Intervista a Marquica: sensibilità, impegno e la Teoria della Ghianda

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Abbiamo intervistato Nicoletta Marchica, in arte Marquica. La sua esperienza artistica in campo musicale e artistico è di tutto rispetto e spazia dalla musica melodica a quella jazz. Sebbene il suo nome possa risultare poco noto al grande pubblico, la sua voce risulterà a molti ben più familiare (per gli spot tv a cui è stata prestata e per l’esperienza come vocalist del gruppo Dirotta su Cuba).

Nell’intervista che segue ripercorriamo insieme a Marquica i passi più significativi della sua carriera e delle sue esperienze musicali, per parlare infine in modo più approfondito del suo ultimo lavoro, il disco solista “La teoria della ghianda” e del singolo “La mia escort“: si tratta di un brano intenso che intreccia melodie ricercate e testi di notevole spessore, sia per il tema che affronta, sia per l’approccio che la sensibilità di Marquica è stata capace di dare.

Marquica
Marquica, in una foto scattata durante una esibizione live.

Iniziamo parlando delle tue origini artistiche: quando hai iniziato a interessarti alla musica e in che modo?

Ho cominciato a cantare da bambina, i miei genitori amano molto la musica e per anni mi sono esibita in diversi eventi in Valtellina dove sono cresciuta.

A 10 anni ho trovato una cassetta di Aretha Franklin capendo che quella meraviglia faceva parte di me. Cantavo per ore e scrivevo delle piccole canzoni per i miei amici raccontandoli o provando a decifrare e trasporre in note qualsiasi emozione mi colpisse.

A 19 anni mi sono trasferita a Milano per studiare musical e non ho più smesso né di studiare, né di suonare.

Qual è stato il tuo percorso artistico?

Ho iniziato con i Musical, poi al M.A.S. dove ho cantato in molti Tour, inciso due singoli prima con la Warner (Sol Amor Y Amor) spot della Lipton, poi con la Sony (“Easy”) insieme a Daniele Coro con cui ho preso parte del Tour italiano itinerante di RTL.

Nel 2005 sono diventata la voce dei Dirotta su Cuba scrivendo insieme a Rossano Gentili il disco ”Jaz” e per tre anni ho suonato in molte piazze e club di tutta la penisola.

Ora ho composto e prodotto il mio disco solista ”La teoria della ghianda”, arrangiato dal mio bassista William Nicastro.

Quali sono i lati positivi e negativi di questo lavoro?

E’ molto difficile conciliare famiglia e lavoro, gli orari sono opposti quindi acquisisci una capacità organizzativa, di gestione sbattimenti e poche ore di sonno incredibile… eppure… la musica riesce ancora a sorprendermi e affascinarmi, mi fa sentire autentica e insieme allo stupore che solo un bambino possiede, mi disarma sempre.

Marquica
Marquica

Che cosa è la musica per te?

E’ ciò che mi fa credere che l’umanità sia tuttavia meravigliosa, è un linguaggio universale che unisce e mi fa stare bene. Da cantautrice è un mezzo che mi permette di esprimere, di spingere fuori ciò che non ha più spazio in un solo corpo, è totalizzante.

A chi t’ispiri quando scrivi una canzone? E parlando di “La mia Escort”, a chi e cosa ti sei ispirata?

Quando qualcosa, qualsiasi, mi colpisce sia fisicamente che concettualmente, ovunque mi trovi, sento l’esigenza di scrivere o registrare le note che mi risuonano dentro, da una risposta detta superficialmente al supermercato, ad una notizia letta su un giornale, ad un’emozione vissuta sia in primis che riportata da amici o conoscenti.

Se ci sono sentimenti in gioco mi viene più facile e la melodia ha già le sue parole.

La mia escort” nasce dall’incontro di due ragazze che vivono di questo, bellissime e molto intelligenti, con cui ho passato qualche ora in un locale dove suonavo.

Le loro storie di vita mi hanno sconvolta non solo per l’aver realizzato quanto per loro fosse un lavoro degno e molto remunerativo (una ha quattro figli che mantiene così), ma soprattutto per le parole con cui descrivevano le emozioni vissute, le aspettative future, gli sguardi subiti, i clandestini ospitati nel loro corpo perfetto… il loro sentirsi ”tasse dei rifiuti” ma con le stesse paure e desideri di ogni donna.

