzo, cioè il 24 febbraio. Doppio giorno sesto, ovvero bisesto. Più avanti, quando si incominciò a contare i giorni del mese partendo dal primo e continuando con i numeri successivi, il giorno “bis sexto” di febbraio divenne il 29.

Storia dell’anno bisestile

Nel 46 a. C. Giulio Cesare, seguendo le indicazioni dell’astronomo alessandrino Sosigene, introdusse il calendario giuliano, con l’anno composto da 365 giorni e, ogni quattro anni, un anno di 366 giorni. Questo per riuscire a recuperare le ore di scarto rispetto all’anno solare, che dura 365 giorni e 6 ore circa. Infatti, per ragioni pratiche, l’anno del calendario è composto da un numero intero di giorni.

L’aggiunta di un giorno agli anni bisestili serve appunto per sincronizzare il calendario con l’anno solare. Se il calendario non andasse di pari passo con l’anno solare, si avrebbe, nel corso degli anni, uno spostamento delle stagioni nell’arco dell’anno. L’equinozio d’autunno, per esempio, potrebbe slittare, con il passare del tempo, da settembre a ottobre, poi a novembre e così via.

Questo accorgimento introdotto da Giulio Cesare non riuscì però a far procedere di pari passo il calendario con l’anno solare. Nel 1582, papa Gregorio XIII introdusse il calendario gregoriano, quello che usiamo tuttora.

Con questa riforma, stabilì che gli anni bisestili fossero tutti gli anni non terminanti con due zeri e divisibili per 4, e quelli terminanti con due zeri, ma divisibili per 400. In altre parole, gli anni bisestili sono quelli divisibili per 4, eccetto gli anni secolari che sono bisestili solo se divisibili per 400 (come anticipato all’inizio dell’articolo).

gregorio XIII e la riforma del calendario
La tavola della biccherna, n. 72. Archivio di Stato Siena. Tempera su tavola, cm 52,4 × 67,8. Il dipinto, di autore sconosciuto, rappresenta Gregorio XIII che presiede la commissione per la riforma del calendario

Calcolo degli anni bisestili

Per determinare se un anno è bisestile, bisogna procedere con questo semplice calcolo: controllare che l’anno sia interamente divisibile per 4; se così non fosse, l’anno non è bisestile.

  • Se è divisibile per 4, verificare che sia interamente divisibile per 100: se l’anno è divisibile per 4 ma non per 100, è un anno bisestile.
  • Se invece è divisibile sia per 4 che per 100 (come per esempio il 2000), bisogna verificare che sia interamente divisibile per 400.
  • Quando l’anno è divisibile per 4 e per 100, ma non per 400, non si tratta di un anno bisestile.
  • Se è divisibile anche per 400, è un anno bisestile.

Anno bisesto anno funesto?

A tutti è capitato di pronunciare il proverbio “Anno bisesto, anno funesto“. Ovviamente, le avversità non si verificano soltanto negli anni bisestili. La cattiva reputazione degli anni bisestili, deriva probabilmente dal fatto che febbraio era per antichi romani il mese dei morti, il Mensis Feralis, dedicato a riti per i defunti e a cerimonie di purificazione.

A febbraio si celebravano le Terminalia, dedicate a Termine, dio dei Confini, e le Equirie, gare di corsa di cavalli che trainavano carri; l’arena in cui si svolgevano queste ultime simboleggiava la Terra, i sette giri compiuti dai cavalli rappresentavano le orbite percorse dai sette pianeti antichi e le dodici porte delle rimesse rappresentavano le costellazioni dello Zodiaco. Quindi, un rito di rappresentazione astronomica, simbolo della conclusione di un ciclo cosmico e quindi simbolo di morte e di fine.

Un altra motivazione per la quale l’anno bisestile è visto come portatore di sventure è di natura psicologica e superstiziosa: poiché le cose anomale o poco frequenti sono a volte percepite come diverse e strane, possono causare paure immotivate e irrazionali, come accadde in passato, per esempio, con le eclissi.

Secondo una antica leggenda irlandese, l’unico giorno in cui una donna avrebbe la possibilità di chiedere in sposo l’uomo dei propri sogni è il 29 febbraio, il cosiddetto Leap Day.

Se la proposta veniva rifiutata, l’uomo era tenuto a comprare alla donna 12 paia di guanti, in modo che potesse nascondere il disagio di non aver ricevuto un anello di fidanzamento. Questa bizzarra tradizione ha ispirato perfino il film “Una proposta per dire sì”, del regista Anand Tucker, interpretato da Matthew Goode ed Amy Adams.

Leap Year film
Locandina del film “Una proposta per dire sì”

Curiosità giornalistiche

Dal 1980, in Francia, solo il 29 febbraio, esce in edicola il periodico umoristico “La Bougie du Sapeur” (La candela del pompiere), con una tiratura di 200.000 copie.

Notizie del giorno: riassunto degli ultimi quattro anni!

Se scrivete alla posta dei lettori avrete risposta dopo quattro anni; stesso tempo bisognerà aspettare per sapere la soluzione di sudoku e parole crociate.

30 febbraio

Nel corso della storia, sono esistiti casi isolati di calendari che hanno adottato la data del 30 febbraio.

In Svezia, nel 1712, il re Carlo XII decise di eliminare gli anni bisestili, dal 1700 fino al 1740, per far coincidere il calendario giuliano con quello gregoriano. Ma, ahimè, dimenticò di promulgare i relativi editti.

Per rimediare, tralasciò la decisione presa ritornando al calendario giuliano e, per recuperare il giorno saltato nel 1700, stabilì che venisse aggiunto, al febbraio 1712, bisestile, un “secondo giorno bisestile”.

Il calendario svedese ebbe così, nel 1712, un febbraio con 30 giorni.

