The Dark Side of the Moon

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E’ uno degli album più celebri dei Pink Floyd e nel contempo uno dei più importanti della storia del rock. Si intitola: The Dark Side of the Moon. L’ottavo album del gruppo è stato pubblicato dalla Capitol Records negli Stati Uniti il 10 marzo del 1973, e dalla Harvest Records in Gran Bretagna il 23 marzo dello stesso anno. La storia del disco affonda le radici nel dicembre del 1971, quando i componenti della band britannica, in seguito al lancio di “Meddle” – il 6° album in studio dei Pink Floyd – , si riuniscono in vista di un tour che li avrebbe portati in Giappone e negli Usa.

Artwork - The dark side of the Moon -disco
La copertina del disco, estremamente semplice, con la forma geometrica del triangolo al suo centro (un prisma che riflette la luce), ha contribuito al successo di The Dark Side of the Moon rendendolo facilmente riconoscibile.

La genesi del disco

Nel frattempo i ragazzi si dedicano alle prove a Londra, in Broadhurst Gardens. E’ in questa occasione che il bassista Roger Waters lancia l’idea di un nuovo album dedicato ad argomenti in grado di far arrabbiare le persone, con testi più diretti rispetto a quelli usati fino a quel momento. Così vengono registrati i primi demo nell’abitazione di Waters a Islington, all’interno di uno studio di registrazione creato ad hoc in giardino. Vi prendono parte, oltre allo stesso Waters, il tastierista Richard Wright, il chitarrista David Gilmour e il batterista Nick Mason.

Il nome del disco

Dopo aver comprato un mixer di ventotto canali, un impianto luci, casse acustiche e amplificatori, il gruppo decide di attribuire al nuovo materiale il nome provvisorio di “The Dark Side of The Moon”, con riferimento non all’astronomia ma alla follia. Tuttavia i Pink Floyd si rendono conto che quel titolo è già stato impiegato dai Medicine Head, e dunque lo sostituiscono con “Eclipse”.

Il 20 gennaio del 1972 il lavoro viene presentato a Brighton, ma l’LP “Eclipse” ottiene riscontri molto tiepidi. Così la band sceglie di recuperare il titolo iniziale, trasformato in “Dark Side of the Moon: A Piece for Assorted Lunatics”. Le canzoni vengono fatte ascoltare il 17 febbraio del 1972 a un gruppo di giornalisti, riscuotendo critiche positive da giornali come il “Sunday Times” o il “Times”.

Anche il tour seguente conquista un riscontro entusiastico da parte dei fan, includendo i nuovi pezzi eseguiti live secondo lo stesso ordine in cui verranno proposti nel disco. Tra il 1972 e il 1973, dunque, va in scena tra l’Europa e l’America il “Dark Side of the Moon Tour”, nel corso del quale la band lavora anche per migliorare i suoni e gli argomenti di alcuni brani.







Vinile - The dark side of the Moon - canzoni
Foto di un vinile d’epoca di The Dark Side of the Moon, prodotto e distribuito in Yugoslavia

The Dark Side of the Moon, le canzoni

L’elenco seguente si riferisce all’edizione originale in vinile del 1973.

  • Lato A
    1. Speak to Me – 1:30 (musica: Nick Mason)
    2. Breathe – 2:43 (Roger Waters, David Gilmour, Richard Wright) – Cantata da David Gilmour
    3. On the Run – 3:30 (musica: David Gilmour, Roger Waters)
    4. Time + Breathe (Reprise) – 6:53 (Nick Mason, Roger Waters, Richard Wright, David Gilmour) – Cantata da David Gilmour e Richard Wright
    5. The Great Gig in the Sky – 4:15 (Richard Wright) –Cantata da Clare Torry
  • Lato B
    1. Money – 6:30 (Roger Waters) – Cantata da David Gilmour
    2. Us and Them – 7:49 (Roger Waters, Richard Wright) – Cantata da David Gilmour e Richard Wright
    3. Any Colour You Like – 3:24 (musica: David Gilmour, Nick Mason, Richard Wright)
    4. Brain Damage – 3:50 (Roger Waters) – Cantata da Roger Waters
    5. Eclipse – 1:45 (Roger Waters) – Cantata da Roger Waters

Le registrazioni

Il 20 gennaio del 1972 iniziano le prove negli studi britannici, mentre le registrazioni finali si svolgono a Londra tra il 24 maggio e il 25 giugno dello stesso anno. Il capo tecnico audio è Alan Parsons, già assistente per “Atom Heart Mother” (il loro 5° album).

Le varie sessioni sono valorizzate dalle tecnologie più evolute del tempo: lo studio permette di missare ben sedici tracce, la prima delle quali è “Us and Them”, che viene registrata il 1° giugno e che anticipa “Money”. Infine, il 9 gennaio del 1973, dopo la pubblicazione del film-documentario concerto “Pink Floyd a Pompei”, l’incisione viene portata a termine. E’ in questa occasione che vengono registrati “On the Run”, “Any Colour Yoy Like”, “Eclipse” e “Brain Damage”.

Nasce, così, un album in cui si parla di malattia mentale, di morte, di vecchiaia, di avidità: ogni lato del disco contiene cinque tracce, ciascuna delle quali simboleggia un particolare stadio dell’esistenza umana. Non a caso, l’inizio e la fine dell’album sono rappresentati da un suono di battiti del cuore. Il lato A si conclude con una metafora della morte, “The Great Gig in the Sky”, mentre il lato B termina con i concetti di unità e alterità di “Eclipse”.

Quando la registrazione fu terminata portai una copia a casa e la feci ascoltare a mia moglie. Ricordo che si mise a piangere. A quel punto pensai «questo ha sicuramente toccato una corda da qualche parte», ed ero contento. (Roger Waters)

Curiosità

Nel Regno Unito è il settimo album più venduto di tutti i tempi. Si stima che uno statunitense su quattordici sotto i 50 anni possegga, o abbia posseduto, una copia dell’album. Fonti dell’industria discografica stimano che le vendite totali in tutto il mondo ammontino a circa 50 milioni di copie, dalla prima uscita: in pratica non esiste giorno dell’anno in cui non vengano vendute decine di copie di questo disco.







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Stefano Moraschini

Stefano Moraschini

Stefano Moraschini si occupa di web dal 1999. Legge e scrive su, per, in, tra e fra molti siti, soprattutto i suoi, tra cui questo. Quando non legge e non scrive, nuota, pedala e corre. Oppure assaggia vini, birre e cibi. Fa anche altre cose, ma sono meno interessanti. Puoi metterti in contatto con lui su Google+, Twitter, Facebook e Instagram.

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