Intervista a Gegè Telesforo

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Bianco ma dal cuore nero, lo swing nell’anima e il funky nelle bacchette, Gegè Telesforo è uno degli artisti italiani più originali che il panorama della musica nazionale, e della musica live in particolare, abbia prodotto negli ultimi trent’anni. Professionista dello “scat”, l’arte dell’improvvisazione vocale cara ai grandi della storia del jazz come Louis Armstrong, Ella Fitzgerald e, più recenti, Bobby McFerrin e Al Jarreau, Gegè Telesforo è stato anche uno dei protagonisti di quell’ambito radio-televisivo un tempo definito di qualità, del quale si conservano poche tracce, almeno negli anni 2000.

Gegè Telesforo
Gegè Telesforo

Il suo nome inoltre, è strettamente legato a quello di Renzo Arbore, con cui ha condiviso esperienze di successo tanto in tv che sui palcoscenici di mezzo mondo, sempre, ovviamente, a ritmo di swing. Di seguito, l’intervista all’artista pugliese.

Gegè Telesforo, musicista jazz

Ultimamente sei stato sul palco con Fiorello, che ti ha chiamato in causa a sorpresa nell’ultima puntata del suo show. A quanto pare, il guitto siciliano avrebbe rigenerato (non senza qualche critica, al di là dello share) il varietà italiano. Da protagonista di un tipo di televisione di qualità come sei stato, non commerciale e ciononostante di successo, come giudichi il momento attuale della televisione nazionale?

Non frequento la Tv da protagonista da circa 20 anni, e in 20 anni molte cose sono cambiate, non solo il linguaggio televisivo. È cambiato il gusto della gente che si è adeguata, ma anche rassegnata alle proposte della tv commerciale di oggi, un elettrodomestico favoloso attraverso il quel vediamo solo pubblicità e programmi confezionati ad arte per il marketing. Più volgarità, risse, parolacce, donne scosciate ci sono, più sono i curiosi inebetiti che seguono questo o quel programma. Non a caso l’ultimo show fatto come autore di Renzo Arbore per  RAI 1 lo intitolammo “Speciale per me-Meno siamo meglio stiamo”!
Anche per la tv, così come per il nostro paese, continuo ad avere fede e speranza. La bellezza, l’arte, la cultura, l’informazione, e tutte quelle cose che rendono la nostra vita interessante dobbiamo andarcele a cercare. I grandi movimenti culturali, intellettuali e artistici sono sempre nati nelle cantine, nei garage, nei circoli. Quello che considero “ il Network di strada” è stato ed è l’unico mezzo di comunicazione incontrollabile anche durante i regimi più pericolosi: il passaparola. Funziona così anche nella Musica. Se non cambia la mentalità nelle teste di chi gestisce la comunicazione in Italia rischieremo di regalare al mondo una nuova generazione di vittime inconsapevoli dell’ignoranza. Auguriamoci che programmi come quelli di Fazio e Saviano, l’ultima fatica del mio amico Fiorello e la rubrica musicale di Stefano Bollani in onda su RAI 3 siano l’inizio di una nuova rinascita.

Andiamo alla musica, il minimo comune multiplo di tutte le attività legate al tuo nome. Bollani, ma anche Allevi ed Enaudi, e molti altri: è un buon momento per il jazz (e per il pianismo) italiano? O siamo sempre nella solita (eterna?) fase di transizione?

Credo sia un buon momento per la musica in Italia, in particolare per il jazz italiano, oggi ricco di talenti e strepitosi. Artisti che tengono testa ai grandi nomi internazionali e dei quali non si parla mai in radio o in televisione. Comunque, Allevi ed Enaudi sono bravi pianisti, ma non hanno niente a che fare con il jazz!

Tu che giri molto e suoni tantissimo ovunque, dal Giappone agli Usa. Come giudichi il livello del live in Italia, soprattutto dal punto di vista jazzistico?







Come da report della SIAE, al contrario di quanto si pensi, il jazz ha incrementato il numero di biglietti venduti nelle rassegne live ed è in costante crescita. Così come per la musica classica. Una rilevante flessione nelle vendite discografiche e nella presenza ai concerti è vissuta invece nel circuito POP!

Dalla Bridgewater a Baglioni, passando per Sidran e Giorgia, tra tutte le tue svariate e ottime collaborazioni, riservando un “a parte” per Arbore, ovviamente, qual è stata la più memorabile e perché?

Le performance live e in studio fatte con Dizzy Gillespie, Jon Hendricks, Clark Terry e altri eroi del Jazz di tutti i tempi resteranno per me momenti indelebili. Ma tutti gli incontri che ho fatto nella mia carriera mi hanno donato qualcosa di importante. D’altra parte lo scopo della Musica è proprio questo: comunicare. C’è sempre qualcosa da imparare, dai più “vecchi” ma anche dai più “giovani”. Questo è il bello dell’arte: il talento non ha età, tocca a noi andarlo a scovare. Però due persone sono state importantissime per la mia crescita artistica: il mio amico americano, pianista, cantante, produttore discografico di fama, Ben Sidran; e il caro amico Renzo Arbore, foggiano come me, con il quale collaboro da più di 30 anni. Da Ben ho appreso molto in fatto di musica e produzioni discografiche. Con Renzo, ho imparato a vivere da artista.

Dal 2002 al 2007 hai condotto Groove Master su Radio Capital, facendo un lavoro di scoperta e selezione musicale a dir poco prezioso: un format semplice e provvidenziale, che ha lasciato il segno tra quegli ascoltatori “diversi”, che alla radio vogliono sentire soprattutto buona, e nuova, musica. Quanto si sente la mancanza di un programma del genere? E perché, ad oggi, non può esistere su una radio nazionale un format siffatto?

Credo che manchi in Italia una radio di riferimento per gli appassionati di musica. Prima che Linus distruggesse il lavoro svolto dal bravissimo direttore Carlo Mancini,  Radio Capital era la radio della buona musica e delle notizie. Se a guidare le emittenti continueremo ad avere gente che con la musica a poco a che fare, sarà difficile uscire dall’ottica delle play-liste e delle proposte discografiche da classifica.

Telesforo e Arbore. Arbore e Telesforo. A osservare il vostro feeling in ogni tipo di avventura, in tv o a livello musicale, si ha l’impressione che un segreto di questa collaborazione vincente sia il divertimento e, anche, il fatto di non prendersi mai completamente sul serio (pur rimanendo sempre impeccabili dal punto di vista professionale). E’ davvero così? Vi divertite così tanto?

Si, ci divertiamo ancora, dopo circa 30 anni di attività insieme. La verità è che ci piace quello che facciamo, siamo curiosi, e pieni di energia. Abbiamo molte affinità. Forse  perché siamo foggiani,  abbiamo mangiato le stesse cose e frequentato in momenti diversi gli stessi posti… Può darsi sia così.

Ultima domanda (inflazionata, ma doverosa). Scat-man, dj, musicista e performer, presentatore, autore… Ma Gegè Telesforo, da grande, che cosa vuol fare?

Quello che ho sempre fatto: musica!







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