La Tosca di Puccini: storia e trama

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Tosca è una delle più belle e famose opere liriche musicate da Giacomo Puccini. L’opera si divide in tre atti: il libretto è di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica. La prima rappresentazione si tenne il giorno 14 gennaio 1900 a Roma, presso il Teatro Costanzi. Il libretto deriva da La Tosca di Victorien Sardou (dramma rappresentato per la prima volta il 24 novembre 1887 al Théatre de la Porte-Saint-Martin di Parigi) il cui successo fu legato soprattutto all’interpretazione di Sarah Bernhardt nei panni della protagonista.

La prolusione seguente è stata redatta del Maestro Pietro Busolini.

Tosca di Puccini

Genesi dell’opera

L’idea di trarre un’opera dal dramma di Victorien Sardou nell’anima del Maestro lucchese Giacomo Puccini era nata molti anni prima: subito dopo Edgar. Egli aveva assistito al Teatro Filodrammatici di Milano, Tosca, con la grande Sarah Bernard. Fu colpito per l’evidenza delle sue situazioni, la verità delle passioni che sono in gioco nel dramma, la veemenza degli avvenimenti. Questo approccio non lo appassionò al punto di decidere una strategia musicale. Anzi dopo aver iniziato delle trattative con Sardou, per aver la concessione sul diritto del dramma da musicare, lasciò morire ogni cosa.

Fu invece il Maestro Franchetti che si mise d’accordo con Sardou e diede l’incarico a Illica di preparare il libretto. Questo fu sceneggiato in brevissimo tempo; fu allora che Illica si recò a Parigi per leggere il primo abbozzo a Sardou, presente Franchetti. Puccini a questo punto, rivolle Tosca.

Abbiamo delle incongruenze da parte del lucchese davvero uniche, egli aveva avuto il soggetto di Sardou a sua disposizione, ma non se n’era particolarmente curato; quando però seppe che un altro stava per impadronirsene si riaccese in lui il desiderio di non farsi piu’ sfuggire la fremente creatura.

Cosa fare? Illica aveva avuto le confidenze del Puccini e per favorirlo si assunse l’impegno di convincer Franchetti ad abbandonare l’idea del dramma. L’iniziativa gli riuscì più facile di quanto sperato, e fortuna volle che, poco dopo, Puccini potè così firmare il contratto con Sardou. Ci furon vivaci contestazioni al tempo sia da parte di Puccini che dalla parte di Sardou, nello stendere la prosa in musica.

Voglio raccontare un episodio molto significativo, folle se vogliamo:

Giacomo Puccini (1858 - 1924)
Giacomo Puccini (1858 – 1924)

Sardou insisteva con forza per cambiare il corso del Tevere, per farlo passare sotto Castel Sant’Angelo, dove Tosca si sarebbe suicidata; invano Puccini cercò di dissuaderlo, ma Sardou drammaturgo dal carattere molto autoritario prese a questo punto una carta topografica e dimostrò come la matematica , può finire con l’essere solamente un’opinione. Ci furono svariati scontri con i librettisti, specie con Illica, per cui tagli, sostituzioni di versi, trasformazioni, spostamenti, erano all’ordine del giorno e della notte. A volte i prolissi voli di Illica trovarono in Puccini tramite Giacosa un’inesorabile tarpatore d’ali.

In Tosca, i pezzi chiusi abbondano. Si può dire che l’opera sia ina magnifica ghirlanda di romanze, di arie, di liriche mirabilmente saldate insieme con un prezioso tessuto connettivo da un prestigioso uomo di teatro che quelle romanze, quelle oasi verdi ed olezzanti metteva al punto giusto, nel punto talvolta più nevralgico dell’opera d’arte.

Leggendo quindi il dramma di Victorien Sardou l’ho trovato stringato e logico nella costruzione, per cui ogni particolare è strettamente connesso allo svolgersi della vicenda. Per ridurlo al tipo di libretto che voleva Puccini, bisognava praticargli delle aperture onde poter inserire degli episodi lirici, ed anche abbreviarlo parecchio, perché la musica è per sua natura un elemento ritardatore. In questo lavoro di adattamento il Maestro ed i suoi collaboratori si resero colpevoli di incoerenze e particolari immotivati, dando parecchie volte al dramma una caratterizzazione sommaria.

