Intervista a Virginia Barrett

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Virginia Barrett
Virginia Barrett

Virginia Barrett. Discendente della poetessa inglese Elizabeth Barrett Browning, nota al pubblico italiano come “Laura Berni”, tormentato personaggio della soap “Vivere”, artista eclettica che spazia dal teatro, alla poesia, alla musica, al canto, dal cinema alla televisione. Laureata in pianoforte al Conservatorio “D. Cimarosa” di Benevento, ha lavorato in teatro al fianco di attori come Flavio Bucci, Riccardo Cucciolla, Lando Buzzanca, Orso Maria Guerrini e molti altri. In televisione ha interpretato i ruoli più disparati in fiction quali : “La dottoressa Giò”, “Dio vede e provvede”, “Lui e lei”, “Don Matteo”, “Un posto al sole”, “La squadra”, “Le ragazze di Miss Italia”, “Il giudice Mastrangelo”, “Lo zio d’America”, “Il padre delle spose” e molti altri. Da tempo unisce, poi, la vena d’attrice a quella di scrittrice e regista. Alla fine del 2011 inoltre, la Barrett ha esordito nel mondo della letteratura per l’infanzia, a conferma della propria versatilità artistica, pubblicando il libro “La fantasiosissima Nullastopoli”, una fiaba illustrata da Elvino e Patrizio Echeoni e pubblicata dalle Edizioni Herald. Nata da un progetto scolastico risalente a circa vent’anni prima, l’opera rientra nel progetto “Un sorriso per…”, dedicato ad enti a sostegno di bambini in particolari condizioni di bisogno. Parte del ricavato delle vendite infatti, è destinato a finanziare progetti educativi a favore di “quei bimbi che trascorrono il loro tempo in carcere insieme alle mamme”, come descritto nell’introduzione al libro, a firma della stessa autrice. Parlando soprattutto di quest’ultimo lavoro, ma sfiorando anche altri temi, Virginia Barrett ha risposto ad alcune domande nel corso di una breve intervista.

Come mai quest’incursione nel mondo della letteratura per l’infanzia e da dove nasce questo lavoro?

È un progetto nato in realtà vent’anni fa, orientato sul teatro musicale, che vide me ed altri colleghi raccogliere una trentina di bambini, con i quali abbiamo lavorato intensamente. L’anno dopo, lo portammo in una scuola e si aggiunsero praticamente altri 300 bambini, che riuscimmo a seguire fino alla fine, nonostante le difficoltà. La prima versione della “Fantasiosissima”, andò in scena nel 1992 al Teatro Giordano di Foggia e fu un grande successo. Dopo vent’anni quasi, esattamente nel 2011, ho raccolto l’invito di una delle organizzatrici di quel progetto lontano, la cantante lirica e insegnante Angelarosa Ricco. E, nell’arco di un anno, ho proposto al mio editore questa storia, che ha poi beneficiato delle illustrazioni del maestro Echeoni.

Un progetto inoltre, con un nobile intento, giusto?







Assolutamente sì. Parte del ricavato delle vendite infatti, in sostanza i nostri diritti d’autore, è destinato a finanziare progetti educativi a favore di quei bambini che trascorrono il loro tempo in carcere insieme alle mamme, come accade in alcuni Istituti, in cui le detenute si trovano a crescere i propri piccoli fino all’età di tre anni.

A quale tipo di pubblico è rivolto il libro?

È una fiaba adatta per bambini dai 3 ai 12 anni, grazie alla compresenza, all’interno del volume, di alcune immagini inserite appositamente per i più piccini: figure vuote, entro alcune cornici, che richiamano i personaggi della storia, permettendo di colorare all’interno di esse. Fa sempre parte del progetto rivolto ai bimbi nelle carceri, in modo da organizzare dei piccoli laboratori. Un’altra idea che ho in serbo, e in parte legata a questo tipo di attività, è quella di organizzare una Festa della famiglia da tenersi negli istituti di correzione.

Da attrice, soprattutto di teatro più che di fiction, come reputi il livello generale della cultura in Italia? E quali sono i problemi per il tuo settore specifico?

C’è una situazione di precariato, anche e soprattutto giovanile, che è sotto gli occhi di tutti. Molti lasciano le piccole città e si avventurano, soprattutto per quanto riguarda l’ambito artistico, ma il settore del teatro, ad esempio, è letteralmente massacrato. Noi vendiamo emozioni, infondo, e la prima cosa che è stata tagliata sono proprio le emozioni. Chi vende emozioni, oggi, in Italia, non va da nessuna parte, mi spiace dirlo. Nessuno dei governi italiani ha capito che il vero slancio economico di un paese è legato indissolubilmente alla cultura. La situazione è grave soprattutto nelle scuole. C’è anzi una sovra-produzione di ignoranti. Per questa ragione ci tengo così tanto a lavorare con i giovani, ad insegnare, ad organizzare corsi, tutte cose che cerco di fare insieme con la mia attività di attrice. Le istituzioni, a prescindere dal colore, non hanno capito che le menti che produrranno economia vanno educate dal punto di vista culturale, soprattutto. Io mi sto battendo moltissimo, in prima persona, in questo settore. Nono solo per quanto riguarda l’ambito legato alla recitazione, ma in senso generale.







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