Persiani Archivi - Cultura Canale del sito Biografieonline.it Wed, 11 Aug 2021 16:47:39 +0000 it-IT hourly 1 La battaglia di Maratona e la leggenda di Fidippide https://cultura.biografieonline.it/battaglia-maratona-storia/ https://cultura.biografieonline.it/battaglia-maratona-storia/#comments Fri, 12 Sep 2014 13:13:26 +0000 http://cultura.biografieonline.it/?p=11996 La battaglia di Maratona avvenne durante la prima guerra Persiana. Era il 12 settembre dell’anno 490 a.C., dieci anni prima della battaglia delle Termopili. Le forze in campo: esercito greco, composto da diecimila opliti, schierato contro l’esercito persiano composto da duecento navi che trasportavano cinquemila cavalieri e ventimila fanti.

La Battaglia di Maratona
La Battaglia di Maratona avvenne il 12 settembre 490 A.C.

La battaglia di Maratona: cause

L’imperatore persiano era Dario I, padre di Serse, l’avversario del re Leonida alle Termopili. Dario governava il più grande impero dell’antichità. Le sue colonie si estendevano dal fiume Indo fino alla Ionia, sulla costa occidentale della Turchia. Proprio le colonie ioniche furono il motivo dello scontro. Nel 511 a.C. gli ateniesi esiliarono il loro dittatore, Ippia, il quale si rifugiò nella Ionia, sotto la protezione dei persiani. Quando una parte della popolazione si sollevò contro i persiani, gli ateniesi decisero di inviare in loro soccorso venti navi. Fu la colonia greca di Mileto la prima a ribellarsi. Il re di Mileto, Aristagora, organizzò la rivolta, ottenendo l’appoggio di Atene e di Efeso.

Per cinque anni, dal 499 a. C. al 494 a.C., Mileto ed altre colonie della Ionia contrastarono i persiani, che dopo un iniziale smarrimento riuscirono a contenere le rivolte ed infine a soffocarle. Tutte le città greche si sottomisero ai persiani tranne Sparta e Atene. Il re Dario non accettò questa attitudine e decise di invadere e distruggere Atene.

Duecento navi salparono per la Grecia continentale. Atene mobilitò subito il suo esercito. L’intento di Dario era rimettere sul trono di Atene il dittatore Ippia, che era stato cacciato anni prima. Fu proprio lui a consigliare al comandante dei persiani, Dati, di attraccare a Maratona, in quanto considerava quel territorio favorevole per i movimenti delle truppe persiane. Atene sapeva che rischiava la sua distruzione. Mentre i persiani, vista la loro superiorità numerica, erano sicuri che avrebbero ottenuto una facile vittoria.

Battaglia di Maratona: la mappa
Ricostruzione di una mappa del mondo greco all’epoca della Battaglia di Maratona

Gli eserciti in campo

I persiani erano dotati di una cavalleria veloce, abituata a muoversi in tempi rapidi e a percorre lunghe distanze in poco tempo e di una fanteria pesante costituita da mercenari. L’esercito greco, invece, era formato da cittadini opliti, abituati a combattere in formazione: la falange in cui i greci si stringevano compatti e che era costituita da più fila di soldati. Lo scudo dell’oplita posto a destra proteggeva il soldato a sinistra. La prima e la seconda fila colpivano dall’alto e dal basso, mentre gli scudi creavano una barriera.

L’armamento degli opliti era formato dal dory, una lancia che misurava da due metri a due metri e settanta centimetri, che pesava due chili ed era dotata di una punta in ferro. All’altra estremità c’era un’altra punta in ferro che controbilanciava la lunghezza della lancia. La spada, invece, si chiamava xiphos, serviva per il corpo a corpo ed era lunga fino a 90 cm . Lo scudo, hoplon, era circolare e aveva due impugnature: un passante di cuoio nel mezzo, in cui infilare il braccio ed un manico posto sul bordo interno in cui tenere con maggior forza lo scudo.

La falange oplitica aveva la caratteristica di essere schierata in otto file successive, in modo tale che la seconda linea proteggeva la prima e la terza la seconda. Ogni uomo che cadeva veniva prontamente sostituito dai soldati delle file anteriori. Il comandante dei persiani era, come si è detto, Dati, che poteva utilizzare la cavalleria per scombinare i fianchi degli ateniesi, gli arcieri per fermare la prima carica dei nemici e la fanteria per lo scontro corpo a corpo. Il comandante degli ateniesi era invece Callimaco, che aveva al suo servizio dieci strateghi, generali provenienti dalle dieci tribù in cui erano stata divisa l’Attica. Uno dei più brillanti e preparati era Milziade.

