Il Principe, di Machiavelli

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Il Principe è l’opera principale di Niccolò Machiavelli. In essa l’autore vuole delineare le caratteristiche fondamentali che dovrebbe avere un sovrano ideale. Il trattato consta di 26 capitoli e il suo titolo originario è De principatibus (in latino). Venne scritto tra il luglio e il dicembre del 1513, quando l’autore si ritirò a vita privata nel suo podere dell’Albergaccio. L’opera però apparve soltanto postuma nel 1532 con il titolo: Il Principe. Originariamente doveva essere dedicato a Giuliano de Medici, figlio di Lorenzo detto il Magnifico, che però morì nel 1516. Allora l’autore decise di dedicarlo a Lorenzo, figlio di Piero e nipote del Magnifico.

Il Principe - Machiavelli - Riassunto

Machiavelli

Niccolò Machiavelli fu uno dei più importanti letterati italiani e uomini politici del Cinquecento. Egli visse a Firenze, dove ricoprì diversi incarichi di cancelleria e segreteria e fu destinatario di numerose missioni diplomatiche. Nel 1512 rientrarono però i Medici al potere della città fiorentina, eliminando così l’esperienza repubblicana tanto cara a Machiavelli. Egli venne così estromesso da tutte le funzioni pubbliche e condannato ad un anno di confino.

Niccolò Machiavelli
Niccolò Machiavelli

Durante questo momento di allontanamento dalla vita politica, si dedicò alla scrittura delle sue più grandi opere: oltre all’opera qui analizzata Il Principe, scrisse i Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, La Mandragola e Belfagor arcidiavolo.

La nascita de “Il Principe”

Il Principe venne quindi scritto in un momento molto difficile della vita dell’autore e in una situazione politica drammatica per la città di Firenze e per l’Italia intera. Dopo la morte di Lorenzo il Magnifico, avvenuta nel 1492, l’equilibrio degli stati politici italiani si ruppe e iniziò il tormentato periodo delle guerre d’Italia che sanciranno la fine dell’indipendenza della nostra penisola.

In un clima di instabilità e incertezza, Machiavelli decise di scrivere questo trattato per dimostrare che si poteva fondare un nuovo principato solido in Italia.

Secondo lui, secondo quanto espresso, è possibile formulare delle leggi generali sia per l’agire politico che per il comportamento umano, considerato che la natura umana non cambia mai. Egli quindi, in questo trattato, non racconta solo dell’azione politica del perfetto sovrano, ma fornisce anche delle indicazioni pratiche ai principi, confrontando la sua esperienza personale con quella storica greca e romana.

Tutti gli stati, tutti e’ dominii che hanno avuto e hanno imperio sopra li uomini, sono stati e sono o republiche o principati. E’ principati sono, o ereditarii, de’ quali el sangue del loro signore ne sia suto lungo tempo principe, o e’ sono nuovi. E’ nuovi, o sono nuovi tutti, come fu Milano a Francesco Sforza, o sono come membri aggiunti allo stato ereditario del principe che li acquista, come è el regno di Napoli al re di Spagna. (INCIPIT)

I contenuti

Dal capitolo I al capitolo V

Machiavelli classifica i diversi tipi di principati, che quindi possono essere ereditari e nuovi. Principati nuovi acquisiti con le armi, con la fortuna o con la virtù.







Dal capitolo VI al capitolo XI

Sono analizzate le strategie per acquisire principati nuovi. Essi possono essere conquistati con le proprie armi o attraverso le armi altrui, con la fortuna, con la virtù o con le scelleratezze.

Dal capitolo XII al capitolo XIV

E’ affrontato il tema delle milizie mercenarie, che possono essere molto pericolose, infedeli e codarde in quanto non combattono valorosamente, ma soltanto seguendo il denaro.

Dal capitolo XV al capitolo XVIII

Vi è una riflessione sui comportamenti concreti che un principe deve tenere. Deve essere liberale ma parsimonioso, crudele ma pietoso, deve saper simulare e dissimulare al momento giusto.

Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu se’. (Dal Cap. XVIII)

Dal capitolo XXIV al capitolo XXVI

Nei capitoli conclusivi Machiavelli riesamina le cause che hanno condotto i principi italiani a perdere i loro domini. Inoltre esorta l’Italia a riscattarsi dalla dominazione straniera. Riflette anche sul rapporto tra agire politico e virtù-fortuna.

Lo stile

Lo stile dell’opera Il Principe di Machiavelli, è sintetico, chiaro e diretto perché vincolato dai ragionamenti logici che si susseguono. Egli si distacca dallo stile aulico rinascimentale per avvicinarsi ad una scrittura asciutta e concreta. E’ una scrittura che dimostra il suo interesse per la realtà, focalizzato solo sul suo discorso.

I concetti principali

I concetti chiave del trattato sono pochi ma fondamentali: innanzitutto il principe deve avere una serie di virtù. Soprattutto deve separare la politica dalla morale. Egli deve saper usare sia la bestia che l’uomo, deve essere consapevole che qualsiasi cosa va fatta per il bene dello stato, a prescindere dal bene e dal male individuale.

In tutto questo la fortuna gioca un ruolo fondamentale perché è la forza che può cambiare gli eventi da un momento all’altro.

Secondo Machiavelli è necessario combattere la fortuna attraverso la virtù: è l’unico modo per poter cogliere le occasioni anche quando appaiono negative. Si tratta di una visione del mondo completamente laica, che non prevede alcun disegno ed esclude il ruolo della Provvidenza. Egli sa che la sua ipotesi di realizzare uno stato unitario e senza invasori stranieri è irrealizzabile, tuttavia esalta nelle ultime pagine del trattato “Il Principe” proprio questo ideale, concludendo la sua opera con la canzone All’Italia di Francesco Petrarca.







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Anna D'Agostino

Anna D'Agostino

Anna D'Agostino è nata e cresciuta a Napoli. Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Filologia Moderna, è una grande appassionata di libri e scrittura. Collabora come giornalista pubblicista presso varie testate online e lavora come insegnante di approfondimento letterario presso una scuola media.

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