Emanuele Trevi Archivi - Cultura Canale del sito Biografieonline.it Mon, 01 Apr 2024 14:37:07 +0000 it-IT hourly 1 Due vite, libro di Emanuele Trevi: recensione e commento https://cultura.biografieonline.it/due-vite-libro-trevi-recensione-commento/ https://cultura.biografieonline.it/due-vite-libro-trevi-recensione-commento/#comments Wed, 21 Jul 2021 15:35:48 +0000 https://cultura.biografieonline.it/?p=34946 Emanuele Trevi è uno di quegli autori che vorresti incontrare per parlare un po’ di tutto, per ricostruire i fili che lo hanno portato a scrivere i suoi libri. Non è facile comunque collocare le sue opere, perché sono narrazioni autobiografiche in cui si mischiano ricordi personali e intuizioni liriche, intelligenti e ironiche. Ne avevamo parlato con lui in un’intervista del 2012. Due vite, il suo ultimo libro che ha vinto il premio Strega 2021 ed è pubblicato da Neri Pozza, è appassionante come un romanzo e tremendo quanto può essere tremenda la realtà.

Emanuele Trevi
Emanuele Trevi

Due vite: recensione e commento

Il fulcro del racconto sono le vite di due suoi cari amici scrittori: Rocco Carbone e Pia Pera, che sono scomparsi alcuni anni fa ancora giovani e che Emanuele Trevi ha deciso di raccontare, forse per farli rivivere nel suo profondo e sentito ricordo. Ma i due scrittori scomparsi non sono solo rinati attraverso i ricordi di Trevi: sono diventati loro malgrado due personaggi letterari.

La trama del libro è indubbiamente un filo conduttore che permette all’autore romano di raccontarci la sua verità su questi due personaggi che ha amato e forse a volte ha anche odiato.

Due vite, copertina del libro di Emanuele Trevi
Due vite, copertina del libro di Emanuele Trevi

Rocco Carbone e Pia Pera

In effetti leggendo il libro troviamo qualcosa di speciale su Rocco e Pia; qualcosa che ha a che fare con il modo in cui l’autore li osserva, li guarda e li protegge, in parte anche da se stessi, proprio narrando le loro peculiarità che a loro sono costate sofferenza. Ad esempio il carattere maniacale di Carbone o il masochismo di Pera: Trevi è riuscito a valorizzare senza retorica e senza sforzo questi lati, vedendo la bellezza della loro amicizia anche nei momenti più difficili.

Un altro aspetto importante del libro è il linguaggio, grazie al quale Trevi riesce a rendere interessanti due persone che non conosciamo e che sono lo stimolo – loro malgrado – per intessere una narrazione profonda sul male di vivere e sulla difficoltà di adattarsi ad un mondo per il quale, come dice Trevi, non siamo fatti.

La nuova stagione di un’amicizia

L’amicizia è anche raccontarsi, ricordare pezzi di vita condivisi e rivedere insieme quei ricordi che perdono senso nel tempo.

In fondo raccontare gli amici, per Emanuele Trevi è anche concedergli e concedersi la possibilità di vivere attraverso il ricordo, una nuova stagione del loro rapporto. Una stagione intellettuale, elitaria, letteraria ma comunque un modo per rivederli; e in effetti è vero che scrivere di persone scomparse sembra quasi un potere aggiunto al ricordo per evocarli e rivederli da un punto di vista diverso, rinnovato, inedito ma pieno di amore.

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Emanuele Trevi, vincitore del Premio Strega 2021 con “Due Vite” https://cultura.biografieonline.it/emanuele-trevi-vincitore-premio-strega-2021/ https://cultura.biografieonline.it/emanuele-trevi-vincitore-premio-strega-2021/#comments Sat, 10 Jul 2021 14:33:43 +0000 https://cultura.biografieonline.it/?p=34902 Con 187 voti lo scrittore Emanuele Trevi si è aggiudicato il primo posto nella classifica del Premio Strega 2021. Il suo libro, intitolato “Due Vite” ( ed. Neri Pozza) è un sapiente mix tra autobiografia, saggio e romanzo. L’autore era arrivato come finalista del prestigioso premio letterario anche nel 2012, con il volume dal titolo “Qualcosa di scritto”.

Emanuele Trevi, 57enne romano, ha dichiarato: “Un po’ me lo sono inventato da solo questo genere ibrido“. La sua vittoria è anche un successo per la casa editrice indipendente Neri Pozza, che ha pubblicato il libro, come appunto racconta l’autore: “Neri pozza non è il mio editore principale. Questo libro è nato casualmente con loro, per una grande stima culturale. Abbiamo fatto insieme dei lavori molto importanti come il rilancio di Giuseppe Berto e la cura dell’edizione di una grande scrittrice inglese dell’ottocento, George Eliot.

Sono persone molto serie, io non amo i grandi o piccoli editori. Amo le persone serie perchè il lavoro nostro per farlo bene ha bisogno di un certo rigore delle persone, della capacità di capire l’importanza di certi dettagli. Loro sono veramente di serie A. Insieme abbiamo ottenuto un successo che è il più grande che si possa ottenere nella carriera di uno scrittore“.