Febbraio 1712 Svezia
Il mese di febbraio 1712 in un almanacco svedese: si nota la data del 30 febbraio

Il 1° ottobre 1929 l’Unione Sovietica iniziò ad utilizzare il “calendario rivoluzionario sovietico“, nel quale ogni mese aveva 30 giorni; i rimanenti 5 o 6 giorni erano considerate “feste senza mese”. Per esempio, dopo il 30 gennaio, veniva inserita una giornata chiamata la “festa di Lenin”, per poi passare al 1° febbraio. Quindi, nel 1930 e nel 1931 ci fu un 30 febbraio. Nel 1932, venne reintrodotto il vecchio calendario.

Nati il 29 febbraio

Rimandiamo alla lettura di una pagina di questo sito per scoprire i personaggi famosi nati il 29 febbraio. Festeggiare il compleanno ogni 4 anni li aiuterà a rimanere più giovani?

29 febbraio

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Van Gogh Pittore colto: la mostra al Mudec di Milano https://cultura.biografieonline.it/van-gogh-pittore-colto-mostra/ https://cultura.biografieonline.it/van-gogh-pittore-colto-mostra/#respond Thu, 19 Oct 2023 15:32:10 +0000 https://cultura.biografieonline.it/?p=41684 Van Gogh e la cultura del suo tempo

Vincent van Gogh è stato un pittore dai profondi interessi letterari e artistici; ha imparato a dipingere analizzando le opere di Jean Francois Millet, Matthijs Maris, Josef Israels e Breton; ha letto i libri di Jules Michelet, Harriet Beecher Stowe e Charles Dickens. È stato profondamente coinvolto nell’arte del suo tempo, frequentando gli impressionisti e stringendo amicizia con Sisley, Toulouse-Lautrec, Renoir.

È stato un collezionista di stampe giapponesi, un lettore avido delle riviste d’arte del suo tempo e soprattutto è stato un cercatore, un artigiano. Lui si definiva un ciabattino del colore, il cui scopo era trovare nelle sperimentazioni ardite, vitali, a volte rozze, una propria strada. Che alla fine, quando nel 1880 deciderà di essere un pittore, troverà e che lo porterà a dipingere un numero notevole di opere.

Ritratto di Joseph-Michel Ginoux (Van Gogh, 1888)
Ritratto di Joseph-Michel Ginoux (Van Gogh, 1888)

La mostra al Mudec: Van Gogh Pittore colto

Nella mostra che il Mudec gli dedica possiamo affrontare un percorso ardito ma interessante, attraverso “la bottega” di Van Gogh in cui scopriamo che l’artista solitario che tanta parte della su vita l’ha passata dedicandosi alla pittura, era anche un fervido lettore, conosceva i principali scrittori dell’epoca, leggeva avidamente scrittori  classici e moderni, annotava riflessioni sulle loro opere, le recensiva nelle lettere che spediva al fratello Theo ed era un ricercatore infaticabile.

Studiava le stampe che comprava attraverso la galleria di cui il fratello era direttore, acquistava riviste d’arte, collezionava quando la sua orsa glielo permetteva opere e stampe. L’arte giapponese, ad esempio, di cui è stato un collezionista, era per lui non solo uno stimolo visivo ma anche una forma culturale da approfondire e da conoscere nella sua essenza.

La mostra ripercorre una parte di questo studio, mostrando alcuni dei dipinti che hanno influenzato Van Gogh e collegando i dipinti alle opere e ai movimenti culturali che lo hanno influenzato. In un contesto di silenzio e di tranquillità si può avere un rapporto quasi esclusivo con un ‘opera d’arte se la si può osservare da soli per un momento, senza nessuno che influenzi il tuo sguardo.

Andando in orari meno frequentati e osservando le vetrine in cui sono contenuti i libri che Van Gogh leggeva, i suoi libretti in cui riportava alcuni schizzi preparatori e le opere che hanno segnato la sua carriera di artista, si può immaginare il pittore mentre studia, impara, conosce la propria arte.

In questo senso la mostra è anche un viaggio nella psicologia di Van Gogh, in alcuni tratti intimi della sua personalità.

Van Gogh Pittore colto: orari e biglietti

La mostra “Van Gogh Pittore colto” è visitabile dal 21 settembre 2023 al 28 gennaio 2024

Gli orari

  • Lunedì 14.30 – 19.30
  • Martedì – mercoledì – venerdì – domenica 9.30 – 19.30
  • Giovedì – sabato 9.30 – 22.30

L’ultimo ingresso è consentito sino a un’ora prima.

I biglietti

  • Ingresso singolo intero: € 16,00
  • Ingresso singolo ridotto: € 14,00

L’ingresso ridotto è riservato ai visitatori dai 6 ai 26 anni, over 65, persone con disabilità (Legge 104), insegnanti, militari, forze dell’ordine non in servizio, accompagnatore dipendente Comune di Milano, accompagnatore possessore Mudec Membership Card.

Sito web: https://www.mudec.it/vincent-van-gogh-pittore-colto/

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I Patti Lateranensi del 1929: riassunto https://cultura.biografieonline.it/patti-lateranensi/ https://cultura.biografieonline.it/patti-lateranensi/#comments Thu, 28 Sep 2023 18:38:44 +0000 http://cultura.biografieonline.it/?p=17904 Dopo l’Unità d’Italia, avvenuta nel 1861, gli italiani cominciarono a pensare a uno Stato unitario di carattere liberale. I rapporti con la Chiesa furono molto difficili. Una delle ragioni dello scontro fu soprattutto causata da quest’ultima che faceva parte del territorio italiano: rivendicò dall’inizio il suo essere Stato. Si giunse così alla sottoscrizione di un accordo di mutuo riconoscimento: i Patti Lateranensi.

Patti Lateranensi
Patti Lateranensi: illustrazione tratta da “La Domenica del Corriere” (24 febbraio 1929), supplemento al Corriere della Sera

Re Vittorio Emanuele II e la Battaglia di Porta Pia

Anche prima dell’Unità, si crearono tra gli “staterelli” che occupavano il territorio italiano e lo Stato della Chiesa delle piccole fratture. Esse cessarono in un certo qual modo con l’unificazione territoriale. Questa si completò nel 1870 attraverso un’azione militare voluta dal Re Vittorio Emanuele II contro la Roma Pontificia.