La battaglia

Milziade, insieme ad altri quattro generali, voleva attaccare i persiani subito, mentre stavano ancora sbarcando sulla piana di Maratona. Gli altri cinque generali, invece, volevano aspettare gli spartani, terrorizzati all’idea di doversi scontrare da soli contro i persiani. Fu Dati a risolvere il dilemma. Il comandante persiano, infatti, commise un errore madornale. Decise di inviare la sua cavalleria trasportata da una parte della flotta nel porto di Atene, sperando che i cittadini ateniesi, che appoggiavano Ippia, si ribellassero vedendo le navi nemiche e facessero cadere Atene nelle mani dei persiani. Questo, però, permise a Milziade di avere un’argomentazione inattaccabile con Callimaco. Se, infatti, la cavalleria era l’arma più importante dei persiani, la fanteria sarebbe stata facilmente attaccabile dagli opliti, e se quest’ultimi avessero vinto, avrebbero avuto il tempo di tornare ad Atene per difendere la città. Ottenuto il permesso di Callimaco, Milziade decise di schierare l’esercito e di farlo avanzare.

Strategia greca

I persiani erano schierati per un chilometro e mezzo. Gli ateniesi pertanto dovettero rivedere la loro formazione, perché non erano di pari numero rispetto ai persiani e per essere schierati sulla loro stessa lunghezza dovevano mettere quattro file al centro e le classiche otto file ai lati. Così fecero. Milziade comandava al centro e Callimaco sulla linea destra. Per evitare, però, il primo attacco persiano, che tradizionalmente si svolgeva con una pioggia di frecce, Milziade decise di far avvicinare a circa duecento metri le truppe a passo di marcia. E prima che gli arcieri scoccassero le frecce, ordinò di accelerare il passo. Ottenne così di evitare parte delle frecce e di confondere i fanti persiani, che non si aspettavano che l’esercito avversario potesse correre mantenendo compatte le file. Si trattò di un azzardo notevole. Perché diecimila uomini che corrono con l’armatura senza perdere la posizione non era facile da ottenere.

Motivi del successo

Primo: i soldati appartenevano alle classi medio alte ed erano quindi tutti educati all’attività sportiva. Secondo: una delle discipline che utilizzavano negli allenamenti era la corsa con l’armatura. Terzo: la compattezza delle fila era uno degli aspetti caratteristici dell’addestramento degli opliti.

L’impatto contro i fanti persiani fu a favore dei greci. Le ali dello schieramento persiano vennero travolte dagli opliti che così poterono avanzare. Mentre il centro dovette retrocedere a favore dei persiani. In questo modo, pero, si creò un accerchiamento dei persiani che si videro travolti ai lati e nella retroguardia. Questo seminò il panico fra i soldati, una parte dei quali fuggì. Milziade ne inseguì una parte ma poi si rese conto che i soldati che salivano sulle navi avevano intenzione di salpare. La meta più probabile era Atene, la quale non avrebbe resistito ad un attacco. Decise quindi di ordinare ai soldati di attaccare le navi e i fuggitivi. Gli opliti riuscirono a bruciarne sette mentre le altre salparono.

La battaglia di Maratona: epilogo

Milziade aveva poco tempo. Se le navi fossero arrivate nel porto di Atene, probabilmente la città si sarebbe arresa. Milziade, allora, decise di mandare un messaggero, Tersippo, che percorse correndo i quarantadue chilometri che separavano Maratona da Atene. Tersippo ci mise due ore a raggiungere la città per avvertire che l’esercito greco aveva vinto. Poi morì per lo sforzo. L’episodio narrato da Erodoto e Plutarco, anche se secoli dopo e con alcuni dubbi sulla sua autenticità, ha dato vita alla nota gara olimpionica. Gli ateniesi per evitare l’assedio della città utilizzarono donne, anziani e bambini come figure militari, in modo tale che Dati pensasse che la città fosse piena di soldati.