Il genere letterario di questo libro non è univoco, ma riflette “contaminazioni” di più generi, che messi insieme offrono soluzioni inedite e piacevoli per il lettore.

Emanuele Trevi ha raccontato ai giornalisti di aver notato una crescita nel livello del premio Strega, dal 2012 ad oggi. “Adesso lo Strega è fatto meglio. Ho trovato che Stefano Petrocchi, il direttore della Fondazione Bellonci, sia un grande. Lo ho sempre sospettato che volesse rivoluzionare il premio, adesso ho capito come. Lo ha cambiato copernicanamente.

Lo ha strappato agli editori, ai grandi gruppi editoriali. E’ migliorato il livello e migliorerà sempre però ci tengo a dire che, secondo me, non ci sta una differenza qualitativa tra i grandi e i piccoli editori, è proprio fuffa. Non è sbagliato in sé il voto di stima a una casa editrice però deve essere contemperato con voti che invece esigono una lettura molto attenta del libro“, ha detto.

Ha poi rivelato alla stampa di non utilizzare i social (cosa alquanto strana, oggi). “Non lo dico per snobberia, non li so usare. Non li considero una cosa più intelligente di un’altra. Non credo siano stupidi, perchè dovrebbero esserlo?”.

Lo scrittore comincerà a breve il suo tour letterario di promozione del libro. La prima tappa sarà Polignano a Mare (Ba) al Festival del Libro Possibile.

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Intervista a Emanuele Trevi https://cultura.biografieonline.it/intervista-a-emanuele-trevi/ https://cultura.biografieonline.it/intervista-a-emanuele-trevi/#comments Wed, 11 Jul 2012 08:43:04 +0000 http://cultura.biografieonline.it/?p=3110 Emanuele Trevi. Nato a Roma nel 1964, scrittore e noto critico letterario, tra le voci italiane più ricercate e richieste nel panorama delle curatele letterarie e saggistiche.

Emanuele Trevi
Emanuele Trevi

Ha esordito come autore di narrativa con “I cani del nulla” (Einaudi, 2003) e ha pubblicato per la collana della casa editrice Laterza, Contromano, i due libri “Senza verso” e “L’onda del porto”, entrambi nel 2005. Il suo ultimo romanzo si intitola “Il libro della gioia perpetua”, edito dalla casa Rizzoli nel 2010. Tra le numerosissime pubblicazioni non di narrativa, vanno segnalate “Istruzioni per l’uso del lupo” (Castelvecchi, 1994) e “Musica distante” (Mondadori, 1997). È autore inoltre dei libri-intervista “Invasioni controllate” (con Marco Trevi, Castelvecchi 2007) e “Letteratura e libertà” (con Raffaele La Capria, Fandango, 2009). Collabora con le testate Repubblica, Il Manifesto, Il Messaggero e Il Foglio. È conduttore di programmi radiofonici culturali per Rai Radio 3 ed è anche autore teatrale, tra i più apprezzati sulla scena capitolina.

Un punto di svolta della sua carriera letteraria è rappresentato senza dubbio dal romanzo-saggio edito nel 2012 “Qualcosa di scritto”, pubblicato da Ponte alle Grazie e giunto al secondo posto del Premio Strega 2012, a soli due voti di distanza dal romanzo “Inseparabili” di Alessandro Piperno. Il libro indaga e approfondisce l’intensa amicizia tra Pier Paolo Pasolini e l’attrice e cantante Laura Betti, conosciuta personalmente da Emanuele Trevi nel corso della sua collaborazione presso il Fondo Pasolini. Ma non solo. Il romanzo dell’autore romano – vero e proprio caso letterario prim’ancora di sorprendere tutti allo Strega – racconta la storia dell’ultima, enigmatica opera di Pasolini, “Petrolio”, cercando di fare chiarezza sulla sua poetica e sull’ultima parte della sua vita, tragicamente conclusasi con un omicidio del quale non sono mai state accertate tutte le dinamiche. Nel corso di una presentazione, Emanuele Trevi ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito al suo lavoro, inserite di seguito.

Saggio, romanzo, tutte e due le cose, o soltanto una di esse. Che tipo di lavoro è “Qualcosa di scritto”?

A me piacciono i libri che più che raccontare, più che dare una trama, sono la traccia di una trasformazione. Una persona è in una certa maniera e alla fine del libro, dimostra di aver subito qualcosa che l’ha toccato. È difficile che qualche cosa tocchi davvero nel profondo e quando questo accade, è come un fulmine a ciel sereno: un annessione di nuovi territori nella propria esistenza. È il miracolo di trasformarsi.

Nel libro, coprotagonista della vicenda pasoliniana è sicuramente Laura Betti, con cui hai avuto a che fare. Come si può descrivere un personaggio così sopra le righe?