Tuttavia la musica ha modo di nascondere quelli che in dramma, ovvero in prosa sarebbero dei difetti. E vista in quest’ottica, Tosca e’ l’opera più concentrata di Puccini – a parte i 3 atti unici del Trittico. Questo, per la sua capacità di stringere in una morsa l’ascoltatore ed il fortunato spettatore – dalla prima all’ultima battuta. Il merito non ultimo di questo risultato, spetta all’ingegnosità con la quale furono eseguite le modifiche e le trasposizioni di importanti nodi drammatici da una scena all’altra. Alcune delle alterazioni più intelligenti possono benissimo essere state proposte dallo stesso Sardou, e forse il volubile ed impulsivo drammaturgo non esagerava troppo quando dichiarava che il libretto era superiore al dramma.

Personaggi dell’opera

Floria Tosca: Soprano – Celebre Cantante
Mario Cavaradossi: Tenore – Pittore
Barone Scarpia: Baritono – Capo Della Polizia Papalina
Cesare Angellotti: Basso – Rivoluzionario della Repubblica Romana

Trama di Tosca

Atto Primo

Durata: 44 minuti

Roma, giugno 1800, si parte dalla Prima Repubblica Romana, l’epoca della battaglia di Marengo, all’ombra del Primo Console che domina per buona parte l’opera.

Entriamo nella Chiesa di Sant’Andrea della Valle; 3 battute d’introduzione in cui risuonano tre formidabili accordi perfetti maggiori – Si bem. – La bem. – Mi naturale; con noi entra furtivamente anche Cesare Angelotti, ex Console della caduta Repubblica Romana, fuggito da Castel Sant’Angelo qualche ora prima, egli è il fratello della devota marchesa Attavanti; sa che può nascondersi nella cappella di famiglia perche la chiave è nell’aquasantiera davanti alla colonna. In chiesa c’è il sacrestano a controllare, ed a nettare i pennelli del Cavalier Cavaradossi pittore; in quel momento è intento a recitare l’Angelus.

Sta varcando il portone della chiesa anche Mario Cavaradossi per terminare il suo lavoro, il sacrestano lo saluta e guardando il lavoro, scandalizzato riconosce nelle sembianze della Maddalena, una fedele, ma sconosciuta. Il Cavaliere spega al sacrestano che egli è stato colpito da Lei in quanto i lineamenti dal suo volto erano quelli di una vergine, mentre il sacrestano intona: “scherza con i fanti e di lasciar stare i santi“, finita la salmodia và via salutandolo. Esce quindi dal suo nascondiglio Cesare Angelotti credendo di essere rimasto da solo. Cavaradossi lo vede, e le chiede chi è, Cesare spaventato vorrebbe di nuovo nascondersi, ma riconosce l’amico di sempre, e si fa avanti, ma questo colloquio s’interrompe dal momento che è entrata in chiesa Floria Tosca, la bellissima cantante, innamorata e molto gelosa del bel MarioAngelotti di nuovo và a nascondersi.







Tosca con fare indagatore fa il giro della chiesa per vedere con chi potesse essere l’amato ben, dopo essersi sincerata che egli era da solo, rincuorata anche da Mario del suo assoluto amore, e che egli era solo, Tosca allora lo mette al corrente delle sue desiderata. Ella dopo la recita vorrebbe trascorrere la serata nella casa del suo Pittore. Mario le promette che così sarà e la saluta, ma ella uscendo lancia uno sguardo al dipinto, e ne riconosce le sembianze della Maddalena, Tosca gli fa una tremenda scenata di gelosia, ma Mario spiega a Tosca che la prese a modella a sua insaputa, ed adulandola per suoi bellissimi occhi neri, le spiega che gli occhi suoi non reggono al confronto con quelli azzurri della modella. Tosca è vinta dalla passione, e dopo averlo baciato esce dalla chiesa. Mario chiama l’Angelotti e le fà cenno d’uscire, l’amico allora gli descrive il piano di fuga; la sorella ha lasciato un canestro di abiti da donna che serviranno a lui per travestirsi e poter uscire da Roma o rimanere nascosto in città pur di sottrarsi al barone Scarpia.

Mario udito quell’odioso nome gli assicura il suo aiuto spiegandogli di recarsi in una villa poco distante dalla chiesa, ma seguendo un sentiero poco conosciuto, anche perché hanno già scoperto la fuga. Quindi escono assieme dalla cappella . Entra di nuovo il sacrestano in chiesa con tutti i cantori della Cappella, seguito da chierici e confratelli che vengono subito informati della sconfitta di Napoleone, e che quella sera stessa a Palazzo Farnese ci terra un gran festa con la partecipazione dell’attrice Floria Tosca.

