L’Innominato: analisi del personaggio

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Circondato da un alone di mistero sulla sua identità, l’Innominato è sicuramente un personaggio centrale in tutta la vicenda raccontata da Alessandro Manzoni nel romanzo “I Promessi Sposi”, senza dubbio una delle figure più interessanti create dallo scrittore per rendere la storia più accattivante e ricca di colpi di scena. L’Innominato vive nel suo castello nei pressi di Lecco, messo al bando dallo stato e dedito ad attività illecite.

L'Innominato
L’Innominato è uno dei personaggi più significativi dei Promessi Sposi, di Alessandro Manzoni

E’ a lui che don Rodrigo si rivolge per chiedere aiuto nel rapimento di Lucia, in quanto nutre per questo uomo potente e malvagio grande rispetto e devozione. Dal punto di vista fisico, il Manzoni descrive l’Innominato come un uomo di mezz’età, sulla sessantina, di carnagione scura, con pochi capelli bianchi ancora sulla testa. Ciò che colpisce della descrizione dell’Innominato è il “lampeggiar sinistro ma vivo degli occhi” che denota la sua grande forza sia nel corpo che nello spirito, forse pari o maggiore a quella di una persona giovane.

Dal punto di vista psicologico, l’Innominato appare subito avvolto nel mistero, un personaggio malvagio e influente, che si circonda di uomini di fiducia che lo aiutano a realizzare i suoi atti illeciti. Pur incarnando l’eroe negativo, in realtà l’Innominato si converte a metà dell’opera: il rapimento di Lucia, su richiesta di don Rodrigo, è l’ultimo atto malvagio che lui compie prima di decidere di cambiare vita.







L’incontro con Lucia gli suscita sentimenti di pietà, e si rende conto di aver inseguito soltanto il male nella sua vita, senza mai fermarsi a provare pietà per le persone che lo circondano. Il Manzoni è molto bravo nel descrivere “la notte dell’Innominato”, i tormenti interiori che l’uomo prova e che lo portano a pensare all’esistenza di Dio e del perdono divino.

Sarà poi il colloquio con il Cardinale Borromeo a suscitare in lui la ferma volontà di cambiare vita ed utilizzare il suo potere e le ricchezze accumulate per aiutare le persone povere e bisognose. Il cambiamento dell’Innominato lo rende un personaggio in divenire: appena il lettore si arrende e lo considera un nemico, un essere spregevole, ecco che il barlume della conversione lo trasforma. Attraverso il personaggio dell’Innominato il Manzoni riesce a trasmettere un messaggio ai lettori: il confine tra il bene e il male non è mai così netto come sembra.

L'Innominato si pente davanti al Cardinale Borromeo
L’Innominato si pente davanti al Cardinale Borromeo

Il dramma dell’Innominato, che si svolge nell’intimo dell’uomo, è raccontato in modo dettagliato, e il lettore riesce quasi a identificarsi con tale stato d’animo. Pur non facendo esplicitamente il nome, pare che Alessandro Manzoni abbia preso spunto per la creazione del personaggio dell’Innominato da un uomo realmente esistito, Francesco Bernardino Visconti, un bandito che visse in maniera turbolenta spargendo sangue ovunque e che poi si convertì proprio grazie all’intervento del cardinal Federigo.

Il personaggio dell’Innominato era già presente nella prima stesura dell’opera manzoniana, intitolata “Fermo e Lucia”, dove si macchia di un delitto sul sagrato di una chiesa. Il macabro episodio, però, non viene riportato nella stesura definitiva. Nel capitolo XXIV è molto toccante l’incontro con Lucia, alla quale l’Innominato chiede perdono per il male commesso.







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Cristiana Lenoci

Cristiana Lenoci

Cristiana Lenoci è laureata in Giurisprudenza e specializzata nel campo della mediazione civile. La sua grande passione è la scrittura. Ha maturato una discreta esperienza sul web e collabora per diversi siti. Ha anche frequentato un Master biennale in Giornalismo presso l'Università di Bari e l'Ordine dei Giornalisti di Puglia.

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