Fantasticheria, novella di Verga

Print Friendly, PDF & Email

Fantasticheria” di Giovanni Verga è tratta dalle novelle “Vita dei campi” (1880). Il titolo di questa novella indica il divagare della fantasia dello scrittore sui ricordi di un breve soggiorno ad Aci-Trezza di una sua amica, una signora del gran mondo, e, per contrasto, sulle condizioni di vita della povera gente di quel piccolo villaggio di pescatori.

Aci-Trezza
Una foto panoramica di Aci Trezza (in siciliano Trizza), frazione del comune di Aci Castello, in provincia di Catania. Il luogo è un centro peschereccio di antica tradizione, noto per il suo caratteristico paesaggio. Questo luogo fu di ispirazione per Verga per la sua novella “Fantasticheria”.

Fantasticheria: analisi e commento

L’amica è il simbolo dei raffinati ambienti aristocratici e borghesi dei romanzi passionali scritti in precedenza dal Verga, la povera gente di Aci-Trezza è il simbolo del mondo degli umili, che il Verga pone al centro dei suoi interessi di scrittore, facendone l’oggetto di un romanzo che ha già in mente, “I Malavoglia”. I due mondi, quello aristocratico e borghese, e quello dei poveri con le sue pene e i dolori, nella novella sono intenzionalmente contrapposti.

La novella Fantasticheria ha la forma di una lettera che lo scrittore scrive all’amica, che alcuni anni prima aveva visitato con lui Aci-Trezza, un paesino di pescatori sulla costa orientale della Sicilia, a pochi chilometri da Catania. Verga ricorda all’amica le due giornate trascorse insieme, le impressioni riportate sulla misera vita del villaggio e la sorte toccata ad alcune persone che avevano conosciuto o osservato, passeggiando per le vie del paese.

Le impressioni della signora erano state pessime, tanto è vero che, arrivata lì per trascorrere un mese, al terzo giorno annoiata e stanca di vedere il verde della campagna e l’azzurro del mare, “e di contare i carri che passavano per via”, era ripartita, pentita di aver fatto quel viaggio. D’altra parte aveva ragione. Con le sue raffinate abitudini cittadine, con le sue esigenze di vita elegante e lussuosa, non poteva comprendere l’umile vita di quella gente, e giustamente stufata di essa, aveva esclamato: “Non capisco come si possa vivere qui tutta la vita”.

Eppure la gente ci vive, le scrive lo scrittore, e nulla vale a staccarla da lì. Di tanto in tanto avviene che il tifo, il colera, la malandata, la burrasca spazza via buona parte di quella gente, che dovrebbe desiderare di essere spazzata e scomparire, ma poi miracolosamente “ripullula nello stesso luogo”, torna cioè a rinascere, come i polloni delle piante abbattute, e riprende la vita di prima.







Giovanni Verga
Giovanni Verga

Il libro che Giovanni Verga scriverà, parlerà proprio di quella gente, di alcune persone che lo scrittore e la signora avevano conosciuto in quei due giorni. La prima tra queste è Mena. Quella donna, dice Verga, a cui la signora soleva “fare l’elemosina col pretesto di comperare le sue arance messe in fila sul panchettino dinanzi all’uscio”, ora non c’è più davanti alla sua casa, che è stata venduta. Si è spostata più avanti e chiede l’elemosina ai carrettieri. Il vecchietto, che era stato al timone della loro barca in quei giorni, era morto all’ospedale della città. Questo vecchietto sarà padron ‘Ntoni, il nonno dei Malavoglia.

Non c’è più nemmeno quella ragazza che faceva capolino dietro i vasi di basilico, sognando tante povere gioie per il suo avvenire. Il suo riso era andato a finire in “lacrime amare” nella città grande, “lontana dai sassi che l’avevano vista nascere e la conoscevano”. Questa ragazza sarà Lia nei Malavoglia. Migliore sorte era toccata ai morti. L’uno era morto da buon marinaio nella battaglia di Lissa, l’altro in un naufragio. Saranno rispettivamente Luca e il padre Bastianazzao nei Malavoglia. Meglio per loro essere morti che mangiare “il pane del re”, stare cioè in carcere a Pantelleria, come era toccato a un loro congiunto, quello che nei Malavoglia sarà il nipote ‘Ntoni.

Nel paese ora rimangono tanti bambini, tanti pezzentelli che crescono in mezzo al fango e alla polvere della strada, “e si faranno grandi e grossi come il loro babbo e come il loro nonno, e popoleranno Aci-Trezza di altri pezzentelli, i quali tireranno allegramente la vita coi denti più a lungo che potranno, come il vecchio nonno, senza desiderare altro, solo pregando Iddio di chiudere gli occhi là dove li hanno aperti”.

A questo punto lo scrittore immagina che la signora dica con un sorriso di scherno che insomma l’ideale di quella povera gente che rimane abbarbicata in paese per tutta la vita, è quello stesso dell’ostrica, che rimane attaccata allo scoglio, dove è nata. Proprio così, dice Verga, “e noi non abbiamo altro motivo di trovarlo ridicolo che quello di non esser nati ostriche anche noi”. Del resto, continua lo scrittore, il tenace attaccamento di quella povera gente al paese dove è nata, la sua rassegnazione coraggiosa ad una vita di stenti, “la religione della famiglia, che si riverbera sul mestiere, sulla casa, e sui sassi che la circondano, mi sembrano… cose serissime e rispettabilissime”.

Proprio per questo motivo egli ne ha fatto oggetto d’indagine e ha cercato di decifrare il dramma modesto e ignoto che ha distrutto “gli attori plebei”, conosciuti insieme all’amica. E dalla riflessione sul loro dramma ha ricavato questa legge che regola il destino della povera gente: che cioè “allorquando uno di quei piccoli volle staccarsi dai suoi per vaghezza dell’ignoto, o per brama del meglio, o per curiosità di mondo, il mondo da pesce vorace ch’egli è, se lo ingoiò, e i suoi più prossimi con lui”.







Aiutaci a farci crescere. Se ti è stato utile, segnala questo articolo

Print Friendly, PDF & Email
Serena Marotta

Serena Marotta

Laureata in giornalismo, nata il 25 marzo 1976, Serena Marotta è anche scrittrice e poetessa. In passato ha collaborato con il "Giornale di Sicilia" e con "La Repubblica" e, attualmente, scrive articoli per il giornale "L'ora" e per questo sito, cura l'ufficio stampa della casa editrice Torri del Vento, del Caffè letterario Riso e dell'associazione Siciliae Mundi. Queste sono in sintesi, le notizie di base per redigere una qualunque biografia. Quello che non può essere né schematizzato né semplicemente elencato, è in primo luogo la passione che riversa in tutto ciò che fa. Il mondo osservato da due occhi verdi carichi di dolcezza e determinazione, una voce sublime che incanta, un’anima che grida attraverso parole che, considerati gli obiettivi che Serena è riuscita a raggiungere, assumono la caratteristica di concreti fatti.

L'articolo è interessante?
Lascia un commento per favore. La tua opinione è importante