Tutti allegri e felici intonano il Te Deum, mentre il sacrestano spinge tutti in sacrestia. Il barone Scarpia sulle tracce dell’Angelotti, seguito dal fadato Spoletta, rimprovera al sacrestano per la confusione, gli altri rientrano in sacrestia, imponendogli di rimanere, Ordinando ai suoi di guardare in in tutti posti, li si era nascosto un cospiratore dello stato, Tutto si trasforma in certezza dal momento in cui al sacrestano si accorge che il cancello della cappella Attavanti era socchiuso e trova a terra una seconda chiave. Il barone Scarpia trova anche il ventaglio della marchesa Attavanti, con tanto di stemma, e nota le sembianze della nobildonna. Uno sbirri trova anche il paniere delle vivande vuoto. Scarpia prende il sacrestano e si fa riferire tutta la faccenda. Il pover uomo può solo dire di aver lasciato il paniere delle vivande poco prima, ma riposto altrove, e di vederlo ora vuoto.

Da questo momento Scarpia è persuaso della complicità di Cavaradossi. Entra in chiesa Tosca, Scarpia nascondendosi riesce abilmente a suscitare la sua folle gelosia, usando il ventaglio trovato accanto ai colori del Cavaliere. Tosca allora cerca Mario ma il sacrestano le dice di non saper nulla ed ossequiosamente la saluta. Tosca sgomenta teme un tradimento dell’amato, e quando il barone Scarpia gli si pone davanti porgendogli l’acqua benedetta, mentre ha buon giuoco neall’animo cerca di farla subdolamente precipitare nel vortice della più assurda gelosia, Poi mostrandole il ventaglio le chiede se è utile per dipingere, essa lo prende in mano lo guarda, guarda lo stemma lo riconosce, si inalbera, si rimprovera, è adirata, essa era ritornata alla chiesa per dichiarare il suo amore al giovane.

Scarpia invece dimostra un estremo interesse per la ragazza, poi l’accompagna al portone della chiesa, e, quando se ne và, ordina a Spoletta di seguirla. Entra in chiesa il cardinale e tutta popolazione del quartiere, Scarpia ha la speranza di portare a buon fine la sua idea, offrendo a Tosca la sicurezza che Mario l’ha ingannata. Assiste quindi al Te Deum di ringraziamento sulla presunta disfatta napoleonica a Marengo.

Atto Secondo

Durata: 40 minuti

Entriamo nella camera e nel salotto del barone Scarpia, al secondo piano di Palazzo Farnese. L’atto viene aperto con un motivo a terzine rapide, seguito subito alla b. 3, da un altro tema più calmo, nonché da un accenno alla terza aria d’amore del duetto del primo atto.

Il barone sta consumando la sua cena, egli pregusta già la gioia di veder impiccati i due rivoluzionari, chiama lo sgherro Sciarrone e lo prega di consegnare a Floria Tosca, finita la sua esibizione in onore della sconfitta napoleonica un biglietto a suo nome. Il barone Scarpia è sicuro che la celebre attrice verrà, finita la sua recita, in quanto si parlerà di Mario, sale intanto nell’appartamento dal barone, Spoletta annunciato da Sciarrone. Lo sgherro, confida al barone che seguendo la giovin donna, sin alla casa indicatagli, e, dove Ella si era trattenuta in dolce armonia, non c’era il prigioniero, non c’era l’Angelotti.

In Scarpia esplode un’impeto d’ira e quindi le lancia le sue improperie. Spoletta parlando sottovoce le comunica in maniera sommessa e timorosa, che Mario era in quella villa, e che lo ha portato a Palazzo Farnese. Aprendo la finestra della camera, il barone ode venir dal palazzo accanto la voce di Tosca, accompagnata dal coro, Ella è ospite della Regina di Napoli Carolina. Scarpia capisce che è il momento di far entrare nel salotto Mario Cavaradossi assieme a Roberti, l’esecutore di Giustizia, ed al Giudice del Fisco. Il Cavalier Cavaradossi entra protestando per l’affronto subito… Scarpia con fare mellifluo si oppone alle sue proteste e gli presenta le sue ragioni e spiega del perché egli si trovi li. Cavaradossi nega decisamente d’averlo visto e d’averlo sustentato, negando pure anche d’avergli trovato un asilo dove poter rifugiarsi. Tosca improvvisamente irrompe nella sala e corre ad abbracciare l’amato, Ella annuisce d’aver compreso e di dover tacere su tutta la vicenda.

