La canzone del Piave

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La canzone del Piave è una canzone patriottica conosciuta anche come La leggenda del Piave, talvolta ricordata con le sue prime parole “Il Piave mormorava“. E’ una delle più famose canzoni italiane in tema di patriottismo.

Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il ventiquattro maggio
I primi versi della canzone: “Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il ventiquattro maggio

La canzone del Piave” fu scritta nel 1918 da E.A. Mario, pseudonimo del maestro Ermete Giovanni Gaeta (Napoli, 5 maggio 1884 – Napoli, 24 giugno 1961). Nel 1918, nella notte del 23 giugno, poco dopo il termine della Battaglia del Solstizio, in seguito alla resistenza e alla vittoria italiana sul Piave, E.A. Mario scrisse di getto sia le parole che la musica di questo brano. La “Canzone del Piave” servì a risollevare il morale dei soldati: il generale Armando Diaz inviò addirittura un telegramma per far sapere a Gaeta che la sua canzone era servita a dare coraggio ai soldati del Regno e ad aiutare lo sforzo bellico  ben “più di un generale“.

E. A. Mario - Ermete Giovanni Gaeta
E.A. Mario – Ermete Giovanni Gaeta

Nel periodo costituzionale transitorio durante la fase conclusiva per l’Italia della Seconda guerra mondiale, La Leggenda del Piave fu adottata provvisoriamente come inno nazionale italiano, prima che venisse adottato l’Inno di Mameli, nel 1946.

Il testo della canzone

Il Piave mormorava,
calmo e placido, al passaggio
dei primi fanti, il ventiquattro maggio;
l’esercito marciava
per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera

Muti passaron quella notte i fanti:
tacere bisognava, e andare avanti!

S’udiva intanto dalle amate sponde,
sommesso e lieve il tripudiar dell’onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero,
il Piave mormorò:
Non passa lo straniero!

Ma in una notte trista
si parlò di un fosco evento,
e il Piave udiva l’ira e lo sgomento
Ahi, quanta gente ha vista
venir giù, lasciare il tetto,
poi che il nemico irruppe a Caporetto!

Profughi ovunque! Dai lontani monti
Venivan a gremir tutti i suoi ponti!

S’udiva allor, dalle violate sponde,
sommesso e triste il mormorio de l’onde:
come un singhiozzo, in quell’autunno nero,
il Piave mormorò:
“Ritorna lo straniero!”

E ritornò il nemico;
per l’orgoglio e per la fame
volea sfogare tutte le sue brame
Vedeva il piano aprico,
di lassù: voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora

No!“, disse il Piave. “No!“, dissero i fanti,
Mai più il nemico faccia un passo avanti!

Si vide il Piave rigonfiar le sponde,
e come i fanti combatteron l’onde
Rosso di sangue del nemico altero,
il Piave comandò:
Indietro va’, straniero!

Indietreggiò il nemico
fino a Trieste, fino a Trento
E la vittoria sciolse le ali al vento!
Fu sacro il patto antico:
tra le schiere, furon visti
Risorgere Oberdan, Sauro, Battisti

Infranse, alfin, l’italico valore
le forche e l’armi dell’Impiccatore!

Sicure l’Alpi Libere le sponde
E tacque il Piave: si placaron l’onde
Sul patrio suolo, vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò
né oppressi, né stranieri!







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Stefano Moraschini

Stefano Moraschini

Stefano Moraschini si occupa di web dal 1999. Legge e scrive su, per, in, tra e fra molti siti, soprattutto i suoi, tra cui questo. Quando non legge e non scrive, nuota, pedala e corre. Oppure assaggia vini, birre e cibi. Fa anche altre cose, ma sono meno interessanti. Puoi metterti in contatto con lui su Google+, Twitter, Facebook e Instagram.

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