Il Giardino dei Finzi-Contini, di Giorgio Bassani: riassunto

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Il Giardino dei Finzi Contini è un romanzo pubblicato nel 1962 da Einaudi ad opera di Giorgio Bassani, uomo di cultura, ferrarese di nascita. La prima bozza del romanzo venne stilata a Roma con precisione a Santa Marinella nei locali dell’Hotel Le Najadi, ma la pubblicazione avvenne poi nella città di Torino nel 1962. Con questo romanzo, Giorgio Bassani si aggiudicò nello stesso anno il premio Viareggio.

Il Giardino dei Finzi Contini
Una copertina del romanzo di Giorgio Bassani, Il Giardino dei Finzi Contini (1962)

Nel 1970, il regista e attore italiano Vittorio De Sica prese spunto dal romanzo di Bassani per realizzare un film omonimo. Il film ottenne grandi consensi da parte dei critici di quel tempo ma non fu gradito dall’autore che, dopo aver inizialmente curato la stesura della sceneggiatura, cambiò idea e chiese successivamente di non essere nominato nei titoli di coda.

Il romanzo è raccontato da una voce narrante che ricorda al lettore gli anni dell’adolescenza e dell’università del protagonista. La storia si snoda attorno alla vita di una ricca famiglia ebraica di Ferrara. Si passa dagli anni ricchi e fausti, fino ad arrivare agli episodi di distruzione e morte portati con sé dal periodo nazifascista. Giorgio Bassani narra le vicissitudini dei personaggi principali, prendendo in considerazione, sullo sfondo, i grandi eventi storici dei secondi anni del 1900, come l’insediamento del Fascismo in Italia.

L’ambientazione del romanzo è la città di Ferrara, con le sue atmosfere sociali malinconiche e cupe, descritte minuziosamente dall’autore che però, dedica la maggior parte della sua attenzione al giardino della villa dei Finzi-Contini, dove si sviluppa la maggior parte della trama, anche se non sono meno marginali i luoghi dell’adolescenza dei protagonisti come il Liceo Guerrini e la tomba dei Finzi-Contini. Proprio questo luogo fa da incipit all’intera vicenda, tramite la voce narrante del protagonista che narra tutti gli episodi accaduti dopo la costruzione della tomba della famiglia Finzi-Contini. Secondo uno dei critici letterari di quel tempo, “Il Giardino dei Finzi Contini” rappresenta quella parte incantata del nostro passato, che più amiamo e di cui però sentiamo maggiormente il bisogno di liberarcene, ma al tempo stesso testimonia gli orrori della persecuzione razziale e la crudeltà che la Storia ci lascia.

ll romanzo inizia alla necropoli etrusca di Cerveteri nel 1957, dove il protagonista si trova in gita con degli amici e, ammirando le tombe etrusche, ricorda il sepolcro monumentale della famiglia Finzi Contini che si trova nel cimitero di Ferrara e da lì la mente vola ai ricordi della sua fanciullezza. Il protagonista, agli inizi degli anni trenta, era uno studente di ginnasio che quando scopre di essere stato rimandato in matematica, inizia a vagabondare per la città, disperato per l’esito scolastico, fino ad arrivare di fronte al muro di cinta della bellissima villa dei Finzi Contini. Qui incontra per la prima volta Micol, una ragazzina tredicenne che il ragazzo ha già visto diverse volte in Sinagoga durante le celebrazioni religiose e le festività ebraiche, la quale lo invita ad entrare per consolarlo, vedendolo altamente disperato.







E’ l’inizio di un’amicizia che tra i due alimenterà anche, con il tempo, un’attrazione fisica. Dal momento del primo incontro, passa un lasso temporale di dieci anni ed arriviamo nel 1938, quando le leggi razziali fanno la loro comparsa in Italia. Il protagonista, subendo l’onta delle leggi, viene allontanato dal circolo di tennis Eleonora d’Este come tutti gli ebrei, ma viene però invitato ed accolto in un club molto più esclusivo, quello della Magna Domus, nomignolo dato alla bellissima villa dei Finzi Contini.

