La sera del dì di festa

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Composta nell’estate del 1820, La sera del dì di festa è un’opera di Giacomo Leopardi, parte dei piccoli idilli. La festa a cui il poeta accenna è con ogni probabilità la festa di San Vito, protettore di Recanati, che si celebra il 15 giugno. La donna di cui si parla, secondo alcuni biografi, sarebbe la cugina del poeta, Serafina Basvecchi. Secondo il Flora però non si tratta di una donna reale, ma di una donna d’immaginazione.

La sera del dì di festa
La sera del dì di festa: Dolce e chiara è la notte e senza vento | E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti | Posa la luna …

Durante la notte che segue il giorno festivo, Leopardi contempla la luna, che illumina le case, i campi, le montagne. Il paesaggio lunare lo porta col pensiero alla persona amata, ignara dell’amore che ha il poeta nei suoi confronti, e che forse in sogno anche lei sta pensando alle persone che le piacquero e alle quali piacque. Per lui, seppure giovane, non c’è nessuna felicità, perché la natura lo ha condannato al dolore e gli permette solo di piangere.

Mentre il poeta è assorto nella considerazione della propria infelicità, il canto dell’artigiano, che dopo la festa rientra a tarda notte nella sua povera casa, lo distoglie dalla meditazione e lo riporta al pensiero della caducità e vanità delle cose umane travolte dal tempo, anche le più gloriose, come il grande impero di quella Roma, che con le sue vittorie sbalordì il mondo intero. Ora quella gloria è passata e nessuno ne parla più.







La stessa impressione della caducità e vanità delle cose umane che il poeta ha coscientemente, ora, da adulto, l’aveva, inconsapevolmente, da fanciullo, quando, amareggiato e deluso dal giorno di festa tanto atteso, nella notte seguente, mentre si trovava nel suo letto e si rigirava in attesa del sonno, inspiegabilmente sentiva riempire il cuore di tristezza quando un canto si levava nel silenzio della notte.

Tema dell’idillio “La sera del dì di festa” è la delusione provata all’arrivo di una felicità desiderata e attesa a lungo, che si è poi rivelata vana.

Testo della poesia La sera del dì di festa

Dolce e chiara è la notte e senza vento,
E queta sovra i tetti e in mezzo agli orti
Posa la luna, e di lontan rivela
Serena ogni montagna. O donna mia,
Già tace ogni sentiero, e pei balconi
Rara traluce la notturna lampa:
Tu dormi, che t’accolse agevol sonno
Nelle tue chete stanze; e non ti morde
Cura nessuna; e già non sai nè pensi
Quanta piaga m’apristi in mezzo al petto.
Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno
Appare in vista, a salutar m’affaccio,
E l’antica natura onnipossente,
Che mi fece all’affanno. A te la speme
Nego, mi disse, anche la speme; e d’altro
Non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.
Questo dì fu solenne: or da’ trastulli
Prendi riposo; e forse ti rimembra
In sogno a quanti oggi piacesti, e quanti
Piacquero a te: non io, non già, ch’io speri,
Al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo
Quanto a viver mi resti, e qui per terra
Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
In così verde etate! Ahi, per la via
Odo non lunge il solitario canto
Dell’artigian, che riede a tarda notte,
Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
E fieramente mi si stringe il core,
A pensar come tutto al mondo passa,
E quasi orma non lascia. Ecco è fuggito
Il dì festivo, ed al festivo il giorno
Volgar succede, e se ne porta il tempo
Ogni umano accidente. Or dov’è il suono
Di que’ popoli antichi? or dov’è il grido
De’ nostri avi famosi, e il grande impero
Di quella Roma, e l’armi, e il fragorio
Che n’andò per la terra e l’oceano?
Tutto è pace e silenzio, e tutto posa
Il mondo, e più di lor non si ragiona.
Nella mia prima età, quando s’aspetta
Bramosamente il dì festivo, or poscia
Ch’egli era spento, io doloroso, in veglia,
Premea le piume; ed alla tarda notte
Un canto che s’udia per li sentieri
Lontanando morire a poco a poco,
Già similmente mi stringeva il core.







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Serena Marotta

Serena Marotta

Laureata in giornalismo, nata il 25 marzo 1976, Serena Marotta è anche scrittrice e poetessa. In passato ha collaborato con il "Giornale di Sicilia" e con "La Repubblica" e, attualmente, scrive articoli per il giornale "L'ora" e per questo sito, cura l'ufficio stampa della casa editrice Torri del Vento, del Caffè letterario Riso e dell'associazione Siciliae Mundi. Queste sono in sintesi, le notizie di base per redigere una qualunque biografia. Quello che non può essere né schematizzato né semplicemente elencato, è in primo luogo la passione che riversa in tutto ciò che fa. Il mondo osservato da due occhi verdi carichi di dolcezza e determinazione, una voce sublime che incanta, un’anima che grida attraverso parole che, considerati gli obiettivi che Serena è riuscita a raggiungere, assumono la caratteristica di concreti fatti.

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