Ciò ebbe il suo culmine con la Battaglia di Porta Pia: i bersaglieri dell’esercito regio riuscirono a penetrare all’interno di essa rompendo le flebili difese delle truppe pontificie.

I partiti e la Chiesa

Dal 1870 al 1918, l’Italia fu caratterizzata da un governo liberale: i nuovi politici aderirono, per la maggior parte, alla Chiesa Cattolica ma il Papa non prese loro molto in considerazione, poiché nel corso di questi anni, nel nostro paese, non vi erano ancora presenti dei partiti di Chiesa, ossia dichiaratamente cattolici.

Il 1918 fu un anno chiave da questo punto di vista.

Nacque il Partito Popolare Italiano, un partito di cattolici, ma non clericale come fu quello della Democrazia Cristiana molti anni dopo.

Il Papa fu comunque contento e decise di sponsorizzare l’avvio di questo nuovo partito. Anche perché la Chiesa capì che era ormai importante avere uno strumento politico all’interno di un nuovo sistema che si stava sviluppando.

Mussolini e la Chiesa

Qualche anno dopo, precisamente dal 1922 in poi, vi fu l’avvento di Benito Mussolini. Il Duce capì che non poteva governare perfettamente senza il supporto clericale, nonostante fosse un ateo convinto e nonostante credesse nella laicità dello Stato.

Mussolini decise di avvicinarsi alla Chiesa con diverse manovre strategiche per attirare a sé le simpatie della comunità ecclesiastica.

Come ad esempio:

  • l’introduzione dei cappellani militari,
  • l’affissione del crocifisso negli edifici pubblici (scuole, uffici),
  • l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole.

Furono inoltre gettate le basi per la costruzione dell’Università Cattolica di Milano. Nel frattempo, nel 1926, il Partito Popolare Italiano venne sciolto proprio dal regime fascista.

I rapporti tra Pio XI e Mussolini si rafforzarono: il Papa definiva il Duce come “Uomo della Provvidenza“, perché credeva che, grazie alla sua personalità e alla sua politica, la pericolosità del comunismo bolscevico non sarebbe mai subentrato in Italia.

Inoltre Mussolini rinunciò al suo anti-clericarismo riconoscendo la forza e l’influenza del Vaticano sul popolo Italiano.

C’erano dunque tutti i presupposti per una riappacificazione consensuale.

Le trattative tra il governo Mussolini e la Santa Sede ebbero inizio nel 1926 nel segreto più assoluto.

Il negoziatore per lo stato fascista fu inizialmente il consigliere di Stato Domenico Barone; per il Vaticano fu l’avvocato Francesco Pacelli, fratello del futuro papa Pio XII (Eugenio Pacelli).

Patti Lateranensi - firma di Benito Mussolini
Una foto del momento della firma di Benito Mussolini

I Patti Lateranensi (o Patti del Laterano)

Nel gennaio del 1927, Barone morì e le trattative furono continuate da Mussolini in persona; esse terminarono l’11 febbraio 1929 con la nascita e la firma dei Patti Lateranensi (o del Laterano, o Trattato del Laterano) in nome dell’edificio in cui furono stipulati e dichiarati. Le firme poste furono quelle del Duce e del cardinale Pietro Gasparri.

Patti del Laterano - protagonisti
Una foto storica con i protagonisti dei Patti del Laterano. Al centro, seduti: il cardinale Gasparri e Benito Mussolini.

I Patti Lateranensi furono distinti in tre accordi principali:

  1. il primo fu un trattato internazionale che diede origine allo Stato del Vaticano, il più piccolo Stato del Mondo;
  2. con il secondo accordo il governo diede una convenzione finanziaria, grazie alla quale il Regno d’Italia risarcì il Papa per la perdita dello Stato Pontificio con la Questione Romana del 1870;
  3. nel terzo accordo vi fu un concordato che regolò i rapporti fra lo Stato e la Chiesa.

Dopo la caduta del fascismo, il concordato creò molti problemi per l’assemblea costituente durante la composizione della Costituzione Italiana: esso venne rivisto nel 1984 per rimuovere la clausola riguardante la religione di Stato della Chiesa cattolica in Italia. Il nuovo concordato fu firmato a Villa Madama, a Roma, da Bettino Craxi (Presidente del Consiglio del periodo storico) per lo Stato Italiano e dal cardinale Agostino Casaroli in qualità di rappresentante della Santa Sede.

Le modifiche apportate furono diverse: la Chiesa cattolica, da quel momento in poi, sarebbe stata finanziata dall’Irpef attraverso il cosiddetto Otto per Mille; la nomina dei vescovi non avrebbe più avuto bisogno dell’approvazione del governo italiano; l’ora di religione nelle scuole, da obbligatoria diventò facoltativa.

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Faust, di Goethe: trama, riassunto, significato e storia https://cultura.biografieonline.it/il-faust-di-goethe-breve-storia-e-trama/ https://cultura.biografieonline.it/il-faust-di-goethe-breve-storia-e-trama/#comments Tue, 19 Sep 2023 08:37:42 +0000 http://cultura.biografieonline.it/?p=2917 Nel 1832 usciva la prima edizione del poema drammatico “Faust” ad opera di uno dei più grandi interpreti della cultura e della letteratura tedesca, Johann Wolfgang von Goethe (Francoforte sul Meno, 28 agosto 1749 – Weimar, 22 marzo 1832). Goethe lavorò a quest’opera per sessant’anni, dal 1772 al 1831, scrivendo bozze, revisionando e aggiungendo le sue conoscenze e le sue dottrine culturali.

