Dialogo della Natura e di un Islandese: riassunto e analisi

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Il “Dialogo della Natura e di un Islandese” è la più famosa delle Operette Morali di Giacomo Leopardi. Composta tra il 9 e il 14 aprile del 1824, esprime al meglio il pessimismo cosmico leopardiano. Prendendo spunto da un’opera del filosofo illuminista francese, VoltaireStoria di Jenni o il saggio e l’ateo” (1775), in cui il filosofo parla delle minacce naturali, quali gelo e vulcani, a cui sono sottoposti gli islandesi, Leopardi sviluppa l’idea di un Islandese che viaggia, fuggendo la Natura. Tuttavia arrivato in Africa, in un luogo misterioso ed esotico, incontra proprio la Natura che stava evitando, con la forma di una donna gigantesca dall’aspetto “tra bello e terribile“.

Testo completo dell’opera

Islanda: paesaggio naturale
Una foto che ritrae la Natura di un paesaggio islandese

Riassunto

Un uomo, dopo aver viaggiato molto per varie parti del mondo, per fuggire la Natura arriva un giorno in Africa. Qui gli compare una donna gigantesca, seduta per terra, con il dorso e il gomito appoggiati ad una montagna, viso bello e terribile e i capelli nerissimi. A lei che gli domanda chi sia e che cosa cerchi in quei luoghi ancora inesplorati l’uomo risponde di essere un povero Islandese che sta fuggendo la natura. Quando la donna gli dice di essere la natura che egli fugge, l’Islandese pronuncia una lunga requisitoria contro di essa, parlando della sua vita di patimenti e accusandola di essere la causa della sofferenza e dell’infelicità degli uomini.

La Natura quindi risponde che il mondo non è stato fatto per il genere umano e per la sua felicità, anzi se un giorno esso si estinguesse, lei forse non se ne accorgerebbe. L’Islandese controbatte facendo un esempio.







Se fosse invitato da un signore nella sua villa e all’arrivo in casa fosse maltrattato dai servi e dai figli, rinchiuso in una stanza buia e fredda, ricorderebbe al signore di essere stato invitato e di non esserci andato di spontanea volontà. Di conseguenza aveva il diritto di non essere trattato male. La Natura si è comportata con gli uomini allo stesso modo del signore.

La natura sì è vero che non ha fatto il mondo per gli uomini, ma avendoli fatti nascere, non deve renderli infelici e schiavi, ma deve trattarli umanamente.  Allora la Natura gli ricorda che la vita dell’universo è un ciclo perpetuo di trasformazioni della materia, a cui nulla sfugge. Quindi l’Islandese domanda il perché della vita e dell’universo. Una domanda che rimane senza risposta, così come avviene nel “un pastore errante dell’Asia”, che sta a significare  il mistero insondabile dell’universo.

II dialogo si conclude in maniera brusca per la misera fine dell’Islandese:  secondo alcuni, fu divorato da due leoni, secondo altri, fu preda di un violentissimo vento, che lo ricoprì di sabbia, trasformandolo in mummia.

Analisi

Questo dialogo svolge il concetto leopardiano della natura matrigna, che è la causa dell’infelicità degli uomini, perché ha diffuso in essi il desiderio insopprimibile della felicità, pur sapendo di non poterlo mai mantenere. La scelta a protagonista di un Islandese sta a significare che sono infelici anche coloro che sono vicini alla natura, alla vita primitiva.

Il dialogo della natura e di un Islandese, è composto in forma mista di narrazione e di dialogo. Quest’opera segna un momento di fondamentale importanza nel pensiero del Leopardi, il passaggio da una concezione di una natura benefica a quella di una natura matrigna. Leopardi qui utilizza i materiali dello Zibaldone e ricordi di scritti di Voltaire, e li unifica nella sintesi della creazione poetica.







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Serena Marotta

Serena Marotta

Laureata in giornalismo, nata il 25 marzo 1976, Serena Marotta è anche scrittrice e poetessa. In passato ha collaborato con il "Giornale di Sicilia" e con "La Repubblica" e, attualmente, scrive articoli per il giornale "L'ora" e per questo sito, cura l'ufficio stampa della casa editrice Torri del Vento, del Caffè letterario Riso e dell'associazione Siciliae Mundi. Queste sono in sintesi, le notizie di base per redigere una qualunque biografia. Quello che non può essere né schematizzato né semplicemente elencato, è in primo luogo la passione che riversa in tutto ciò che fa. Il mondo osservato da due occhi verdi carichi di dolcezza e determinazione, una voce sublime che incanta, un’anima che grida attraverso parole che, considerati gli obiettivi che Serena è riuscita a raggiungere, assumono la caratteristica di concreti fatti.

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