Mastro don Gesualdo: riassunto

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Il romanzo Mastro-don Gesualdo di Giovanni Verga è stato pubblicato nel 1889. Ad eccezione della morte di Gesualdo, che si svolge a Palermo, tutto il romanzo si svolge a Vizzini e nelle sue campagne, negli anni compresi tra il 1820 e il 1850. In Mastro-don Gesualdo il Verga racconta la storia di un ex muratore, Gesualdo Motta, che con il suo lavoro riesce ad arricchirsi.

Mastro Don Gesualdo
Una copertina e una pagina tratta dal romanzo di Giovanni Verga, Mastro Don Gesualdo

Al Mastro, tuttavia, non basta la potenza economica: mira, infatti, ad elevarsi socialmente. Per questo motivo sposa Bianca Trao, una nobile decaduta. La donna ha avuto una relazione amorosa col cugino Ninì Rubiera ed è stata lasciata perché la madre di lui, la baronessa Rubiera, si è opposta al matrimonio riparatore. Il matrimonio con Bianca però non porta a mastro, diventato don, la soddisfazione sperata. Egli, infatti, si sente escluso dal mondo della plebe dal quale proviene e si sente escluso anche dal mondo aristocratico, che lo considera un intruso. Per la plebe è diventato un “don”, per gli aristocratici rimane un “mastro”. Il dolore maggiore per l’uomo, però è nel non sentirsi amato né dalla moglie né dalla figlia Isabella, che è nata dalla relazione della madre con Ninì Rubiera.

Tuttavia poco importa a Mastro don Gesualdo, che fa educare la figlia in un collegio di nobili e la vizia come se fosse sua figlia, accontentandola in tutti i suoi desideri. Tra i due si verifica lo scontro, quando la ragazza si innamora del cugino Corrado La Gurna: mastro don Gesualdo si oppone e le fa sposare un nobile palermitano, Alvaro Filippo Maria Ferdinando Gargantes, duca di Leyra. Mastro don Gesualdo perde la moglie, morta di tisi, e lascia il paese (Vizzini, paese originario del Verga) a causa dei moti del 1848 ed essendosi ammalato di cancro va a vivere a casa della figlia, dove assiste allo scempio delle proprie ricchezze.







Immagine del volto di Giovanni Verga
Giovanni Verga

Finale

La morte di mastro don Gesualdo è l’episodio conclusivo del romanzo e racchiude tutto il pessimismo di Giovanni Verga. Mastro don Gesualdo sa della sua malattia e vuole fare testamento, ma il genero – per paura di perdere l’eredità – rimanda di volta in volta l’incontro con il notaio. Gesualdo, che vorrebbe lasciare in eredità qualcosa ai figli illegittimi avuti prima del matrimonio, manda a chiamare la figlia.

L’uomo parla con la figlia e la esorta a non sperperare le ricchezze che lui ha ottenuto con grande sacrificio. A questa raccomandazione ne segue un’altra: esorta la figlia a compiere lei il dovere di lui nel lasciare qualcosa ai fratelli (figli illegittimi di lui).

Durante il colloquio con la figlia, egli la sente lontana, distratta, ostile, come se fosse fatta di un’altra pasta, quella della famiglia della moglie defunta. A questo punto mastro don Gesualdo si arrende e non aggiunge più nulla. Le chiede di chiamare il prete. Dopo qualche giorno di agonia, assistito nella foresteria del palazzo da un servo poco premuroso, muore da solo. E non solo: dopo la sua morte viene deriso dai servi, che fanno dell’ironia osservando le sue mani grosse, segno di umili origini, e la fortuna che ha avuto di morire nella battista (tela finissima di lino).

Anche mastro don Gesualdo è un vinto, che paga lo scotto per l’ambizione di essere voluto uscire dall’ambiente in cui il destino lo aveva fatto nascere. Socialmente il romanzo rappresenta la borghesia in ascesa di nuova formazione, avida e ambiziosa, simboleggiata da mastro don Gesualdo, e le vecchie aristocrazie in declino, simboleggiate dai Trao.







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Serena Marotta

Serena Marotta

Laureata in giornalismo, nata il 25 marzo 1976, Serena Marotta è anche scrittrice e poetessa. In passato ha collaborato con il "Giornale di Sicilia" e con "La Repubblica" e, attualmente, scrive articoli per il giornale "L'ora" e per questo sito, cura l'ufficio stampa della casa editrice Torri del Vento, del Caffè letterario Riso e dell'associazione Siciliae Mundi. Queste sono in sintesi, le notizie di base per redigere una qualunque biografia. Quello che non può essere né schematizzato né semplicemente elencato, è in primo luogo la passione che riversa in tutto ciò che fa. Il mondo osservato da due occhi verdi carichi di dolcezza e determinazione, una voce sublime che incanta, un’anima che grida attraverso parole che, considerati gli obiettivi che Serena è riuscita a raggiungere, assumono la caratteristica di concreti fatti.

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