Quella sera a casa la canzone è venuta da sé in un’oretta.







Come è nata l’idea di questo video?

Stavo provando con la mia band gli inediti del disco e dopo “La mia Escort” io e il mio bassista ci siamo guardati in faccia e senza troppe parole abbiamo sentito che doveva essere il singolo del video che volevo fare; ho chiamato Daniele Piras e Fabio Marrazza, miei cari amici registi, e di notte su Skype gli ho proposto uno storyboard.

In poche settimane abbiamo fatto qualche modifica, trovato location, attori, stilisti e l’abbiamo girato.

Quanto tempo è stato necessario per realizzarlo?

Due giorni dalla mattina alla notte senza praticamente fermarsi né mangiare.

Nel video rappresenti due ruoli e più modi di essere, in quale ti identifichi di più?

Per ora non ho mai fatto la escort… Ho visto molte feste in cui tante donne venivano pagate e non le giudico assolutamente,infatti l’idea del video non è quella di puntare il dito contro chi sceglie di utilizzare il proprio corpo così, anzi, quello che volevo rappresentare sono le vite parallele di queste due donne: una comune, l’altra escort, in varie fasi della loro giornata, così differenti, tuttavia molto simili. Sta allo spettatore scegliere in chi identificarsi: a me interessa aver provato a descriverle al meglio con le loro bellezze e paure.

Io sono una mamma e un’artista: mi avvicino di più alla donna di casa che per professione ha a che fare anche con realtà mondane.

Marquica
Nicoletta Marchica, in arte Marquica

Quali saranno i tuoi prossimi passi?

Pubblicare il disco con un’etichetta che si innamori del mio progetto e che mi permetta di suonare tantissimo perché credo che quello sia il grande valore aggiunto di questi pezzi e della mia band.

A chi è rivolto il tuo disco per contenuti e sound?

Non ho escluso nessuna fascia evolutiva nel farlo, durante i live ci sono molte persone dai diciotto anni ai novanta; gli adolescenti solitamente mi vedono come sorella, i miei coetanei come amica e le persone più grandi ascoltano con maggiore attenzione i testi più complessi.

Parlo di molte cose, dalla ricerca di conferma, all’ultimo giorno della terra, da mio figlio, alla forza degli esseri umani; c’è un brano per mio padre, un inno all’amore e una mia definizione dell’Essere signori che ha poco a che fare con la moda.

La sfida sta nel riuscire ad avvicinare sonorità afroamericane più soul-pop a melodie vicine al cantautorato italiano, in modo originale, utilizzando testi fitti e intensi.

Che cosa pensi della musica in Italia oggi?

Ci sono cantanti incredibili, pochi pezzi melodicamente interessanti, i suoni dei dischi sono molto simili e le parole, a parte nell’Hip-Hop, sono ripetitive e ridondanti; è un peccato perché c’è tanto talento in giro che non viene affatto supportato.

Vorrei solo esistessero network attenti alla scoperta di bellezza, non solo alla televisione che giustamente è un mezzo potentissimo, ma molte volte non ha troppo a che vedere con l’arte.

Quali sono gli artisti italiani e non, che ami di più?

Indubbiamente Stevie Wonder perché è tutto e il meglio, Paolo Nutini per il suo timbro; in Italia adoro Niccolò Fabi, tutto il cantautorato romano e Carmen Consoli.

A chi sogna di intraprendere il mestiere di cantante quale consiglio ti senti di dare?

Consiglio di studiare non solo canto, ma recitazione, stage acting e danza contemporanea; di mangiare bene, di viaggiare il più possibile, di amare molto e prendersela poco.







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Stefano Moraschini

Stefano Moraschini

Stefano Moraschini si occupa di web dal 1999. Legge e scrive su, per, in, tra e fra molti siti, soprattutto i suoi, tra cui questo. Quando non legge e non scrive, nuota, pedala e corre. Oppure assaggia vini, birre e cibi. Fa anche altre cose, ma sono meno interessanti. Puoi metterti in contatto con lui su Google+, Twitter, Facebook e Instagram.

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