Infatti, quando le navi arrivarono nel porto, Dati pensò che la città sarebbe stata espugnata con difficoltà, mentre l’esercito greco da Maratona stava procedendo velocemente verso Atene. Decise pertanto di ripiegare e ritirarsi. Questo insperato successo militare diede ai greci una sicurezza nella loro forza militare che li accompagnò per molti anni. La vendetta per la sconfitta fu consumata nella seconda invasione persiana, quando il figlio di Dario, Serse, sconfisse Leonida alle Termopili. Per poi essere sconfitto da Temistocle a Salamina.

La conseguenza più diretta di queste vittorie militari fu un’accelerazione nella crescita politica, culturale ed economica della Grecia, che grazie alle sue imprese militari acquistò una sicurezza nel suo destino e nelle proprie capacità.

La piana di Maratona oggi
Grecia: una foto moderna della piana di Maratona.

La leggenda della corsa di Filippide

Una leggenda attribuita tradizionalmente a Erodoto ma divulgata da Plutarco, che a sua volta cita Eraclide Pontico nell’opera Sulla gloria degli Ateniesi, sostiene che Fidippide (o Filippide, chiamato da Plutarco Eucle o Tersippo) dopo la battaglia sarebbe corso fino ad Atene dove sarebbe morto per lo sforzo all’arrivo, dopo aver pronunciato la celebre frase “Abbiamo vinto“. Anche Luciano di Samosata riporta la stessa leggenda, chiamando il corridore Filippide, nome preferito a Fidippide nel Medioevo.

Gli storici ritengono che questa leggenda sia solamente una fusione della reale corsa fino a Sparta compiuta dall’emerodromo (così è chiamato il messaggero che correva da una città all’altra per recapitare i messaggi affidati) prima della battaglia per chiedere il sostegno dei Lacedemoni agli Ateniesi contro l’aggressione persiana; la faticosa marcia da Maratona ad Atene fu infatti compiuta dagli Ateniesi dopo la battaglia per anticipare un possibile sbarco persiano davanti alla città.

La distanza della maratona moderna

La corsa lunga oltre 42 chilometri è chiamata “maratona” proprio dal mito di Fidippide e della sua corsa: a tale racconto si ispirò Pierre de Coubertin; la distanza della maratona olimpica moderna (42,195 km) venne stabilita e ufficializzata solo nel 1921, dopo essere stata adottata ai Giochi Olimpici della IV Olimpiade (Londra, 1908).

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Battaglia delle Termopili: riassunto e fatti storici https://cultura.biografieonline.it/battaglia-termopili-storia/ https://cultura.biografieonline.it/battaglia-termopili-storia/#comments Mon, 01 Sep 2014 10:11:30 +0000 http://cultura.biografieonline.it/?p=11833 La battaglia delle Termopili fu uno degli scontri bellici più famosi della storia dell’umanità. I motivi sono tanti e riguardano non solo lo scontro impari fra le forze in campo, ma anche il fatto che la posta in gioco non era solo la conquista di un territorio. C’era in ballo anche la difesa della giovane democrazia ateniese, che avrebbe in seguito influenzato lo sviluppo della democrazia in Occidente. Inoltre la Battaglia delle Termopili, fu uno scontro eroico fra l’avanguardia spartana, composta da 300 soldati, mentre le retrovie formavano un contingente di settemila uomini, e l’esercito dell’impero persiano che all’epoca dominava il mondo.

Battaglia delle Termopili
Battaglia delle Termopili

Motivi che portarono alla guerra

La guerra fu combattuta nel 480 a.C. e vide come protagonisti il re spartano Leonida, il comandante ateniese Temistocle e il re persiano Serse. I motivi che portarono i persiani a marciare verso la Grecia risalivano a molti anni prima, quando i greci inviarono venti navi da guerra per sostenere la ribellione delle colonie della Ionia che si erano ribellate ai persiani. L’impero persiano comprendeva un territorio che andava dall’India fino all’Egitto, era il regno più ricco e potente dell’antichità. Il suo fondatore, re Ciro II, lo aveva diviso in venti territori comandati da altrettanti satrapi, che fungevano da governatori con ampi poteri in ambito amministrativo e giudiziario. Tuttavia, i popoli non venivano schiavizzati e asserviti totalmente alla volontà dei persiani, ma potevano mantenere il loro credo religioso e le loro principali tradizioni. Ovviamente dovevano versare un tributo al governo centrale e accettare il potere del satrapo, che però in alcuni ambiti lasciava una certa autonomia alle consuetudini del popolo conquistato. Queste concessioni, rare nel mondo antico, non furono però sufficienti ai popoli della Ionia, che decisero di ribellarsi ai persiani durante il regno di Dario, pronipote di Ciro II.

