La Sacra Sindone

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La Sacra Sindone è uno dei grandi misteri della religione cristiana. È un lenzuolo funerario di lino su cui si può scorgere l’immagine di un uomo, torturato e crocefisso. I tratti e i segni di questa figura sono compatibili con quelli descritti nella Passione di Gesù, di conseguenza i fedeli e anche alcuni esperti sostengono che quel lenzuolo sia stato usato per avvolgere il corpo di Cristo nel sepolcro. Ovviamente, non esiste una prova certa della sua autenticità ed è considerato un oggetto di grande fascino, mistero e un segno di fede.

La Sacra Sindone
Il volto presente sulla Sacra Sindone e la sua elaborazione fotografica

La Sindone è conservata nel Duomo di Torino e periodicamente viene mostrata. L’esposizione si chiama ostensione.  La Sindone è un lenzuolo color giallo ocra con trama a spina di pesce (tessitura tipica di duemila anni fa), con forma rettangolare (4,41m per 1,13m), tagliato su uno dei lati lunghi. Secondo una tesi accreditata, il lenzuolo dovrebbe risalarire al Primo secolo e provenire dalla Palestina: la dimostrazione sono i ritrovamenti nelle fibre del lino di pollini di diverse specie vegetali originari della Palestina. Ma c’è di più. Il lenzuolo è davvero un pezzo di storia che ha attraversato i secoli, non solo della religione, infatti, presenta diversi segni che datano alcuni eventi e che purtroppo lo hanno parzialmente danneggiato. Tra questi, ci sono le bruciature causate dall’ incendio della Sainte-Chapelle du Saint-Suaire, in cui era conservato, nel 1532.

Ciò che però rende davvero particolare questo lenzuolo sono le immagini riportate sulla tela: troviamo una doppia “fotografia” di un corpo umano nudo di grandezza naturale. Si parla di doppia immagine, perché abbiamo il lato frontale del corpo e quello posteriore. Questo fa supporre che Cristo sia stato avvolto.

La Sacra Sindone
La Sacra Sindone

C’è anche il segno della testa, perfettamente allineata con la figura, ma sollevata però dal busto.  È una cosa plausibile, perché il collo per posizione potrebbe non aver lasciato segni. Iniziano, però, proprio dall’analisi di queste immagini i primi dubbi. I segni presenti sembrano la proiezione di una figura umana, non quella che si potrebbe ottenere avvolgendo il corpo nel lenzuolo.







La presenza della Sindone è stata accertata nel 1353, quando il cavaliere Goffredo di Charny annunciò a Lirey, in Francia, di essere in possesso del telo che aveva avvolto il corpo di Cristo nel sepolcro. Margherita di Charny, discendente di Goffredo, vendette nel 1453 il telo ai duchi di Savoia che lo portarono a Chambéry. Gli esami sull’autenticità arrivarono diversi secoli dopo. La Sindone fu fotografata per la prima volta nel 1898 ed è stata proprio in quest’occasione che si capì che quell’immagine era un negativo (e non un positivo). Apparve chiaro che si trattava della figura di uomo, con la barba e i capelli lunghi. Molto evidenti erano i segni delle torture subite: i tagli su costato, le ferite ai polsi e la piaga causata dallo sfregamento di una grossa trave di legno portata a spalle (la croce probabilmente). È ovvio che la comunità scientifica si stia, ancora oggi, interrogando sull’autenticità.

Una prova molto interessante è quella ricavata nel 1988 dall’analisi del carbonio 14, che ha permesso di datare il lenzuolo tra il 1260 e il 1390.  La datazione potrebbe però dipendere dal prelievo dei campioni analizzati da parti rammendate dopo l’incendio, che colpì il lino, nel 1532 a Chambéry. 
Ecco dunque che anche qui non si può essere sicuri. Dopo la rovina di Chambéry, la Sacra Sindone, il 15 settembre 1578, è stata portata a Torino dalla famiglia Savoia. Purtroppo nel 1997 un altro incendio ha minacciato l’incolumità del lenzuolo, quando le fiamme nella notte tra l’11 e il 12 aprile hanno devastando la Cappella del Guarini nel Duomo, dove era conservata.

Nel corso degli anni molti studi e molti esperti hanno analizzato la Sindone e hanno cercato una prova sull’autenticità. La questione è estremamente delicata e dibattuta, tanto che la Chiesa Cattolica non si è mai espressa all’unisono sull’autenticità. Ci sono però gesti, che a volte hanno più peso delle parole. Roma, infatti, ha autorizzato il culto della reliquia nel 1506, con il Papa Giulio II, mentre Giovanni Paolo II e Pio XI si sono espressi in modo ancor più chiaro, ammettendo di credere nell’autenticità del lenzuolo.  Ricordiamo l’invito del 24 maggio 1998, di Papa Giovanni Paolo II in visita alla Sindone: “La Chiesa esorta [gli scienziati] ad affrontare lo studio della Sindone senza posizioni precostituite, che diano per scontati risultati che tali non sono; li invita ad agire con libertà interiore e premuroso rispetto sia della metodologia scientifica sia della sensibilità dei credenti“.

Sulla Sindone, è estremamente interessante la tesi di Lillian Schwartz, docente alla “School of Visual Arts” di New York, che attraverso la raffigurazione grafica, ha supposto che quel viso, con barba e capelli lunghi, sia il volto di Leonardo da Vinci e che quel telo sia un esperimento del maestro per mettere appunto tecniche “pre-fotografiche”. Questa teoria però è stata sfatata dalla datazione della Sindone, che anticipa la nascita di Da Vinci ci circa 100 anni. Ma ricordiamo quanto detto prima, sono solo studi e ipotesi, nulla è sicuro. Ad aggiungere mistero, infine, è stato il pittore e restauratore veneto, Luciano Buso, che il 6 giugno 2011 ha affermato che sul lenzuolo è visibile la firma di Giotto (con la data 1315).  L’artista avrebbe utilizzato una tecnica di scrittura nascosta, ma la data avrebbe in questo caso più senso perché confermerebbe l’analisi al carbonio 14. Anche quest’ipotesi è stata smentita.

Le ultime ostensioni della Sindone sono state nel 2010 (dal 10 aprile al 23 maggio) e il 30 marzo 2013.







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