Il Piano Marshall del 1947: gli Stati Uniti aiutano l’Europa

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Un membro dello staff del generale Marshall ha ricordato,  in un’ intervista alla CBS di qualche anno fa, un episodio emblematico riguardante il generale. Pare che il presidente Truman incontrandolo alla Casa Bianca, per nominarlo segretario di Stato gli abbia chiesto se poteva chiamarlo George e lui rispose che sarebbe stato meglio generale Marshall. Da lui prende il nome il Piano Marshall.

Il generale Marshall
George Marshall

Era un uomo tutto d’un pezzo che prendeva in modo estremamente serio il suo incarico. Dopo la nomina a segretario di Stato  si occupò, con determinazione e disciplina, alla realizzazione del più grande programma di ricostruzione della storia moderna, il così detto Piano Marshall. Il 5 giugno 1947 con un discorso all’Università di Harvard George Marshall ne delineò i contorni parlando di un piano di ricostruzione economica dell’Europa.

Il centro teorico del piano era la necessità di evitare una decadenza inevitabile dei paesi coinvolti nella Seconda Guerra Mondiale e che non avevano più risorse per affrontare la loro ricostruzione. Durante il discorso, Marshall non entrò dei dettagli strategici del piano, lasciando la sua attuazione a successivi interventi e soprattutto all’operatività che si sarebbe sviluppata nei successivi 4 anni. Tuttavia chiarì subito che l’intento era quello di iniziare una collaborazione fra le due sponde dell’Atlantico che non si limitasse solo alla realizzazione del piano ma che  fosse anche da stimolo affinché il Continente europeo potesse iniziare a mettere le fondamenta della sua futura unione.

Piano Marshall - Il Poster
Piano Marshall – Il Poster

La strategia del Piano Marshall, il cui nome ufficiale era  ERP (European Recovery Program) prevedeva un investimento di 17 miliardi di dollari erogati dal 1947 al 1951. La strategia non prevedeva un finanziamento a pioggia ma un sistematico e ragionato intervento su diversi livelli. A questo proposito si attuò l’ OECE: Organization for European Economic Cooperation il cui scopo principale era quello di sistematizzare l’intervento, stimolando in modo perentorio gli stati beneficiari del finanziamento affinché utilizzassero i fondi, non solo per appianare i problemi e le necessità immediate, ma anche per sviluppare progetti di più ampio respiro e di più lungo corso.

Questo in parte venne fatto soprattutto finanziando impianti industriali e dando vita alla ricostruzione dell’ossatura produttiva e imprenditoriale dei paesi coinvolti. Tuttavia molti finanziamenti vennero dirottati verso l’acquisto massiccio di beni di prima necessità come combustibile, prodotti industriali e materie prime.







Gli Stati, infatti, chiesero all’ECA, l’organismo che si occupava del coordinamento degli aiuti e che prendeva le decisioni da Washington, di avere la possibilità di sanare alcuni squilibri microeconomici  che si erano creati in diversi territori, intervenendo anche con sostegni quotidiani soprattutto per il ricovero delle persone e il loro sostentamento con generi alimentari e beni materiali di utilizzo domestico e quotidiano.

Nel 1951 il governo americano pose termine all’attuazione del Piano Marshall. Le sue conseguenze furono largamente positive e anche a distanza di tempo la storiografia ha dimostrato che il  Piano abbia avuto conseguenze benefiche sia per le economie degli Stati europei sia per gli Stati Uniti d’America. I miglioramenti furono palesi già dal 1948 quando le economie europee raggiunsero livelli di crescita superiori al periodo pre-bellico.

Furono favoriti gli scambi commerciali con gli Usa e questo aiutò l’economia americana ad assorbire l’80% della sua disoccupazione, passando da 10.000.000 di lavoratori senza un lavoro stabile a poco più di 2.000.000. I partiti delle democrazie europee, che erano al potere durante l’erogazione degli aiuti, rafforzarono notevolmente il loro consenso.

E’ importante sottolineare che l’URSS e i paesi satelliti non parteciparono all’organizzazione del Piano e quindi non ne beneficiarono in alcun modo, questo perché Stalin lo considerò un modo per rafforzare la Cortina di ferro e obbligò direttamente e indirettamente tutti gli Stati dell’Europa dell’Est a rifiutare qualsiasi aiuto  proveniente dagli americani.

Questo aspetto intensificò le polemiche contro il piano Marshall da parte delle opposizioni nei parlamenti europei, soprattutto quelle di stampo marxista – leninista, che lo considerarono un cavallo di Troia, strutturato solo per avvicinare le economie europee a quella americana al fine di egemonizzarle. Tuttavia fu facilmente dimostrato che avvenne il contrario e cioè che l’economia statunitense fu superata da molti paesi europei provocando  un danno competitivo sulla produzione USA.  Appare palese, comunque,  che nel lungo periodo il rapporto fra le economie presenti sulle due sponde dell’Atlantico si sostennero a vicenda creando e rafforzando la loro alleanza politica e militare.

I Paesi che beneficiarono del Piano Marshall furono:
Austria – Belgio e Lussemburgo – Danimarca – Francia – Germania Ovest – Islanda Irlanda – Italia – Paesi Bassi – Norvegia – Portogallo – Regno Unito – Svizzera – Svezia e Turchia.







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Fulvio Caporale

Fulvio Caporale

Fulvio Caporale è nato a Padova e vive a Milano. Laureato in Scienze Politiche svolge la professione di consulente editoriale e pubblicitario. Collabora con case editrici e giornali cartacei e online occupandosi di libri, arte ed eventi culturali. Ha tradotto testi letterari e tecnici dallo spagnolo, dal portoghese, dall'inglese e dal catalano.

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