Il ghetto di Varsavia

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Il ghetto di Varsavia divenne un luogo di reclusione per gli ebrei della capitale e della provincia. Nel 1940 i nazisti scelsero  il ghetto come luogo di deportazione degli ebrei trasformandolo in uno dei più terribili capitoli della soluzione finale della questione ebraica. Esisteva già un ghetto nella città dove risiedevano prevalentemente ebrei e che era collocato, senza mura divisorie, nella parte vecchia di Varsavia. Era naturalmente un luogo libero e ben collegato con gli altri quartieri.

Perché i nazisti lo trasformarono in una prigione?

Il ghetto di Varsavia
Il ghetto di Varsavia: un gruppo di persone costrette a uscire dal proprio nascondiglio

I nazisti, dopo l’invasione della Polonia, diedero inizio alla soluzione finale che consisteva nella deportazione di tutti gli ebrei d’Europa in un luogo collocato ad est in cui sarebbero stati costretti ai lavori forzati e sterminati con le fucilazioni, attraverso la somministrazione di gas letali, a causa degli stenti e delle fatiche inflitte dal lavoro, dalla mancanza di cibo e cure adeguate.

Il ghetto fu, insieme ai campi di concentramento, uno dei luoghi di transito in cui rinchiudere coloro che erano considerati diversi dalla razza ariana. Il concetto di diverso e cioè estraneo ad una determinata comunità ha raggiunto il massimo del suo orrore con la dittatura nazista che ha reso questo atto di razzismo un aspetto essenziale della sua strategia di prevaricazione e morte.

Inoltre il popolo ebraico rinchiuso in luoghi di carcerazione e sterminio è diventato il capro espiatorio di tutte le umiliazioni, sofferenze e ingiustizie che una parte del popolo tedesco riteneva di aver patito. L’abilità di Hitler ha consistito proprio in questo: trovare una comunità di persone su cui scaricare la rabbia e la violenza di una parte del suo popolo per catalizzarne tutta l’attenzione e la fedeltà.

Come è cominciato l’orrore?

La Polonia fu invasa il giorno 1 settembre 1939 con un’ incursione lampo realizzata dall’esercito tedesco che dimostrò a tutto il mondo la sua efficacia e la sua capacità distruttiva. L’esercito polacco non poté fare granché e in breve tempo fu sopraffatto. Già l’8 settembre la quarta divisione corazzata lambiva Varsavia.

L’Europa guardò senza intervenire benché Francia e Inghilterra avessero dichiarato guerra alla Germania il 3 settembre dello stesso anno. A causa del Patto Molotov – Ribentrop, stipulato il 23 agosto 1939 e che prevedeva anche la spartizione della Polonia fra Germania e Russia, l’Armata Rossa invase il Paese dalla parte orientale del confine il 17 settembre 1939,  mettendo fine a qualsiasi speranza di salvezza per il popolo polacco.La Poloniasi arrese il 6 ottobre 1939.







A questo punto le SS avevano campo libero per iniziare la deportazione dei cittadini polacchi di origine ebraica all’interno dei ghetti delle città. Reinhard Heydrich, capo della polizia segreta, iniziò a dare corpo al progetto di deportazione degli ebrei che culminò il 20 gennaio 1942 con la conferenza di Wannsee, durante la quale si diede avvio alla fase finale dell’organizzazione programmatica delle deportazioni degli ebrei d’Europa.

Heydrich organizzò le deportazioni operando nell’area sud orientale del Paese dove venne costituito un governatorato che doveva rappresentare una sorta di bacino territoriale in cui trasferire la maggior parte degli ebrei  affinché fossero da lì smistati in altre aree.

Dopo la conquista della Polonia le autorità tedesche decisero che il ghetto di Varsavia sarebbe stato un luogo di quarantena in cui trasferire circa 500.000 ebrei. La giustificazione ufficiale fu la decisione di evitare epidemie che però coinvolgeva solo gli ebrei e non i polacchi. Il ghetto era grande come il quartiere di una capitale circa 4 chilometri quadrati per 2 e non poteva certo contenere una quantità tanto elevata di persone senza che vi fossero conseguenze per la salute della popolazione costretta a risiedervi.

Un gruppo di bambini nel ghetto di Varsavia
Un gruppo di bambini nel ghetto di Varsavia

Nell’agosto del 1940 l’oppressione tedesca sul ghetto aumentò di intensità:  furono chiusi gli accessi e i residenti potevano uscire solo con permessi di lavoro che dovevano svolgere senza diritti né compensi. Inoltre le comunicazioni esterne furono completamente impedite tanto che iniziò un intenso e pericoloso mercato nero e quando la popolazione residente veniva vista avvicinarsi troppo al muro di cinta o alle uscite veniva uccisa dai soldati senza alcuna pietà per uomini, donne e bambini.

Nelle settimane successive la vita peggiorò rapidamente. Il cibo cominciò a scarseggiare perché le reazioni gestite dai tedeschi erano troppo limitate per poter alimentare una persona. L’amministrazione del ghetto era nelle mani di un consiglio di ebrei fiancheggiatori dei tedeschi che abusavano a volte del loro potere creando situazioni di corruzione e di abusi. All’inizio del 1941 la gente cominciò a morire di fame. Furono sgomberati dei palazzi e la popolazione venne ammassata in luoghi sempre più concentrati. Scoppiarono delle epidemie e molti si ammalarono.

Iniziò la deportazione nei campi di concentramento mentre la mortalità per stenti, fame e malattie salì a 2.000 persone al mese. Nel 1943 quando oramai il ghetto aveva circa 70.000 residenti, scoppiò una rivolta contro i tedeschi. Alcuni operai mentre venivano condotti in un luogo di lavoro esterno al ghetto, estrassero alcune armi e uccisero una parte della loro scorta. La rivolta scoppiò il 18 gennaio 1943, durò alcuni mesi e vide coinvolto tutto il ghetto che a questo punto fu gestito e protetto dai ribelli.

Ghetto di Varsavia: la rivolta del 19 aprile 1943
Ghetto di Varsavia: la rivolta del 19 aprile 1943

La rivolta del ghetto di Varsavia

L’insurrezione principale, ricordata come rivolta del ghetto di Varsavia, iniziò il 19 aprile 1943 e durò fino al 16 maggio: l’esercito comandato dalle SS entrò nel ghetto e iniziò una battaglia senza quartiere contro gli ebrei che però risposero con forza ingaggiando una guerriglia contro le truppe tedesche. Alla metà di maggio le truppe riuscirono a distruggere la maggior parte dei palazzi, cantine e caseggiati uccidendo 56.000 persone e annientando i ribelli che si batterono con dignità e coraggio fino all’ultimo.  Alla fine di maggio il ghetto non esisteva più e la sua popolazione era stata uccisa, fatta morire o deportata.







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Fulvio Caporale

Fulvio Caporale

Fulvio Caporale è nato a Padova e vive a Milano. Laureato in Scienze Politiche svolge la professione di consulente editoriale e pubblicitario. Collabora con case editrici e giornali cartacei e online occupandosi di libri, arte ed eventi culturali. Ha tradotto testi letterari e tecnici dallo spagnolo, dal portoghese, dall'inglese e dal catalano.

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