Sciarrone esegue subito l’ordine del barone ed apre la camera della tortura facendo entrare Mario, il Giudice e tutti gli altri sbirri. Nel salotto di Palazzo Farnese rimangon da soli Tosca ed il barone Scarpia che continua il suo interrogatorio con la cantante, egli però chiede a Sciarrone con insistenza se il Pittore sta confessando, Sciarrone fà cenno con la testa di nò, stizzito Scarpia lo induce a continuare, e dà a Tosca le notizie su come l’amato vien torturato, indi le fà udire le grida dell’amato. Ella chiede al barone di cessare la tortura, e fà capire a Scarpia di non saper nulla di quanto a lei chiesto. Vista la sua indisponibilità nel non rispondere, Scarpia fa riprendere la tortura in maniera più forte, alle grida dell’amato Tosca cede ed ammette che il console si è rifugiato nel pozzo della villa. Entra allora “Mario” nel salotto sostenuto da sgherri e tutto insanguinato, lancia furiose ingiunrie a Tosca complice d’aver parlato.

Contemporaneamente Sciarrone annunzia la sconfitta di Napoleone a Marengo, Cavaradossi udito questo ne gioisce, allora il barone sentito questo lo denuncia per alto tradimento, al Pittore non rimane che scaricare le sue grida in faccia a Scarpia e a farle capire la sua gioia per la disfatta del Bonaparte e delle sue truppe. Tosca implorandolo di salvarlo si sente chiedere da Scarpia, la sua vita in cambio dell’amante. Inorridisce la cantante al udir già i suoni dei tamburi che annunciano l’allestimento del patibolo, Il tempo è avaro bisogna decidere il da farsi immediatamente- nel frattempo giunge Spoletta annunciando che è stato trovato il cadavere di Angellotti. Annuncia anche che è tutto pronto per Cavaradossi.

Il barone, per concedere questa grazia, ricatta nella maniera più infame “Tosca” cioè di non essere pagato a prezo di moneta. Ma è lei che lui vuole-. Alla richiesta, “ Tosca” finge di conceder le proprie grazie. Scarpia chiama, e dà disposizioni a Spoletta che venga fatta la stessa fucilazione simulata “Come al Conte Palmieri”, all’ora IV°- indi egli firma un salvacondotto, che porterà i due amanti fino a Civitavecchia e poinel frattempo cerca di abbracciare Tosca, che però essa è già in possesso di un coltello con il quale ferisce a morte il barone, intonando la famosa frase: “E … avanti a lui, tremava tutta Roma”. Poi prende una candela ed un crocefisso e rubando dalla sua mano il salvacondotto, scappa sulla terrazza di Castel Sant’Angelo per salvare il suo suo amore, il suo uomo.

Atto Terzo

Durata: 28 minuti

L’azione si svolge nel terrazzato d’armi di Castel Sant’Angelo, è l’alba, e la descrizione di quest’alba romana è una suggestione veramente poetica; il pastorello attacca la sua melodia dopo le due prime b.

Seguendo la scena, vediamo il Brigadiere delle guardie papaline ricevere il plotone di scorta, che conduce all’esecuzione il Cavalier Cavaradossi.
La guardia prende in custodia il carcerato, assicurandosi sia davvero il Cavaliere, e, firma la presa in consegna del condannato e poi conferendo con lui, lo avvisa che non le rimane che un’ora di vita, se vuole può avere anche il conforto anche un sacerdote. Cavaradossi chiede d’avere un foglio per scrivere un addio d’amore a Tosca, alla sua amata. Nel frattempo Tosca vien condotta da Spoletta sul terrazzato.

Tosca si avvicina a Mario eccitatissima, poi sommessamente gli dice d’aver ammazzato Scarpia e d’aver avuto da lui un salvacondotto per scappar da Roma verso Civitavecchia, e che la fucilazione è una messinscèna, di cader a terra come lei quando lo fà in teatro. L’ora IV è arrivata, il momento è vicino, Spoletta, il Sergente ed il Brigadiere accompagnano il drappello di soldati comandati da un’ufficiale che prendon il loro posto per la fucilazione, Tosca è sempre vicina a Mario ed egli la rassicura che cadrà come lei da attore.

Al comando dell’ufficiale i soldati puntano i loro fucili, al secondo comando li scaricano verso Mario, Tosca corre dall’amato e continua a pregarlo di star fermo e di non muoversi; ma andati via i soldati, chiama Mario piu volte, questi non si muove, allora capisce tutto, è disperata, e urla a Spoletta di aver ucciso Scarpia e Sciarrone conferma. Tosca allora di fronte agli sgherri fugge verso il gli spalti del castello e si getta dandosi la morte.

Segue: analisi musicale dell’opera.







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Stefano Moraschini

Stefano Moraschini

Stefano Moraschini si occupa di web dal 1999. Legge e scrive su, per, in, tra e fra molti siti, soprattutto i suoi, tra cui questo. Quando non legge e non scrive, nuota, pedala e corre. Oppure assaggia vini, birre e cibi. Fa anche altre cose, ma sono meno interessanti. Puoi metterti in contatto con lui su Google+, Twitter, Facebook e Instagram.

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