Incisioni per il Faust di Goethe
Incisioni per il Faust di Goethe

Quando Goethe ebbe terminato, nella primavera del 1831, si rese conto egli stesso della complessità della sua opera e, in una lettera a Sulpiz Boisserée dell’8 settembre 183, dichiarava che “avrebbe di certo rallegrato chi sa leggere un’espressione del volto, uno sguardo, una mossa appena accennata. Questi troverà persino più di quanto io fossi in grado di dare”. Per questo volle che l’intera opera venisse resa pubblica solo dopo la sua morte, che avvenne nel 1832. Fu allora che Erich e Friedrich Wilhelm Riemer la pubblicarono come primo volume delle “Opere Postume”.

Johann Wolfgang von Goethe
Johann Wolfgang von Goethe

A teatro, per la prima volta venne rappresentata la prima parte il giorno 19 gennaio 1829 al teatro nazionale di Braunschweig, diretto da Ernst August Friedrich Klingemann. Da allora gli allestimenti dell’opera si sono succeduti frequentemente e con sucesso in tutto il mondo.

La tradizione di Faust

Faust è un personaggio tratto da una leggenda tedesca del XVI secolo, che nel 1587 apparve per la prima volta in un libro pubblicato dall’editore di Francoforte Johann Spiess. E’ la storia di un uomo che stringe un patto con il diavolo. Il motivo è comune e risale al Medioevo. Ma qui si aggiunge un elemento prettamente cinquecentesco: Faust fa un patto con Mefistofele per conoscere e studiare la Natura, e non perché ricerca ricchezze, piaceri o potere. Per soddisfare la sua sete di conoscenza è disposto a consegnarsi al diavolo.

Paracelso
Paracelso

Questa volontà di conoscenza dell’uomo moderno conferiva al mondo terreno un nuovo valore, con uno sfondo religioso, che trovò in Paracelso (1493-1541) il suo maggiore esponente. Venne ritenuta sovversiva la sua idea, secondo la quale la natura è una rivelazione divina che gli uomini sono in grado di cogliere con i sensi. Alla sua figura venne associata quella altrettanto diabolica di un tale Georg Faust, vissuto all’inizio del XVI secolo, mago e erudito vagante.

Ma se era da ritenere malvagia l’idea di un patto con il diavolo, era da valutare il motivo per cui lo si faceva: la conoscenza del mondo così come Dio l’aveva creato. Questo concetto riuscì ad essere rappresentato poeticamente solo nell’epoca di Goethe, quando, con l’avvento dell’Illuminismo, si giustificò l’immagine spirituale de “l’uomo che cerca” in quella che fu definita “pansofia” o “sapienza universale”. Anche se non si riusciva a raggiungere la conoscenza assoluta, non si voleva limitare l’anelito alla conoscenza stessa.

Christopher Marlowe
Christopher Marlowe

In Inghilterra invece il clima culturale era diverso, e alla fine del Cinquecento poté nascere la cultura drammatica. Da essa venne fuori il “Faust” di Christopher Marlowe (1564-1593), autore che intuì la grandezza della materia faustiana. Egli sviluppò l’elemento tirannico, più legato all’opera originaria popolare: Faust, come mago, vuole essere un dio in terra, e la sua fame di godere è senza fine.

Da Marlowe il tema del Faust tornò in Germania come “dramma del terrore” prima, e come teatro delle marionette poi, sempre in forma di prosa.
Goethe lo scoprì proprio attraverso il teatro delle marionette. Solo nel 1801, mentre stava lavorando alla prima parte dell’opera, prese in prestito un‘edizione riveduta da un tale Widmann nel 1599, e da Pftizer nel 1674, del libro del 1587 di Faust. Lesse il dramma di Marlowe nel 1818.

Faust: genesi dell’opera

Nell’autunno del 1775 Goethe giunse a Weimar portando con sé alcune parti di un dramma su Faust, metà in prosa e metà in poesia. Durante la lettura, la damigella di corte Luise von Göchhausen ne fu talmente entusiasta da farsi prestare il manoscritto per ricopiarlo. In seguito Goethe riscrisse e modificò l’opera, ma alla fine, non soddisfatto la distrusse. Nel 1887 Erich Schmidt scoprì tra le carte della damigella von Göchhausen la copia del manoscritto e la fece pubblicare con il titolo di “Urfaust”.

In questa prima fase, è evidente l’influsso del movimento dello “Sturm und Drang”. Goethe aveva composto quadri separati, senza pensare ad un loro collegamento. Si iniziano a creare i due gruppi di scene: la tragedia del sapere e la tragedia dell’amore, a cui fa da sfondo la satira del sapere scolastico universitario.

Goethe proseguì nell’opera, ma ad un certo punto si accorse dei vuoti e delle mancanze. Cercò di colmarle, ma, non ancora soddisfatto, anche se non voleva rimandare oltre la pubblicazione, lo diede alle stampe nel 1790 con il nome di “Faust. Ein Fragment”, che è in effetti una rielaborazione. Fu soltanto nel 1808 che riuscì a far emergere il nesso interiore della vicenda, e a renderla peculiare rispetto alla tradizione. Uscì allora “Faust. Parte prima della tragedia”, che comprende anche il “Prologo in cielo”, che serve sia alla prima che alla seconda parte.

Comincia da qui ad elaborare la storia di Elena, della mitologia greca, e del mondo antico, indirizzandosi verso gli ideali Romantici di rievocazione della classicità. Nel 1826 l’atto era terminato, ma, per colmare la lacune, Goethe scrisse la celeberrima “Notte di Valpurga”, alla fine del secondo atto.

Con la stesura del quinto atto, nel 1830 poteva dirsi conclusa “Faust. La parte seconda della tragedia”.

La vicenda faustiana contiene una grande varietà di motivi, che affascinarono Goethe nel corso della sua esistenza, e, allo stesso tempo, le molteplici esperienze di vita diventarono dei simboli da inserire nell’opera stessa.

La delusione per le scienze accademiche, la felicità e la colpa dell’amore furono i temi che caratterizzarono la giovinezza. In età adulta fu attratto dalla bellezza di Elena, di omerica memoria, e dalla concezione generale della vita umana. In vecchiaia, Goethe vede Faust come dominatore della natura, colui che anela al segreto della creatività e delle forze umane originarie.

