Uruguay 1930: il primo campionato mondiale di calcio

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È il più alto dirigente FIFA, il francese Jules Rimet, che vuole a tutti i costi la nascita della più importante competizione sportiva di sempre: i campionati mondiali di calcio. Il dirigente ci crede e fa in modo che la sua Francia sia tra le quattro nazioni europee, insieme con la Jugoslavia, la Romania e il Belgio, a prendere parte all’importante iniziativa. La coppa pertanto, dal 1946 fino al 1970, prenderà proprio il suo nome, “Coppa Rimet“. Il primo appellativo usato per la celebre coppa è quello di “Coppa della Vittoria” o, anche, semplicemente “Vittoria”.

Uruguay 1930, manifesto
Uruguay 1930, manifesto

È il 1929 quando, nel corso della conferenza di Barcellona, viene designato l’Uruguay come paese ospitante, a scapito di altri, come la stessa Italia, che per primi si erano fatti avanti. I sudamericani hanno sbancato nella disciplina calcistica nel corso delle ultime due competizioni olimpiche e si confermano come una delle migliori scuole calcio a livello internazionale. Gli azzurri, dal canto loro, insieme con le nazionali di Germania, Cecoslovacchia e Spagna, non prenderanno parte alla competizione, a causa degli elevati costi legati alla trasferta oltreoceano. Ad ogni modo, la motivazione addotta dalla federazione uruguagia, nella fattispecie la AUF (Asociacion Uruguaya de Fùtbol), è soprattutto di carattere politico: i mondiali sono l’occasione per celebrare il centenario della Costituzione della Repubblica.

A tributare questo avvenimento, c’è anche il nuovissimo stadio chiamato Centenario, a Montevideo, campo principale della manifestazione, forte di ottantamila posti. Oltre all’Italia, mancano l’appuntamento anche le nazioni della federazione britannica: Scozia, Inghilterra, Galles e Irlanda. Avendo dato vita per prime all’importante disciplina sportiva, non vedono di buon occhio la competizione e si autoescludono, considerandosi di un livello troppo superiore rispetto alle nazioni partecipanti.

Il primo Mondiale della storia prende il via il 13 luglio 1930 e termina il 30 dello stesso mese. Tutte le gare si disputano a Montevideo, negli stadi Pocitos, Parque Central e, appunto, Centenario. Le squadre sono tredici, raggruppate in un solo girone da quattro e nei restanti da tre ciascuno: passano solo le prime di ogni raggruppamento. Prendono parte alla competizione anche gli Usa, i quali arriveranno terzi: ad oggi il risultato più importante della nazionale statunitense.

Molte sono le singolarità di questa prima edizione, dai pantaloni alla zuava e la giacca e la cravatta degli arbitri, stando al regolamento, fino alle diatribe sui palloni da utilizzare, visto che ogni nazionale ne portava uno con proprie specifiche caratteristiche di cuoio e peso.  La prima partita che si gioca è Francia – Messico: l’inizio di una lunga storia. Vincono i transalpini e la prima rete della storia dei campionati mondiali è firmata da Lucien Laurent.

Semifinali e finale

Arrivano alle semifinali le squadre nazionali di Argentina, Jugoslavia, Uruguay e Stati Uniti. La favorita sembra essere proprio la prima di queste quattro, la quale calpesta senza problemi tutti gli avversari: Francia, Cile e Messico. A spiccare, tra i bianco-celesti, c’è l’italo-argentino Guillermo Stàbile, ala di grande bravura, che risulterà l’uomo del mondiale, forte dei suoi 8 gol. Anche l’Uruguay batte con facilità le altre squadre, Perù e Romania, e si presenta in semifinale contro la Jugoslavia, che sconfigge con un perentorio 6-1. Gli argentini però non sono da meno e rifilano lo stesso punteggio tennistico agli Usa, presentandosi all’attesissima finale della competizione.







Nonostante sia il primo campionato del mondo, l’entusiasmo a Montevideo è grande e il 30 luglio del 1930, l’arbitro belga Jean Langenus, accetta l’incarico di dirigere la gara a fronte di una congrua polizza di assicurazione sulla vita, sia per se stesso che per i propri familiari. Inoltre, pretende il biglietto di ritorno in Europa per il primo piroscafo in partenza al termine dell’incontro. Secondo altri racconti inoltre, i giocatori uruguagi avrebbero ricevuto minacce di morte dai tifosi argentini, se non avessero perso la finale. Tanta è la tensione poi, che l’Uruguay deve rinunciare al forte attaccante Anselmo, scappato dallo Stadio Centenario pochi minuti prima della gara, a causa di un attacco di panico.

Prim’ancora del fischio di inizio, la partita è già nella storia. I due capitani delle rispettive nazionali infatti, non riescono ad accordarsi per il pallone: quello argentino sembra essere più leggero, quello uruguagio invece nettamente più pesante. Per venire incontro ad entrambe, l’arbitro decide di far giocare il primo tempo con quello argentino e il secondo con il pallone dei padroni di casa. Inoltre, la partita si disputerà sotto una leggera nevicata, evento a dir poco straordinario per la città di Montevideo, nonostante il clima rigido di luglio.

Uruguay 1930: la coppa e il pallone di cuoio della finale
Uruguay 1930: la coppa e il pallone di cuoio della finale

Dopo dodici minuti di gara, è la “celeste” a portarsi in vantaggio con la rete di Dorado. Passano appena otto minuti però, e gli argentini pareggiano con Peucelle, che nella precedente partita, vinta in semifinale con gli Usa, aveva realizzato una tripletta. Al minuto 37 arriva anche il 2-1 dell’Argentina, con il solito Stàbile, giocatore che finirà in Italia, nel Genoa e nel Napoli, e che risulterà essere, al termine della competizione, il capocannoniere assoluto, con ben otto reti.

Il secondo tempo però, è un’altra partita. Gli uruguaiani hanno il loro pallone e già al minuto 57 pareggiano i conti con il cannoniere Cea, per poi passare in vantaggio con Santos Iriarte dieci minuti dopo. All’89’ arriva il gol della sicurezza, grazie al colpo di testa di Castro, giocatore privo della mano destra, persa in un incidente sul lavoro all’età di tredici anni.

La partita termina dunque 4-2 e regala al paese ospitante, l’Uruguay, la prima edizione dei campionati mondiali di calcio. Allenatore della squadra vincitrice è Alberto Suppicci.

Risulteranno essere circa novantamila gli spettatori, nonostante una capienza massima fissata intorno agli ottantamila. I festeggiamenti, dopo la vittoria nella finale, dureranno per giorni, tanto che il 31 luglio verrà proclamato festa nazionale.







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