Riassunto di “Tre Croci”, romanzo di Federigo Tozzi

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Tre Croci” è il romanzo più esplicitamente cristiano di Federigo Tozzi. Ne è un esempio lo stesso accostamento blasfemo tra il suicidio di Giulio e la morte di Cristo sulla croce; è conforme all’insegnamento di Cristo, secondo il quale la Chiesa e i cristiani devono porsi come pietra di scandalo. In questo senso, si può anche definire il romanzo più ideologico di Tozzi ma va precisato che si tratta di un’ideologia aperta mai dogmatica, esprimibile solo mediante un linguaggio sperimentale e libero da vecchi schemi.

Federigo Tozzi
Federigo Tozzi, autore del romanzo Tre Croci (1920)

Nessuno dei personaggi è privo di possibilità di riscatto e di redenzione. Anche nel fango in cui è immerso, l’uomo può trovare una scintilla di quella grazia che lo rende figlio di Dio e fratello di Cristo. Nel romanzo di Tozzi, la protagonista indiscussa è senza dubbio “l’inettitudine”, l’incapacità di assumersi le proprie responsabilità, di gestire situazioni complicate e soprattutto di prendere iniziative. Questo atteggiamento abulico porterà i personaggi del racconto fino alla rovina, ma ciò che colpisce è che i protagonisti attendono nella più completa inerzia che si compia il loro tragico destino.

Tre Croci è definito anche un romanzo rigorosamente cittadino: “Siena viene rappresentata con una tecnica tra cubista ed espressionista, ma la descrizione si sofferma spesso sul degrado di mura e angoli di strada. La campagna fa da corollario lontano”.

Riassunto e analisi di Tre Croci

Il romanzo si svolge a Siena, ai primi del Novecento, in un ambiente provinciale, gretto e maldicente e in maniera particolare, nella libreria dei fratelli Gambi: Giulio, Niccolò ed Enrico. L’autore, attraverso il dramma economico di una famiglia senese e sopratutto attraverso l’autoanalisi del protagonista principale, esprime le sue idee religiose contro l’imbestialimento del secolo, contro gli stolti e i demagoghi. Tre Croci fu scritto tra il 25 ottobre e il 9 novembre del 1918, ma venne pubblicato da Tozzi solo nel 1920 come espressione del naturalismo anche se, per essere un romanzo psicologico, si discostava dalla corrente positivistica.

Il libro narra la vicenda dei fratelli Gambi che ereditano dal padre una libreria, ma ben presto si indebitano per le eccessive spese sostenute per mantenere i vizi di gola di Enrico e Niccolò. Giulio è costretto a chiedere un prestito a Orazio Nicchioli. Questi, sospinto dalla vanità di atteggiarsi a benefattore e dalla voglia di impossessarsi della libreria, concede il prestito facendo firmare a Giulio una cambiale, alla scadenza della quale, i fratelli si trovano impossibilitati a far fronte all’impegno preso.







Giulio, con l’accordo dei fratelli, falsifica altre cambiali prelevando altro denaro fino a indebitarsi in maniera insostenibile. Il Nicchioli, insospettito, scopre Giulio che deposita in banca l’ennesima cambiale falsificata. Per la famiglia Gambi è il disonore! “Il loro padre era stato fortunato e anch’essi da prima stavano bene; poi, a poco a poco, la libreria aveva sempre fruttato meno“.

Giulio si addossa tutte le responsabilità del caso e si uccide, impiccandosi nella libreria. Al processo Enrico e Niccolò, addossando la colpa sul fratello e vengono assolti. Ma neanche per loro c’è una soluzione felice: dopo aver avuto frequenti litigi, ambedue vanno incontro ben presto alla morte. Da lì a poco, Niccolò sofferente di gotta si spegnerà a causa di un colpo di apoplessia, dopo avere a lungo vissuto di stenti; mentre l’altro fratello, Enrico, concluderà i suoi giorni in totale miseria e ricoverato in un Ospizio di mendicità. Le due nipoti, che erano cresciute, insieme a Modesta (moglie di Niccolò), in ultimo deporranno, tre croci sulla loro tomba.

Copertina del libro "Tre Croci", di Federigo Tozzi
Copertina del libro “Tre Croci”

Apparentemente, “Tre Croci” è un romanzo tipicamente naturalistico con tutti gli avvenimenti che lo identificano: la vicenda (caratterizzata da decadenza economica, disonore e suicidio), l’uso del perfetto (del passato storico), il prevalere del dialogo (che per i naturalisti rappresenta la forma più adeguata di mimesi). In realtà Tozzi si occupa poco della vicenda (l’antefatto) che viene accennato, non narrato. Federigo Tozzi fonda il suo romanzo sulla figura dell’anacrasi, forse imitata da Dostoevskij: a lui interessa mostrare come reagiscono i suoi personaggi di fronte a una situazione di “non ritorno”.

L’uomo prende coscienza di se stesso solo davanti a situazioni disperate, appunto di non ritorno. Tozzi però, a differenza degli altri naturalisti, non cerca la finalizzazione degli avvenimenti in quanto questi, si “dispendono” nel mistero della fede.

Il problema che la critica si è posta di fronte alla valutazione dell’opera e che ha risolto con contrastanti conclusioni, consiste nello stabilire se lo scrittore senese abbia realizzato o meno il passaggio dal frammento al romanzo, dalla notazione lirico-paesaggistica (che trova la sua misura ideale nella pagina d’arte calibrata e di breve respiro) alla dimensione narrativa (eliminazione del liricismo autobiografico, capacità oggettiva, rappresentazione di personaggi e vicende) con tutto ciò che ne comporta.







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Stefano Moraschini

Stefano Moraschini

Stefano Moraschini si occupa di web dal 1999. Legge e scrive su, per, in, tra e fra molti siti, soprattutto i suoi, tra cui questo. Quando non legge e non scrive, nuota, pedala e corre. Oppure assaggia vini, birre e cibi. Fa anche altre cose, ma sono meno interessanti. Puoi metterti in contatto con lui su Google+, Twitter, Facebook e Instagram.

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