Lo “Streben”, l’anelito, è, insieme all’Amore il tema dominante dell’intero poema.
Goethe scriveva solo ciò che si era formato in modo organico dentro di sé, per questo tutto il materiale faustiano della tradizione non poteva esaurirsi in un solo periodo della sua vita.

Goethe ritratto durante il suo Grand Tour in Italia (1786-1788)
Goethe ritratto durante il suo Grand Tour in Italia (1786-1788)

Trama del Faust di Goethe

Faust è un professore universitario, scienziato ed alchimista. Ha studiato tutta la vita, ma si rende conto che, per quanto l’uomo si sforzi, la sua conoscenza è nulla. Si dedica allora alla magia, per cercare di svelare i segreti della Natura. Il suo è un anelito, un tendersi verso qualcosa che sembra irraggiungibile, quello che viene definito in tedesco “Streben”.

Faust evoca il Diavolo per ottenere lo scopo. Costui, Mefistofele, fa un patto con lui: lo servirà per tutta la vita, esaudirà ogni suo desiderio, mettendogli a disposizione i suoi poteri. In cambio, Faust lo servirà nell’altra vita. L’uomo però non crede alla vita futura e muta il patto in una scommessa: “Se dirò all’attimo: sei così bello, fermati! – allora tu potrai mettermi in ceppi”. Mefistofele è convinto che, anche se Faust non pronuncerà la frase, cadrà comunque nella perdizione e nella disperazione. La posta in gioco è la libertà.

Inizia la vita piena di piaceri e desideri appagati, in cui si inserisce una feroce satira contro la cultura accademica e la sua degradazione morale. E’ in questo contesto che avviene l’incontro con Margherita, una ragazza umile, che Faust cerca di abbordare mentre esce di chiesa. Con l’aiuto di Mefistofele, le regalerà gioielli, e inevitabilmente corromperà la sua anima semplice. Più tardi si verrà a sapere che Margherita dovrà subire la pena capitale per infanticidio: dopo aver partorito il figlio di Faust, che l’aveva abbandonata, la disperazione l’aveva portata alla follia e all’uccisione del figlio. Verrà salvata in punto di morte, e andrà in Cielo, per via della sua buona fede e del suo cuore semplice tratto in inganno.

Nella seconda parte della tragedia si inseriscono i personaggi tratti dalla classicità, fra cui spicca la storia con Elena di Troia. Si avvicendano figure mitologiche, personaggi storici, filosofi come Talete e Anassagora.

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Faust di Goethe

Lentamente si arriva alla vecchiaia di Faust. Adesso rimpiange l’ umanità, che aveva rinnegato, maledicendo la vita e affidandosi alla magia. Non scaccia più l’Angoscia, che già una volta l’aveva portato vicino al suicidio. Prossimo alla morte, ormai cieco, Faust ha la visione della bonifica di un immenso acquitrino, che permetterà agli uomini di “stare su suolo libero con un libero popolo”.

In quell’ultimo istante, a quel pensiero, pronuncia le parole del patto: “All’attimo direi: Sei così bello, fermati!” Mefistofele è felice di aver vinto la scommessa e aver dimostrato che la vita è inutile e sarebbe meglio “il Vuoto Eterno”. Ma quando si aprono le porte dell’Inferno, una schiera di angeli viene a prendere la parte immortale di Faust e la conduce in Cielo.

Egli è stato salvato perché “Chi sempre faticò a cercare, noi possiamo redimerlo”. Il poema si chiude con le parole del Coro Mistico: “L’Eterno Femminile ci farà salire”: la forza creatrice che muove l’universo è il principio femminile dell’Amore. Amore e “Streben”.

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I più grandi successi di Elvis Presley https://cultura.biografieonline.it/i-piu-grandi-successi-di-elvis-presley/ https://cultura.biografieonline.it/i-piu-grandi-successi-di-elvis-presley/#comments Wed, 06 Sep 2023 13:11:33 +0000 http://cultura.biografieonline.it/?p=1235 La musica ha suonato un ritmo tutto nuovo, grazie a Elvis Presley. Il cantante, nato a Tupelo l’8 gennaio 1935, è la star del rock’n’roll. Prima di Elvis, nessuno era riuscito a sedurre il pubblico con così tanta forza, merito sicuramente di una voce incredibile, ma anche della sua capacità di stare sul palco e ipnotizzare lo spettatore.

Elvis Presley
Elvis Presley

Il contesto storico: gli anni ’50

Elvis Presley è diventato famoso in un momento estremamente produttivo della musica.  Negli anni Cinquanta tutto doveva ancora essere sperimentato. A ben vedere i limiti di quel periodo storico, soprattutto negli Usa, erano di carattere culturale: le radio dell’epoca facevano distinzioni tra ritmi bianchi e neri. Per Elvis la musica non aveva colore, proprio come la sua voce. Probabilmente è stata proprio quest’apertura mentale a permettergli di andare oltre, di osare e di esprimere il suo talento senza inibizioni.

L’esordio e la carriera

La sua carriera iniziò nel 1954, collaborando con la Sun Records: il 7 luglio la radio WHBQ trasmise per la prima volta That’s all right, nel programma Red, Hot & Blue di Dewey Phillips. E’ qui che il mondo conobbe la sua stella. Lo dimostra la leggenda che racconta che Phillips dovette far suonare quella canzone per 14 volte di seguito, perché fu sommerso da 47 chiamate. Oggi sembrano poche, ma nel 1954 erano tantissime.  Questo singolo ha venduto oltre 20.000 copie e ha raggiunto il 4° posto nella classifica di Memphis.

Con la Sun Records, Elvis incise numerosi dischi, tutti di successo. Oltre a That’s All Right (Mama), ricordiamo Blue Moon of Kentucky, Good Rockin’ Tonight e Baby Let’s Play House. Questa è solo l’inizio della sua carriera, nel 1955 dalla radio Elvis approda in televisione, grazie al suo manager il Colonnello Tom Parker.  Il rock’n’roll entrò nelle case degli americani e fu una rivoluzione culturale. Per l’epoca era una musica forte, nuova, accompagnata da movimenti definiti scabrosi.