L’invio delle navi da parte degli ateniesi venne visto come un’offesa e un atto di guerra e pertanto Dario decise di vendicarsi ad ogni costo. La sua vendetta si realizzò con la prima guerra persiana, culminata con la battaglia di Maratona. Vinta, però, dai greci. La seconda invasione, invece, fu ordinata dal figlio di Dario, Serse, che con un esercito di 300.000 uomini e una flotta di 1000 navi, nel 480 a.C. decise di distruggere Atene. Il governo ateniese venne avvertito dei piani di Serse dal messaggio di una spia e chiese aiuto alle altre città stato.

All’epoca la Grecia era divisa in tante città stato che spesso erano in lotta fra loro. I due principali antagonisti erano Sparta e Atene. Gli spartani, come era loro consuetudine, chiesero, prima di accettare l’alleanza con Atene, un verdetto all’oracolo di Delfi. L’oracolo si espresse dicendo che solo la morte di un re spartano avrebbe impedito che le loro case fossero bruciate dai persiani. Leonida, all’epoca re degli spartani, ritenne di essere lui il predestinato a contrastare Serse. Decise pertanto di inviare il suo esercito contro l’imperatore Serse, ma siccome si era nel periodo delle Carnee, una festa religiosa durante la quale era vietato agli spartani di andare in guerra o di svolgere alcun addestramento militare, Leonida poté radunare solo i 300 uomini della sua guardia personale. Li scelse personalmente e optò solo per coloro che già avevano un figlio maschio. Non si può sapere se Leonida ritenesse quella missione un suicidio; tuttavia, un fatto certo è che nella cultura spartana morire combattendo era una morte giusta.

Addestramento militare degli spartani

Gli spartani avevano un culto particolare per l’addestramento militare e per la battaglia. Un bambino, se superava appena nato l’esame del suo stato fisico, esame che poteva costargli la morte qualora gli fossero stati riscontrati difetti o imperfezioni nel corpo, rimaneva con la madre fino ai sette anni. Poi veniva inviato nei campi di addestramento in cui rimaneva fino ai diciannove anni, compiuti i quali entrava nell’esercito. Durante gli anni dell’addestramento i ragazzi spartani venivano sottoposti ad ogni genere di pressione fisica e psicologica, affinché diventassero degli ottimi guerrieri. Lottavano fra di loro, a volte si uccidevano, oppure sopportavano sofferenze intensissime come essere frustrati davanti ai compagni fino a sanguinare. Lo scopo era abituarli alla sofferenza e alla morte che avrebbero incontrato sul campo di battaglia.

L’iniziazione all’età adulta, che coincideva anche con il congedo dall’addestramento, consisteva nell’introdursi in una delle stanze in cui dormivano gli schiavi e soffocarne uno senza essere scoperti.

Ma torniamo agli eventi relativi alla Battaglia delle Termopili fra greci e persiani.

Serse riunì un grande esercito e si assicurò l’alleanza della Tessaglia, della Macedonia, di Tebe e di Argo. Dopo aver organizzato in ogni minimo particolare l’invasione, fece costruire un ponte di barche sull’Ellesponto, un tratto d’acqua lungo un chilometro e mezzo, che collegava l’Asia con l’Europa. Per costruirlo impiegò i suoi migliori ingegneri che unirono un numero notevole di barche e barconi da trasporto con corde di papiro e poi inchiodarono delle tavole sulle barche affinché gli uomini e gli animali ci potessero passare sopra. Nel giro di poco tutto l’esercito di Serse si trovò nella Grecia settentrionale.

La battaglia delle Termopili

La principale difesa all’invasione persiana era lo stretto delle Termopili che, secondo gli accordi presi con Atene e gli altri alleati, sarebbe stato difeso dagli spartani. La Battaglia delle Termopili prende il nome proprio dallo stretto: all’epoca questo non era più lungo di quindici metri e pertanto rappresentava un problema per l’immenso esercito persiano che aveva bisogno di maggior spazio di manovra. Questo era il vantaggio che Leonida sperava di sfruttare per sé. La sua avanguardia era formata da trecento uomini mentre le retrovie erano formate da settemila uomini che rappresentavano le città di Tegea, Flio, Corinto, Mantinea, Orcomeno, Thespies, Micene e Tebe.