Emanuele Trevi: La conoscevo di fama, questa donna. Si pensi all’interpretazione che fa in “Novecento” di Bertolucci o alle sue performance vocali, una cantante straordinaria, con un talento innato, naturale. Ma mi ritrovai di fronte ad una dimensione del tutto diversa: era completamente impazzita. E me ne accorsi subito, che era pazza, perché il primo appuntamento me l’aveva dato il 1° gennaio alle 8.00 di mattina. Lei mi odiava, si capiva: io ero un ragazzo per bene, la mia provenienza sociale era alto borghese e infatti me lo disse subito: “Tu sei un paraculo”. Ed io mi chiesi: come ha fatto a capire tutto di me in così poco tempo? Tuttavia, sentivo che il rapporto tra lei e Pasolini, per quanti studi avessi fatto, era un qualcosa che mi era completamente sfuggito.

Che cos’è “Petrolio” e quanto è legata, come opera, alla morte del grande scrittore?

Pasolini era una persona che negli ultimi tre anni si era dedicato ad una trasformazione della sua vita. Ma soprattutto negli ultimi giorni della sua vita, si pensi al servizio fotografico nudo fatto per Pedriali … Non regge la storia ufficiale della sua morte. Quando è uscito Petrolio, nessuno si è accorto di questa doppia trasformazione di cui si narra nel libro.

Si racconta di questo Carlo Valletti, ingegnere petrolifero per conto dell’Eni, il quale viaggia molto in Oriente e che, ad un tratto, si trasforma in due persone, Carlo Il Buono e Carlo Il Cattivo. A loro volta, queste due persone si trasformano in due donne, è un doppio prodigio, una metamorfosi, un’identità che Pasolini mette in contatto con la realtà e con una realtà del potere.

Egli allude direttamente ad una realtà precisa, come quella di Enrico Mattei, il quale è stato uno degli ultimi, veri servitori dello Stato, e dall’altra parte, anche, ad un finanziere democristiano, Eugenio Cefis, facendo riferimento ad una rivalità reale tra i due, risalente addirittura all’epoca della Resistenza. Quando ritrovano Petrolio, dopo la morte di Pasolini, la teoria che subito tirano in ballo tutti è che è stato ucciso per queste ragioni, per delle rivelazioni tra questi due personaggi importanti della politica e dell’economia nazionale. Ma non regge assolutamente come cosa, non si sono informati bene, perché Pasolini non solo cambia i nomi di queste allusioni, ma si serve unicamente di ritagli di giornale, di qualche articolo preso da L’Espresso e niente di più: non era un grande ricercatore, Pasolini.

Perché allora uccidere lui e non l’articolista dell’Espresso? Non regge. Secondo me, la pista va ricercata nella malavita romana ed è legata al film Salò, forse, al famoso furto delle “pizze” del film, tanto che ha dovuto montare il film in modo completamente diverso rispetto alla sua idea iniziale, e non è un caso che la riapertura delle indagini finalmente sia ripartita da lì. Non vedo perché i servizi segreti avrebbero dovuto uccidere uno che copiava dall’Espresso: non ha senso, questa cosa.

Come mai questo nuovo interesse? Questa riapertura delle indagini e delle storie attorno a Pasolini?

Si deve al sublime senatore Dell’Utri, va ammesso, il quale lancia l’idea del capitolo mancante di Petrolio, il numero 21, dal titolo, si dice, “Lampi sull’Eni”. Dell’Utri dice di aver avuto dei contatti con alcuni personaggi che gli avrebbero promesso di vendergli il capitolo di Pasolini, cosa poi saltata a causa dell’attenzione mediatica fiorita attorno a questa cosa. Può essere anche vera questa sottrazione del capitolo, ma sono convinto che, carte alla mano, ciò di cui era in possesso Pasolini non era affatto materiale segreto, proprio perché non era il suo modo di lavorare.

Il tema di Petrolio, dal punto di vista letterario, è un altro, questo non si è capito in tutti questi anni: è il rapporto con la verità. È un’allegoria della conoscenza piuttosto sempliciona, a dire il vero, che fa riferimento a Tiresia, ad un mito greco: al sacerdote che per 9 anni diventa donna, per poi ritornare uomo. Conosce in pratica tutta la totalità dell’essere umano, cosa che gli conferisce la possibilità della conoscenza, come da sempre il mito dell’androginia suscita nei racconti umani, percorrendo addirittura tutte le religioni, le credenze e quant’altro.

Quando uscì Petrolio parlarono di scene di sesso omosessuali, altro esempio della superficialità con la quale si sono avvicinati all’opera, questo perché il protagonista di quelle scene aveva subito una trasformazione, era diventato una donna, non c’era alcuna omosessualità in quelle scene. Il mio lavoro è consistito in questo, nell’analizzare e decifrare i manoscritti di questo enigmatico volume, questo magma intricato che, secondo me, andrebbe pubblicato così com’è. È un’ombra di Pasolini, Petrolio, una vera e propria ombra. Il mio merito è quello di averlo reso, diciamo così, comprensibile.

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