I Maya e lo sport: il gioco della palla

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Lo sport a squadre è tradizionalmente una simulazione della guerra. Lo scontro fra due o più fazioni avversarie, in cui si svolge un confronto che dovrà terminare con la vittoria dell’uno o dell’altro, ha sempre rappresentato una guerra a cui partecipavano indirettamente i tifosi dell’una e dell’altra squadra o fazione sia che questo sport fosse pacifico sia che avesse implicazioni violente.

I maya e il gioco della palla
I maya e il gioco della palla

Il gioco della palla nella cultura Maya rappresentò bene questo fenomeno. Fu il gioco più importante di questa straordinaria cultura e sicuramente il più popolare e ricco di simbologia. Il gioco avveniva in un campo di pietra con ai lati due pareti posizionate in obliquo, una di fronte all’altra. Le dimensioni di questi campi variavano, il più grande misurava 419 piedi di lunghezza per 114 di larghezza.







Attaccati a queste due pareti e posti molto in alto c’erano alcuni anelli. Le squadre si confrontavano sul terreno orizzontale e dovevano, senza usare le mani, lanciare la palla dentro ad uno di questi anelli. La palla doveva correre sulle pareti oblique e non doveva mai toccare terra. La difficoltà era tale che quando la palla passava attraverso un anello la partita finiva. Il gioco era un confronto molto atteso dalla popolazione maya perché assumeva anche una dimensione solenne, una ritualità che si intersecava con i riti religiosi e aveva una propria espressione cerimoniale.

I maya e il gioco della palla
I maya e il gioco della palla

Alle partite partecipavano come spettatori i sacerdoti e i re e, sia prima, durante e dopo, venivano cantate e suonate canzoni che accompagnavano la messa in scena di un gioco che coinvolgeva direttamente e indirettamente tutta la popolazione. Il gioco aveva, infatti, una simbologia mitologica. Il confronto fra le due squadre rappresentava la lotta fra gli dei del cielo  i signori che abitavano il mondo sotterraneo. La palla invece rappresentava il sole. Questa simbologia seguiva lo spirito religioso dei maya che adoravano la dualità della natura e quindi la fertilità e la vita che proveniva dal cielo e dalla terra e la morte che proveniva dal mondo sotterraneo.

La ritualità del gioco della palla prevedeva un risultato estremo. La squadra che vinceva diventava molto popolare e veniva trattata con ogni riguardo e considerazione. Diventavano, insomma, delle celebrità e il loro leader riceveva onori e doni dal sacerdote supremo e dal re. La squadra che perdeva, invece, veniva disonorata. Il leader, invece, veniva ucciso. Questo avveniva sia in onore del senso del confronto bellico che imperniava il gioco sia come sacrificio agli dei. Quindi il gioco della palla, proprio per questa sua ritualità cruenta, diventava parte della ritualità religiosa con il sacrificio umano che ne chiudeva lo svolgimento e ne ampliava la simbologia.







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Fulvio Caporale

Fulvio Caporale

Fulvio Caporale è nato a Padova e vive a Milano. Laureato in Scienze Politiche svolge la professione di consulente editoriale e pubblicitario. Collabora con case editrici e giornali cartacei e online occupandosi di libri, arte ed eventi culturali. Ha tradotto testi letterari e tecnici dallo spagnolo, dal portoghese, dall'inglese e dal catalano.

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quel che mi fa trasecolare è il fatto che gli antropologi del sacrificio – il massimo è Girard – non si siano occupati di un gioco che contemporaneamente è un sacrificio rituale – per quanto ne so. accetto correzioni e suggerimenti