La conoscenza del terreno ed una tattica militare appropriata alle condizioni del luogo, avrebbero concesso un iniziale vantaggio all’esercito spartano se i soldati persiani si fossero mossi senza cavalleria. L’entrata delle Termopili aveva poi un ulteriore vantaggio, perché da un lato c’era uno strapiombo di 91 metri sul mare e dall’altro il monte Kalidromo che era alto 1500 metri. Pertanto, sfruttando il movimento, si poteva costringere la fanteria persiana ad un corpo a corpo che limitasse la loro forza numerica.

Quando i persiani raggiunsero il passo, il primo gesto di Serse fu quello di negoziare la resa dei greci. Di fronte ad una risposta negativa e ferma di Leonida, Serse minacciò di abbattere i soldati lacedemoni con 5000 frecce che avrebbero oscurato il Sole. La risposta fu sprezzante: “Meglio così, combatteremo all’ombra”, disse uno dei soldati di Leonida. Ma il vero problema per gli arcieri di Serse non era la quantità di frecce da lanciare ma il fatto che i loro archi erano fatti di legno di palma, che permetteva una gittata più limitata. Infatti le frecce che raggiunsero i greci non riuscirono a penetrare le armature e i caschi dei greci, rendendo di fatto nulla la prima mossa di Serse. Subito dopo vennero inviati diecimila soldati della fanteria leggera, i quali dovettero scontrarsi con la famosa falange greca.

La falange greca

La falange era una delle strategie più potenti dell’esercito greco. I soldati si posizionavano uno accanto all’altro su diverse file. La lancia nella mano destra in posizione di attacco e lo scudo nella mano sinistra ben saldo (lo scudo greco aveva un passante di cuoio in cui il soldato infilava il braccio mentre la mano afferrava un’impugnatura posta al bordo dello scudo. Questo permetteva di tenere lo scudo ben saldo e di posizionarlo al centro o sulla sinistra a protezione del compagno).

La posizione della falange permetteva di proteggere il compagno a sinistra e nel frattempo di poter colpire l’avversario con la lancia. La falange solitamente era costituita da un’unità minima di quatto soldati posti in otto file e veniva chiamata enomotia. Quattro enomotie costituivano una pentecontia, quattro pentecontia componevano un lochos. Sette lochoi costituivano l’unità massima che i greci consideravano come esercito.

L’avanzata dei primi diecimila fanti persiani fu respinta dalla falange degli spartani, che resistevano agli urti con i loro scudi e da destra e dal basso colpivano senza pietà con le lance. La Battaglia delle Termopili fu di fatto un massacro. Serse si infuriò per questo secondo tentativo che non aveva portato ad alcun risultato. I greci avevano perso poche unità.

Perché i soldati persiani si dimostrarono così facili da battere?

Proviamo a rispondere a questa domanda.

Primo: perché erano abituati ad una battaglia su tutt’altro terreno, in cui gli scontri avvenivano in movimento e non avanguardia contro avanguardia.

Secondo
: perché una delle tattiche fondamentali dell’esercito di Serse era l’uso della cavalleria che spezzava i fianchi all’esercito nemico e che in questo caso non poteva essere utilizzata a causa del ristretto ambito di manovra.

Inoltre le armature dei fanti persiani erano leggere e gli scudi erano di legno, mentre le armature dei greci erano di bronzo così come gli scudi.

Gli Immortali

Il secondo giorno Serse decise di inviare gli Immortali, la sua tremenda guardia personale. Si chiamavano Immortali perché il loro numero rimaneva sempre lo stesso, infatti qualsiasi perdita subissero, tornavano ad essere diecimila, in quanto ogni caduto veniva prontamente sostituito. Inoltre indossavano un cappuccio, la tiara, attraverso la quale potevano vedere l’avversario ma nessuno poteva vedere e distinguere il loro volto. Anche il loro armamento non era adeguato allo scontro con la falange spartana. Gli Immortali, infatti, indossavano sotto alla tunica nera delle piastre di metallo sovrapposte ed erano dotati di uno scudo di vimini intrecciato e robusto e di una lancia corta. Avevano inoltre una spada corta e un arco. Lo scontro fu pertanto a favore degli spartani. L’equipaggiamento degli Immortali poteva avvantaggiarli negli scontri in campo aperto, perché era leggero e permetteva movimenti agili, ma contro l’armamento spartano, composto da caschi, scudi e pettorali di bronzo, le spade degli Immortali potevano poco e le lance degli spartani invece riuscivano agilmente a penetrare le corazze e lo scudo degli Immortali. Alla fine della giornata gli Immortali erano stati decimati.