The Pelvis

Non a caso Presley fu chiamato The Pelvis, proprio per l’ondeggiare del suo bacino. Le canzoni di quel periodo furono molto discusse, ma raggiunsero sempre le vette delle classifiche. Ricordiamo alcuni successi, come Hound Dog (13 milioni di copie), Jailhouse Rock (il  singolo ha venduto più di 9 milioni di copie), All Shook Up (7 milioni di copie) e Love Me Tender (5 milioni di copie). Ma c’è di più, perché questi singoli ancora oggi sono tra i più venduti nella storia della musica.

Ma la forza di Elvis non era solo quella di interprete, il suo successo fu tale che da semplice cantante divenne anche attore, complice il suo bell’aspetto. Il 15 novembre 1956, Al Paramount Theater di New York viene proiettata la prima del film “Love Me Tender”, il lungometraggio di debutto di Elvis Presley.

Il melodramma, ambientato durante la Guerra Civile, nel Sud dell’America, raccoglie un buon consenso di pubblico e anche di critica, che elogia l’interpretazione di Elvis. È ancora agli inizi della sua carriera, ma da qui al il 1958, Presley interpreta 4 pellicole ed è diretto da veri maghi della cinepresa, come Robert Wise e Michael Curtiz. Questo fu solo l’inizio, perché negli anni Sessanta prese parte a più di 29 film, molti però furono dei veri flop.

The King

I grandi numeri di The King non erano solo legati alle canzoni e ai film. Secondo una stima del 1956 del The Wall Street Journal, il business del cantante aveva prodotto in un paio d’anni di carriera un guadagno in vendite pari a 22 milioni di dollari. Una cifra folle!

Nel 1958 Elvis visse uno dei periodi più dolorosi: morì sua mamma Gladys, ammalata di epatite acuta a soli 46 anni. Il cantante probabilmente da questo lutto non è più stato in grado di riprendersi e la sua carriera fece davvero fatica a mantenersi sulla cresta dell’onda. Tom Parker fece di tutto per promuoverlo, trovargli ingaggi e spronarlo.

Gli anni ’60

Elvis dovette fare i conti, in questo decennio, con i problemi personali, ma anche con un mercato in cambiamento: gli anni Sessanta furono anche gli anni dei Beatles (che incontrò nel 1965) e dei Rolling Stones che conquistarono una fetta enorme del mercato. Nel 1960, Elvis tornò finalmente in sala di registrazione (dopo il servizio militare): il suo album GI Blues entrò nella classifica e ci restò 111 settimane. Il pubblico non l’aveva dimenticato, ma il suo senso di frustrazione continuò a crescere e nella seconda metà degli anni Sessanta iniziarono i flop, soprattutto cinematografici. È qui che i primi segni di depressione furono evidenti, nonostante una vita privata soddisfacente: si sposò con Priscilla e insieme comprarono un enorme ranch nel Mississipi.

Elvis Presley
Elvis Presley

Gli anni ’70

Si scorse una luce alla fine del tunnel a Natale del 1968, quando andò in onda sulla NBC, uno speciale dedicato a Presley, 68 Comeback Special: l’enorme successo di pubblico segnò  ufficialmente il suo grande ritorno.

Dal 1970 al 1976, in splendida forma, si esibì in quasi un migliaio di concerti (ne tenne uno ogni due giorni). Ormai il fenomeno The Pelvis sembrava aver conquistato il mondo, tanto che il 21 dicembre 1970 si recò alla Casa Bianca per incontrare il presidente Richard Nixon.

I singoli di maggior successo di questo decennio furono: Kentucky Rain (1970), The Wonder of You (1970), There Goes My Everything (1971), Burning Love (1972), Steamroller Blues (1973), Promised Land (1974), My Boy (1975), T-R-O-U-B-L-E (1975) e Moody Blue (1977).

Inoltre è fondamentale ricordare il suo primo show satellitare, trasmesso da Honolulu, Elvis: Aloha From Hawaii. Lo show televisivo fu seguito da oltre un miliardo di telespettatori in 40 Paesi.  Da questo programma, è stato anche ricavato il primo disco quadrifonico, diventato million seller, intitolato Aloha From Hawaii: Via Satellite (1973).

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Il sospetto, libro di Dürrenmatt: riassunto e breve commento https://cultura.biografieonline.it/il-sospetto-libro-durrenmatt/ https://cultura.biografieonline.it/il-sospetto-libro-durrenmatt/#comments Sun, 29 Jan 2023 14:38:53 +0000 https://cultura.biografieonline.it/?p=40923 Si intitola Il sospetto ed è un libro di Friedrich Dürrenmatt, scrittore, drammaturgo e pittore svizzero (5 gennaio 1921 – 14 dicembre 1990). Venne pubblicato per la prima volta nel 1953.

Il sospetto: la copertina del libro
La copertina del libro

Il sospetto, libro di Dürrenmatt: riassunto

Il sospetto è farina del demonio e conduce su una strada pericolosa il cui finale è imprevedibile. Il commissario Bärlach conosce bene la china pericolosa che può generare un sospetto ma non può fare a meno di seguire una pista, anche se le sue condizioni fisiche non gli permettono una totale libertà. Infatti, il commissario è stato ricoverato per una brutta malattia.

Forse non c’è speranza, ma lui, disteso sul letto mentre legge un numero del 1945 di Life, sembra non preoccuparsi troppo del suo stato di salute; forse quello che veramente lo preoccupa è il fatto che a breve dovrà andare in pensione. Mentre il suo amico medico Hungertobel lo visita per assicurarsi che la sua degenza proceda bene, Bärlach gli mostra la foto di copertina della rivista in cui appare un medico nazista nascosto da una mascherina chirurgica mentre sta operando un deportato senza l’utilizzo di alcuna sedazione.

