I Maya e la guerra

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I Maya, come tutte le civiltà in espansione e organizzate in una struttura complessa, avevano bisogno di un’organizzazione militare adeguata al loro tempo e alle loro esigenze. In primis per difendere il territorio e conquistarne altri; poi per approvvigionarsi di schiavi da impiegare nelle costruzioni di templi e palazzi e per le famiglie nobili che li utilizzavano nei loro possedimenti. In seguito anche per i sacrifici umani che nell’epoca post classica, dal 987 d. C. in poi,  raggiunsero un apice di violenza senza precedenti. Spesso, infatti, i prigionieri venivano tenuti come schiavi per diversi anni e poi venivano uccisi nei sacrifici oppure venivano costretti a partecipare al gioco della palla  e se perdevano venivano uccisi.

Guerriero Maya

Le città stato

I Maya, a differenza degli Aztechi e degli Inca, non avevano una capitale che rappresentava il potere centrale e che gestiva l’amministrazione e l’organizzazione dell’impero ma erano suddivisi in città stato. Ogni città aveva una proprio re, un sacerdote supremo e una casta sacerdotale, un’amministrazione autonoma e un’organizzazione militare comandata dal sovrano.

Naturalmente c’erano alcuni elementi che le legavano, come ad esempio la lingua, il commercio e altre aspetti della loro cultura che però non erano sufficienti ad unirle in un unico regno. Infatti le città erano in potenziale conflitto fra loro; erano oggetto di rivalità di ogni genere e a volte queste rivalità sfociavano in guerre. Più spesso avvenivano dei raid in un territorio vicino per uccidere qualcuno, rapirlo e  renderlo schiavo o per dimostrare la propria superiorità.

Tali attacchi spesso erano comandati dal re o dal capo spirituale della città, il sacerdote supremo. La cattura di un membro della casta sacerdotale o di un aristocratico era uno degli obiettivi dell’attacco. Se si riusciva nello scopo la vittoria aveva un valore più alto.

I Maya e la guerra
I Maya e la guerra

I Maya e la guerra: la strategia militare

Il capo militare era il re, il quale impartiva le regole della strategia di una battaglia e a volte partecipava egli stesso allo scontro. Nelle città e nelle comunità più piccole, dove non vi era un esercito organizzato, gli uomini combattevano in cambio di schiavi o di altre ricompense. Al termine del loro servizio tornavano alle occupazioni tradizionali.

Nelle città più grandi, invece, dove esistevano eserciti organizzati, i soldati ricevevano un compenso regolare ed erano comandati da membri di famiglie aristocratiche che svolgevano il ruolo di generali. Questi generali avevano un compito soprattutto organizzativo, spesso andavano anche in battaglia, altre volte si limitavano a dirigere i movimenti dei soldati, lasciando il comando sul territorio ad altri ufficiali, anch’essi di rango aristocratico o di famiglia tradizionalmente inserita nel rango militare.







Le fortificazioni

La verità storica sulle battaglie dei Maya può essere confermata dall’architettura militare. Le città, che fossero piccole o grandi, erano sempre circondate e protette da una difesa. La struttura difensiva variava: alcune città  erano circondate da piccoli ammassi di terra,  palizzate oppure dalla vegetazione, i cui accessi erano opportunamente sorvegliati.

Altre città, le più grandi, avevano cinte murarie la cui altezza era di circa tre metri, tre metri e mezzo e le mura erano formate da pietre. In alcuni casi circondavano due volte la città e in altri casi c’erano altre cinte all’interno della città stessa, a protezione di alcuni palazzi.

Prima della battaglia

Per prepararsi alla battaglia i maya praticavano una ritualità intrisa di usi e costumi tradizionali e spirituali. I guerrieri partecipavano a riti in cui  chiedevano agli dei aiuto e protezione per la battaglia. I canti, le danze e l’utilizzo degli strumenti musicali venivano utilizzati come riti religiosi e sociali e tali cerimonie venivano ufficiate dai sacerdoti che in alcuni casi erano anche comandanti militari.

La simbologia dei loro amuleti veniva spesso portata in battaglia. Le stesse armature leggere che indossavano avevano una simbologia spirituale e una ricchezza di contenuti sociali. Infatti, chi vinceva la battaglia distruggeva i simboli religiosi dell’avversario, umiliandolo con la cattura e la prigionia.

Illustrazione di un guerriero Maya armato
Illustrazione di un guerriero Maya armato

Le armi Maya

I maya utilizzavano due tipi di lancia, una lunga che poteva colpire a decine di metri di distanza e un più piccola per gli scontri ravvicinati. Usavano anche cerbottane, mazze di legno con la punta di ossidiana e asce con la punta di selce. Si muovevano velocemente e attaccavano su terreni aperti o in mezzo alla vegetazione che spesso veniva sfruttata strategicamente per ordire trappole o per costruire ritirate offensive.

L’armatura leggera era costituita da elmi ma soprattutto da copricapo costituiti di legno o tessuto; indossavano mantelli con disegni che potevano simboleggiare la forza degli animali o di figure mitologiche. Non utilizzavano ancora i  metalli e le loro armi spesso venivano utilizzate contemporaneamente nel corpo a corpo.

La guerra fu una delle cause del declino dei Maya. Non fu la più importante ma contribuì alla distruzione di molte città, soprattutto nel periodo post-classico.







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Fulvio Caporale

Fulvio Caporale

Fulvio Caporale è nato a Padova e vive a Milano. Laureato in Scienze Politiche svolge la professione di consulente editoriale e pubblicitario. Collabora con case editrici e giornali cartacei e online occupandosi di libri, arte ed eventi culturali. Ha tradotto testi letterari e tecnici dallo spagnolo, dal portoghese, dall'inglese e dal catalano.

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