Serse a questo punto si trovava in una situazione di stallo. Per ben due volte il suo esercito era stato respinto. Avrebbe potuto scatenare tutti i suoi uomini contro gli spartani ma l’esito non sarebbe stato diverso. E allora adottò un espediente. Qualcuno, forse il greco Efialte, un traditore che non era stato accettato fra le fila degli spartani, gli disse che esisteva un sentiero che aggirava il monte e che gli avrebbe permesso di attaccare i greci dalla retroguardia. E così Serse mandò, la notte del secondo giorno, diecimila uomini su per il sentiero. Leonida conosceva quel passaggio e già alcuni giorni prima aveva schierato un contingente di soldati. Erano i focesi, i quali però si convinsero che Serse avrebbe proseguito per il sentiero verso la loro regione e decisero pertanto di tornare alle loro case per prepararsi all’attacco. Quando Leonida seppe della defezione dei focesi, decise di ordinare la ritirata del suo esercito e di rimanere con i suoi trecento, più mille uomini della città di Thespies, a difendere la ritirata. Fu così che rimasero in pochi a contrastare i persiani.

La battaglia delle Termopili: epilogo

Leonida decise di morire insieme ai suoi uomini per permettere la ritirata di quattromila soldati che altrimenti sarebbero stati attaccati e vinti dai persiani. Decise di rimanere forse anche per affrontare quello che ogni spartano desiderava fin dall’inizio del suo reclutamento: una morte gloriosa. E infatti morirono tutti. La battaglia si svolse rapidamente, ogni spartano lottò per sé, non fu utilizzata la tattica della falange. Leonida, secondo ciò che narra Erodoto, fu fra i primi ad essere colpito dalle frecce e ci fu una lotta feroce fra spartani e persiani per avere il suo corpo. Poi le frecce dei persiani uccisero gli ultimi supersiti. Serse, che in tre giorni di battaglie aveva perso più di ventimila uomini, ordinò la sepoltura dei persiani caduti in combattimento e fece infilzare la testa di Leonida su un palo, in modo tale che l’esercito, mentre marciava, vedesse che il condottiero greco era stato ucciso.

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300: L’alba di un impero, recensione e trama del film https://cultura.biografieonline.it/300-alba-di-un-impero-film/ https://cultura.biografieonline.it/300-alba-di-un-impero-film/#comments Mon, 10 Mar 2014 21:30:26 +0000 http://cultura.biografieonline.it/?p=10071 Leonida combatte alle Termopili con i 300 valorosi della sua guardia personale e mentre cerca di fermare l’esercito elefantiaco di Serse, Temistocle, a capo della marina di Atene, combatte invece contro Artemisia, comandante delle forze navali persiane. Temistocle non è solo un generale intelligente e un guerriero dalle formidabili capacità atletiche, ma è anche un abile politico che cerca di unire le città greche contro gli invasori, nel farlo, però, si rende conto che il sacrificio degli spartani è fondamentale per il suo scopo.

300: L'alba di un impero, film
300: L’alba di un impero • Locandina/poster del film (2014)

Morto Leonida, infatti, ci sono maggiori possibilità di abbattere l’avversario. Ma nel frattempo, Artemisia tiene testa al generale ateniese che non si risparmia in astuzia e coraggio e mentre la guerriera persiana si dimostra un avversario temibile e più crudele di Serse.

Ancora più spettacolare di 300, questo prequel utilizza tutte le nuove tecniche digitali per ricreare battaglie di terra e di mare con grandiosi effetti che proiettano lo spettatore dentro alla guerra. La tecnica utilizzata in 300 – L’alba di un impero è la stessa utilizzata dal fortunato 300, battaglie sanguinosissime, scontri iperbolici, e dettagliati effetti che non indugiano su arti mozzati, sangue copioso e una ricostruzione storica fumettistica e iperbolica.