Hungertobel osserva la foto e sbianca, non tanto per l’immagine, ma perché ha riconosciuto il medico.

Seconda parte

Il commissario lo intuisce e incalza l’amico, che all’inizio nega e poi cede alle domande precise, pressanti e circostanziate di Bärlach, il quale ormai ha capito che c’è qualcosa su cui indagare. Hungertobel ha riconosciuto un suo vecchio compagno di studi, un medico stimato che lavora a Zurigo ma non è certo che sia lui. Non può essere, perché dovrebbe essere quel boia assassino che torturava i deportati di un campo di concentramento fra i più terribili?

Bärlach, che ha un po’ di tempo a disposizione si fa raccontare la storia dell’amico di Hungertobel e quando il sospetto per lui diventa quasi una certezza, decide di farsi trasferire nella clinica di Zurigo in cui lavora il presunto criminale di guerra.

In una spirale implacabile, in cui il sospetto sull’identità di un criminale, trascina nel fondo nero e pericoloso di un’indagine il commissario, inerme e fragile per via della malattia, il lettore rimane sospeso fra verità e dubbio.

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Friedrich Dürrenmatt
Friedrich Dürrenmatt

Breve commento

Dürrenmatt ci tiene sul filo del dubbio, del sospetto di essere in errore fino a quando la chiarezza si spalanca insieme all’orrore del crimine e della facilità con cui il male agisce e distrugge. Alla fine del libro la banalità del male assume un altro, l’ennesimo volto, infido e pericoloso con il quale manifesta la sua crudeltà.

Dati sintetici

Autore: Friedrich Dürrenmatt

Titolo: Il sospetto

Traduzione: Margherita Belardetti

Edizione: Fabula, 377, 2022, 3ª ediz., pp. 120; isbn: 9788845936739

Dello stesso autore abbiamo parlato qui: Il giudice e il suo boia, recensione del libro

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Rolling Stones: breve storia https://cultura.biografieonline.it/rolling-stones/ https://cultura.biografieonline.it/rolling-stones/#comments Tue, 21 Jun 2022 06:55:31 +0000 http://cultura.biografieonline.it/?p=13398 I Rolling Stones sono uno dei gruppi rock più famosi del pianeta e uno dei più importanti dell’intera storia del rock. Di origine britannica, sono formati da Mick Jagger (voce, armonica, chitarra), Keith Richards (chitarra, voce), Ronnie Wood (chitarra, cori), Charlie Watts (batteria, percussioni). Quest’ultimo è scomparso nell’agosto 2021, all’età di 80 anni.

Rolling Stones
The Rolling Stones nel 2012. Da sinistra: Charlie Watts, Mick Jagger, Keith Richards e Ron Wood

Insieme sono diventati una leggenda del rock mondiale, punto di riferimento per tutti gli artisti in questo campo e soprattutto idoli per diverse generazioni di giovani e non solo. La loro musica può definirsi il perfetto mix di rock e blues, evolvendosi proprio dai ritmi del rock and roll degli anni ’50.

Sesso, droga e rock ‘n’ roll

I Rolling Stones (spesso indicati solo come Stones) sono diventati famosi oltre che per la loro musica anche per la loro trasgressione: furono tra i primi a fare riferimento nelle loro canzoni alla droga, al sesso, all’alcool e molto spesso passarono dal testo alla realtà, trasgredendo anche nella vita e diventando icone degli eccessi. Furono infatti chiamati “brutti, sporchi e cattivi” proprio per la loro vita borderline, in contrapposizione ai Beatles, l’altro gruppo inglese entrato nella storia della musica, ma universalmente riconosciuto come quello dei bravi ragazzi.

In realtà tra i due gruppi non c’erano grosse rivalità ma rapporti di stima e di amicizia. I Rolling Stones però premevano molto su questa contrapposizione, proprio per proporsi come una band fuori dal coro e dagli schemi.

La fondazione degli Stones

Le “pietre rotolanti” erano originariamente cinque ragazzi inglesi appassionati di rhythm & blues, che adoravano suonare la chitarra e soprattutto la buona musica. I cinque erano molto diversi per estrazione sociale e infanzia; alcuni di loro nacquero da genitori insegnanti (Lewis Brian Jones), altri invece da famiglie operaie (Keith Richards), altri ancora di estrazione sociale più elevata (Charles Watts era figlio di un pilota della RAF).

Mick Jagger
Mick Jagger

I ragazzi si conobbero sui banchi di scuola e la musica ebbe sempre un posto importante nelle loro vite: iniziarono a suonare prima da soli e poi nei gruppi parrocchiali, intraprendendo la strada della musica.

L’unione ufficiale e la nascita dei Rolling Stones avvenne il 12 luglio 1962 quando negli studi della BBC il musicista Alexis Corner chiese al gruppo di sostituirli nella registrazione televisiva: suonarono così insieme Brian Jones, Mick Jagger, Keith Richards, Mick Taylor e Ian Stewart.

L’esordio ufficiale avvenne nel tempio del rock di Londra, il Marquee e il successo fu presto enorme.

Nel gennaio del 1963 Charlie Watts entrò ufficialmente nel gruppo sostituendo Tony Chapman alla batteria.

Gli esordi

Gli anni dell’esordio (1962-1963) li vide associarsi all’etichetta Decca Records e contrapporsi ai Beatles come immagine e target. Famoso fu lo slogan pubblicitario: “Lascereste andare vostra figlia con un Rolling Stones?”.

Nel 1965 per la prima volta ottennero un enorme successo con il brano “Satisfaction”. Proprio in questo periodo Jones e Richard introdussero la tecnica della tessitura di chitarra (guitar weaving): i due chitarristi suonano la parte ritmica e solistica nello stesso momento. Richard dichiarò che ascoltando alcuni lavori di gruppo gli venne in mente questa tecnica per far assomigliare il suono di due chitarre a quello di quattro o cinque.

