Un essere completo, capace di sviluppare energie creative, possessore di disposizioni morali. Questa la visione innovativa di Maria Montessori. Per la scienziata marchigiana la strada su cui mettere i piccoli è quella del lavoro libero: solo scelta, interesse autentico e raccoglimento assoluto porteranno alla disciplina. Da intendersi come esercizio di libertà, mentale e fisico.
Questa visione, poi, sta alla base di 4 livelli di sviluppo, da 0 ai 24 anni.
La prima (0-6 anni) è quella che Montessori tratta più minuziosamente, distinguendola in due fasi ulteriori. Da 0 a 3 anni il bambino è un esploratore sensoriale dotato di mente assorbente che attraversa periodi sensibili per acquisire linguaggio, ordine, raffinatezza sensoriale, interesse per piccoli oggetti, comportamenti sociali.
Quello da 3 a 6 anni, invece, è il tempo della mente cosciente e della normalizzazione ovvero di disciplina spontanea, lavoro continuo e felice, sentimento sociale di aiuto e comprensione altrui.
Seguono: la fase di indipendenza intellettuale, senso morale e organizzazione sociale (da 6 a 12 anni); quella della costruzione del sé nella società, dello sviluppo del senso di giustizia e di dignità personale (dai 12 ai 18 anni); quella, ultima, dello studio fra cultura e scienza per l’indipendenza economica e, più in grande, la guida della civiltà (dai 18 ai 24 anni).
Nella visione educativa di Maria Montessori operano parimenti insegnanti e genitori. Il bambino cioè costruisce la sua personalità attraverso l’educazione a scuola, ma il lavoro va portato avanti anche a casa.
Il metodo Montessori dà chiare indicazioni su come organizzare la casa in attesa e poi in presenza di bambini.
La cameretta deve essere divisa in aree specifiche: riposo/lettura, guardaroba, “far finta”, tana. In linea di massima, l’organizzazione degli spazi deve guidare il bambino attraverso tre momenti della sua giornata: nanna, cambiarsi, attività.
I materiali, i giochi, devono essere di un numero limitato, semplici e invitanti all’esplorazione e alla fantasia.
La camera deve avere colori chiari ed essere organizzata secondo il grande must del metodo: tutto a misura di bambino. Il lettino appoggiato per terra e privo di struttura così che il piccolo possa salire e scendere in autonomia quando non cadere senza farsi male, eventualmente.
La libreria non con i volumi affiancati l’uno all’altro di costa, ma coi libri esposti e la copertina rivolta verso l’esterno, così che il piccolo possa scegliere, su una mensola appesa sotto il metro. Non mancherà, poi, un guardaroba, anch’esso basso, un cesto per gli sporchi, per imparare il senso dell’ordine, e un tavolino con le sedie per giochi e spuntini. Altro elemento immancabile è lo specchio, strumento d’eccezione per osservazione, conoscenza del proprio corpo, movimenti e giochi di imitazione del mondo degli adulti.
Nella stanza ma anche fuori, infine, la cosiddetta “torretta Montessori”, uno strumento 3 in 1 che è sgabello, sedia e tavolino. Un oggetto modulabile per portare il bambino all’altezza del mondo degli adulti – quando non fosse stato possibile aver fatto il contrario – e permettergli di scoprirlo in autonomia (lavarsi i denti, lavare i piatti, sedere a tavola con mamma e papà).
Questo si legge sulla tomba di Maria Montessori. Il metodo montessoriano, infatti, ha operato sull’educazione dei bambini, a casa e a scuola, sottendendo una dimensione più ampia. Maria Montessori, cioè, illuminata scienziata e pedagoga brillante aveva visto oltre, teorizzando un’educazione “cosmica”.
Fine ultimo del metodo, se così possiamo dire, è l’educazione ecologica, alla pace e alla mondialità. Tre assi del migliore insegnamento che si possa mai dare e ricevere: l’amore per la vita.
Google ha deciso di dedicare un doodle a Maria Montessori nella giornata del 31 agosto 2012, nel 142° anno della ricorrenza della nascita della pedagogista italiana.
Il metodo Montessori si basa sull’indipendenza e sul rispetto per il naturale sviluppo della psiche dei bambini. Tra le principali caratteristiche ci sono le classi di età mista, la scelta di attività da parte degli allievi all’interno di una varietà di opzioni prestabilite, un modello costruttivista in cui si impara attraverso il lavoro con gli oggetti, l’uso in generale di materiale didattico specializzato.
Non è un caso forse che l’azienda Google sia in qualche modo grata a Maria Montessori, in quanto entrambe i suoi fondatori, Larry Page e Sergey Brin, sono cresciuti frequentando una scuola Montessori. Tra gli altri guru del mondo dell’Information Technology che hanno avuto una formazione montessoriana vi sono anche Jeff Bezos (fondatore di Amazon) e Jimmy Wales (fondatore di Wikipedia). Will Wright, creatore di The Sims (uno dei videogiochi di maggiore successo di sempre) ha detto di essersi ispirato al metodo Montessori nel concepirlo. Tra le altre personalità note che hanno avuto un’educazione targata Montessori ricordiamo George Clooney, Woodrow Wilson (28° Presidente americano), Katharine Graham (proprietaria e direttrice del Washington Post).
Per concludere useremo le parole di Jeff Bezos e di Sergey Brin che parlando del metodo Montessori hanno avuto modo di definirlo rispettivamente così: “il più delle volte finisci in un vicolo cieco, ma prima o poi uno di questi sentieri sfocerà in una luminosa autostrada”; “E’ un’educazione che ti permette di analizzare le sfide da affrontare e ti dà il senso di libertà indispensabile per vincerle”.
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