Sicuramente vale la pena vederlo, non solo per gli effetti speciali, gli scenari e per la non sempre precisa anche se efficace ricostruzione storica, ma anche per il ritmo narrativo incalzante, coinvolgente e soprattutto ben equilibrato, fra battaglie e momenti di riposo, teso e greve, che sempre prelude all’inizio di un nuovo massacro.

YouTube video

300 – L’alba di un impero nasce da una sceneggiatura di Noam Murro, regista del film, e di Zack Snyder, ma non proviene, come nel caso di 300, da una grafic novel di Frank Miller e tuttavia a Miller in qualche modo si rifà copiandone moltissimi aspetti narrativi e scenografici.

La vicenda storica è ricostruita a grandi linee e dove vi è un vuoto si inserisce la narrazione che si dimostra avvincente e in qualche modo in equilibrio con la ricostruzione storica. In questo senso l’eccesso nelle descrizioni della cattiveria del dio re Serse e della sanguinaria Artemisia seguono i canoni di 300 mentre la ricostruzione delle battaglie, migliore forse rispetto al film 300, perché più ardita nell’ utilizzo degli effetti speciali, salta dall’ invenzione alla veridicità storica senza soluzione di continuità.

Foto tratta dal set del film "300: L'alba di un impero"
300: L’alba di un impero: foto tratta dal set del film

Apprezzabile la realizzazione tecnica che mostra gli scontri fra le navi, la descrizione degli abbordaggi, e la narrazione dell’astuzia di Temistocle nel riuscire a contrastare la flotta persiana con un numero di navi nettamente inferiore. La fine lascia spazio ad un nuovo inizio, dove la storia è una straordinaria fonte narrativa per altri film del genere.

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Storia del compleanno https://cultura.biografieonline.it/storia-del-compleanno/ https://cultura.biografieonline.it/storia-del-compleanno/#comments Mon, 16 Jan 2012 10:11:24 +0000 http://cultura.biografieonline.it/?p=126 La storia del compleanno ha radici antiche, sembra, infatti, che ad inventarlo furono gli egizi che lo consideravano un tributo al faraone e che ne festeggiavano la nascita con riti pagani che si avvicinavano al concetto della festa con doni e spettacoli in suo onore.

La sua prima valenza, quindi, fu religiosa e serviva ad omaggiare il dio faraone. Per questo motivo fu rifiutato dal cristianesimo che lo vedeva come un retaggio del paganesimo e lo considerava quindi un rito pagano.

Il rito moderno del compleanno si è imposto solo quando tale concezione si è affrancata dal cristianesimo che considerava il battesimo una rinascita e ricordava le feste dei santi celebrando la loro nuova nascita ad una nuova vita. Per quanto riguarda la ritualità, invece, possiamo far risalire l’origine delle candeline accese sulla torta da un rito pagano che serviva, appunto accendendo le candele, a tenere lontani gli spiriti maligni quando un gruppo di persone si ritrovava a festeggiare un evento o a svolgere una cerimonia propiziatoria.

Compleanno, dolce e regali

Le origini della tradizione della torta di compleanno

L’idea della torta probabilmente risale ai Persiani che utilizzavano tecniche di pasticceria di alto livello riportate in molte ricette attuali. A proposito, se cercate suggerimenti, sul nostro sito amico Cucinare Meglio, potete trovare molte ricette per una festa di compleanno.

I Greci utilizzarono questi due elementi per celebrare la dea Artemide, il sesto giorno di ogni mese. Dicevamo, quindi, che il compleanno era visto come una celebrazione religiosa pagana che falsava il senso del battesimo per cui fu osteggiata dal cristianesimo fino a quando, durante il medioevo, non cominciò ad essere considerata in modo diverso non come una festa religiosa e divenne di moda prima negli ambienti aristocratici dell’epoca moderna, poi nella borghesia del XIX secolo e infine, ma non prima del XX secolo, negli ambienti popolari.

Questa evoluzione è stata accompagnata da un cambiamento nel modo in cui veniva considerato il tempo. Infatti, il tempo circolare dell’anno liturgico in cui venivano scandite le feste religiose e gli anniversari della morte dei cari ha fatto seguire una misurazione lineare del tempo che diversifica l’identità degli anni invece che riprodurli uno uguale all’altro.

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