Qui si riunisce un gruppo di ragazzi ebrei che passano il loro tempo spensierato, tra partite di tennis e pomeriggi in allegria. Questo grazie alla famiglia Finzi Contini che apre i cancelli della propria villa al gruppo di ragazzi, coetanei dei due figli, Alberto e Micol, visto che ormai non possono più frequentare le strutture pubbliche per via delle leggi razziali. Fanno parte del gruppo, oltre al protagonista, Micol, suo fratello Alberto e Giampiero Malnate, un giovane ingegnere che lavora in un’industria ferrarese e verso il quale Alberto prova una grande ammirazione.

Il nostro protagonista comincia così a frequentare quotidianamente Micol, con la quale trova molti interessi in comune e trascorre interi pomeriggi tra partite di tennis e lunghe chiacchierate, deliziato inoltre dall’ospitalità del professor Ermanno (padre dei ragazzi), di sua moglie Olga e da una schiera di gentilissimi servitori. L’intesa tra i due giovani si rafforza di giorno in giorno e questo porta i sentimenti del giovane a diventare “amore” ma è troppo timido per confessarlo alla sua amata Micol.

Un po’ all’improvviso, Micol decide di allontanarsi da Ferrara e di andare a Venezia per terminare i suoi studi e laurearsi. Il giovane protagonista continua però a frequentare la villa per rimanere così sempre in contatto con la sua amata e per completare gli studi della sua tesi, dal momento che il professore Ermanno gli ha messo a disposizione la fornita biblioteca della casa per studiare. In occasione dei festeggiamenti pasquali, Micol ritorna a Ferrara ed il protagonista è così felice di rivedere la ragazza che quando la incontra riesce anche a rubarle un bacio. Però proprio in seguito a quel bacio, che rimarrà il solo, Micol cambia atteggiamento nei confronti del giovane, diventa fredda e scostante fino a confessargli che tra loro non può esserci nessun tipo di relazione amorosa, perché sono troppo simili e ormai troppo amici, quasi come due fratelli.

Deluso ed amareggiato, il giovane si allontana definitivamente dalla Magna Domus e comincia a frequentare Giampiero Malnate anche se sono due persone molto diverse tra loro. Quando il Malnate lo convince ad andare in una casa di tolleranza, il protagonista capisce che continuare a frequentarlo lo condurrebbe solo verso una strada di vita sbagliata e non adatta a lui ed una sera in cui si sente particolarmente depresso, vagabondando per la città, si trova a passare proprio davanti al muro di cinta della Magna Domus.

Giorgio Bassani
Una foto di Giorgio Bassani

Finale

Ricordando la sera, di tanti anni prima, in cui Micol lo aveva invitato ad entrare, senza esitare scavalca il muro di cinta ed entra, per la sua ultima volta, nel giardino che era stato spettatore di tutto il suo amore per Micol. Lì capisce definitivamente che i Finzi Contini sono troppo diversi da lui e così decide di dare l’addio a Micol, alla sua famiglia ed al Malnate. Il romanzo termina con la narrazione della triste sorte accaduta a tutti i suoi componenti. Alberto muore per un male incurabile, Giampiero Malnate, mandato a combattere sul fronte russo, muore in battaglia e Micol, con il professore Ermanno e la moglie Olga vengono deportati in un campo di concentramento nazista da cui non faranno mai più ritorno.







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Stefano Moraschini

Stefano Moraschini

Stefano Moraschini si occupa di web dal 1999. Legge e scrive su, per, in, tra e fra molti siti, soprattutto i suoi, tra cui questo. Quando non legge e non scrive, nuota, pedala e corre. Oppure assaggia vini, birre e cibi. Fa anche altre cose, ma sono meno interessanti. Puoi metterti in contatto con lui su Google+, Twitter, Facebook e Instagram.

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