Nel 1966 uscì il primo disco composto da canzoni esclusivamente scritte da loro “Aftermath”. Seguì un periodo di concerti e un successo mondiale, dal quale però i componenti del gruppo uscirono piuttosto stanchi, anche a causa dell’eccessivo uso di alcool e droga.

La morte di Brian Jones

Nel 1969 Brian Jones morì in circostanze misteriose: venne sostituito nel gruppo da Mick Taylor. Brian sarà però sempre rimpianto per l’immagine che diede al gruppo.

Il periodo di Taylor fu però comunque importante per il riavvicinamento al blues e alla freschezza di nuovi arrangiamenti ma sarà sostituito nel 1974.

Gli anni ’70 e la crisi

Gli anni Settanta trascorsero tra successi in vetta alla classifica, come gli album Black and blue, Love you live e Some girls.

Nel 1974 Mick Taylor decise di abbandonare il gruppo, provocando grandi difficoltà agli Stones. Venne chiamato Ry Cooder che accompagnò la band nel tour di quell’anno; alla fine anche Ry Cooder non seppe gestire la convivenza con la sregolata formazione inglese, così per sostituirlo venne ingaggiato nel 1975 Ron Wood (amico di vecchia data che lavorò in passato con Rod Stewart nel Jeff Beck Group e nei Faces).

Keith Richards e Mick Jagger iniziarono poi ad avere delle divergenze: il primo voleva tornare al rock and roll, il secondo invece avvicinarsi al pop.

Keith Richards
Keith Richards con la sua chitarra, una Fender Telecaster

Si sentì così nell’aria lo scioglimento e la crisi, sancita con la pubblicazione nel 1988 da parte di Keith Richards del suo primo album da solista (Talk is cheap).

La reunion, gli anni ’90 e successivi

Negli anni 90’ i Rolling Stones tornarono a calcare le scene e a produrre un album ogni tre anni, seguito da tour mondiali.

Così dal 2000 in poi proseguirono i mega concertoni che la band tenne in tutto il mondo senza mai perdere spettatori e pubblico. In Italia i Rolling Stones vennero più volte; una delle più recenti esibizioni fu quella del 22 giugno 2014 a Roma, al Circo Massimo, davanti ad un pubblico di 71.000 spettatori.

The Rolling Stones - Il celebre simbolo della bocca con la lingua
The Rolling Stones – Il celebre simbolo della bocca con la lingua

Il mito dei Rolling Stones continua attraverso le generazioni, incarnando l’ideale di musica rock, aggressiva, potente e forte. Il loro simbolo (la lingua con la bocca spalancata) è diventato una delle icone più famose del mondo a dimostrazione che nonostante tutti i cambiamenti, i periodi di crisi e lo scioglimento, i brutti-sporchi e cattivi della musica mondiale non hanno mai mollato.

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Allegra Byron, figlia di Lord Byron: la biografia nel libro di Giulia Melandri https://cultura.biografieonline.it/allegra-byron-libro-giulia-melandri/ https://cultura.biografieonline.it/allegra-byron-libro-giulia-melandri/#respond Fri, 13 May 2022 12:52:37 +0000 https://cultura.biografieonline.it/?p=39976 Il 20 aprile 2022 è caduto il bicentenario della morte della piccola Allegra Byron, figlia di Lord Byron e Claire Clairmont, che purtroppo ha vissuto solo cinque anni. Si tratta, tuttavia, di cinque anni cruciali per la vita di Byron e del circolo Shelley.

Chi era Allegra Byron

Allegra è infatti il frutto di un’unione avvenuta nel 1816, il famoso anno senza estate in cui fu concepita anche la prima bozza del romanzo Frankenstein da parte della diciottenne Mary Shelley, che insieme al marito Percy e alla sorellastra Claire si era recata presso il Lago di Ginevra, in Svizzera, dove risiedeva anche Byron.

Allegra nasce il 10 gennaio 1817 in Inghilterra. Fino a marzo dell’anno seguente resta con la mamma e gli zii. Poi una decisione molto sofferta porta Claire a separarsi dalla piccola.

Da Venezia a Ravenna

Allegra viene dunque trasferita a Venezia dal papà. Qui rimane per circa due anni fino al 1819.

In quell’anno George Byron lascia Venezia per Ravenna per seguire la sua nuova amata, la contessa Teresa Guiccioli i cui parenti erano fortemente coinvolti nella Carboneria.

I rischi politici legati a queste frequentazioni porteranno poi Byron a trasferirsi nuovamente, questa volta a Pisa, dove vivevano allora gli Shelley. Ma a quel punto la piccola Allegra, che ha tre anni, non segue più l’avventuroso papà ma viene portata in un convento in provincia di Ravenna: è il convento di San Giovanni Battista a Bagnacavallo. Qui resta due anni, prima di ammalarsi e infine morire.

La copertina del libro di Giulia Melandri su Allegra Byron
Giulia Melandri – libro su Allegra Byron

Il libro e la sua autrice: Giulia Melandri

Ed è proprio di Bagnacavallo, nello specifico Villanova di Bagnacavallo, che è originaria Giulia Melandri, l’autrice del libro Vita e leggenda di Allegra.

Giulia Melandri è una studiosa che ha fatto una ricerca molto importante sul territorio, sia in relazione a questo tema, sia su tematiche molto diverse, come l’ecosistema delle erbe palustri.

La dott.ssa Melandri ha anche una grande esperienza come pedagoga. Questa sua caratteristica si riscontra nella sensibilità con cui traccia le questioni legate alla piccola Allegra Byron.

Il suo libro sviluppa le domande lasciate senza risposta dai suoi predecessori fino a porne di nuove.

  • Perché mori Allegra?
  • Dove fu seppellita?
  • Byron andò mai a trovarla?
  • Chi si recò a Bagnacavallo cinquant’anni dopo la morte della bambina per prendere tutti i documenti legati alla sua misteriosa morte?

Queste questioni e altre sono chiarite dalla dott.ssa Melandri all’interno del volume che ha visto la luce dopo importanti ricerche d’archivio.

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