Prendimi l’anima: recensione, trama e commento

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Desiderare un amore intenso, unico, al punto di affidare all’altro la propria anima. Così, da una storia vera, nasce il film “Prendimi l’anima” del 2002, diretto da Roberto Faenza. E’ un film biografico ispirato alla figura della psicoanalista russa Sabina Spielrein.

Prendimi l'anima - poster locandina film
Prendimi l’anima – poster locandina film

Prendimi l’anima: trama e riassunto del film

La pellicola “Prendimi l’anima” è ispirata alla figura della psicoanalista russa Sabina Spielrein, nata a Rostov, sul Don, nel 1885, paziente di Carl Gustav Jung, con il quale successivamente intrattiene anche un rapporto amoroso. Sabina è interpretata dalla magnifica Emilia Fox, mentre il dottor Jung dallo strepitoso e affascinante Iain Glen.

A portare alla luce la storia della paziente e amante del dottore ci pensano Marie, studiosa francese e Fraser, studioso scozzese, che si incontrano su un autobus e fanno reciproca conoscenza mentre viaggiano per le strade di Mosca, dove stanno svolgendo delle ricerche sulla vita della psicoanalista russa ed ebrea Sabina. Da qui, ne ricostruiscono insieme la vita, attraverso il diario che Sabina scrive durante il suo ricovero presso l’ospedale Burgholzli, di Zurigo, avvenuto nel 1904 in seguito alla morte della sorella, a causa di una forma grave di isteria dalla quale la dolce Sabina viene colpita.

E’ proprio in ospedale che la giovane donna conosce Carl Gustav Jung, che prova su di lei i nuovi metodi di psicoanalisi del suo maestro Freud, grazie ai quali riuscirà a guarirla un anno dopo. Sabina riesce a guarire e, uscita dall’ospedale, dietro consiglio del suo medico, la giovane si interessa alla psicoanalisi, studia medicina, specializzandosi in psicoanalisi e pedagogia e, contemporaneamente, apre le porte del suo cuore.

Seconda parte

Tra Jung e Sabina nasce una meravigliosa storia d’amore. Storia d’amore scoperta dalla moglie del medico, che avvisa con una lettera i genitori di Sabina, ostacolando il loro amore, tanto che Jung, per paura di uno scandalo, lascia la ragazza.

Seppure innamorata di Jung, Sabina, nel 1912, sposa il medico russo Pavel Scheftel. Un anno dopo, nasce sua figlia Renate. Sabina torna in Russia con la figlia, nel 1923, stabilendosi a Mosca e si specializza nel settore della psicoanalisi e della psicologia infantile, diventando direttrice dell’Asilo bianco, che prende il nome dal colore delle pareti. Un posto, l’Asilo bianco, dove i bimbi vengono fatti crescere in libertà, ma che viene chiuso nel corso della dittatura di Stalin. Viene bandita altresì la psicoanalisi. Contemporaneamente, anche la famiglia di Sabina non viene risparmiata: due fratelli vengono deportati e uccisi. Mentre Sabina muore, nel 1942, sotto la mano crudele dei nazisti durante l’occupazione di Rostov, proprio dove aveva trovato riparo dopo la chiusura dell’Asilo bianco. E’ qui che Sabina e sua figlia Renate vengono uccise a fucilate nella sinagoga insieme a circa un centinaio di ebrei.







Commento e recensione

Il film “Prendimi l’anima” merita di essere visto. Esso conferisce una carica emotiva e dà il giusto riconoscimento storico alla biografia di Sabina. Sottolinea anche l’aspetto umano dell’uomo di scienza. La figura di questa giovane donna è il ritratto di una donna sensuale, esplosiva e ribelle. Non quello di una folle da curare. Jung appare fragile, innamorato ma pronto a rinunciare a favore della sua carriera.

Sabine ha scritto nel suo diario durante la sua relazione con Jung:

Ma poi: lo voglio veramente? Potremmo essere felici? Nessuno di noi due, credo, perché il pensiero di sua moglie e dei suoi figli non ci darebbe pace. Non sono affatto nemica di sua moglie, posso capire fin troppo bene la sua posizione nei miei confronti.

Anche se la conosco poco, credo sia una brava persona, visto che il mio amico l’ha scelta. Quante volte ho dovuto soffrire per lei, quante volte nel pensiero le ho chiesto perdono per il dolore che ho portato nella sua casa tranquilla.

Del resto anche a me questo amore non ha portato altro che dolore. Erano pochi gli attimi in cui, riposando sul suo petto, potevo dimenticare tutto e nemmeno pensare alla tragedia della nostra situazione poteva turbare il mio sentimento di gioia profonda; neanche la derisione del critico dentro di me — l’essere umano è uno strano meccanismo — poteva distogliermi. E ora? Egli mi si avvicina di nuovo. … (1910).

Un altro film – con produzione internazionale – che tratta le stesse tematiche è “A Dangerous Method” (2011) di David Cronenberg; in quest’ultimo film troviamo Michael Fassbender nel ruolo di Carl Gustav Jung; Keira Knightley nel ruolo di Sabina Spielrein; Viggo Mortensen nel ruolo di Sigmund Freud.







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Serena Marotta

Serena Marotta

Laureata in giornalismo, nata il 25 marzo 1976, Serena Marotta è anche scrittrice e poetessa. In passato ha collaborato con il "Giornale di Sicilia" e con "La Repubblica" e, attualmente, scrive articoli per il giornale "L'ora" e per questo sito, cura l'ufficio stampa della casa editrice Torri del Vento, del Caffè letterario Riso e dell'associazione Siciliae Mundi. Queste sono in sintesi, le notizie di base per redigere una qualunque biografia. Quello che non può essere né schematizzato né semplicemente elencato, è in primo luogo la passione che riversa in tutto ciò che fa. Il mondo osservato da due occhi verdi carichi di dolcezza e determinazione, una voce sublime che incanta, un’anima che grida attraverso parole che, considerati gli obiettivi che Serena è riuscita a raggiungere, assumono la caratteristica di concreti fatti.

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