Il giorno della civetta: riassunto e analisi

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Il giorno della civetta è un romanzo dello scrittore italiano Leonardo Sciascia, che finì di scrivere nel 1960 ma che la casa editrice Einaudi pubblicò nel 1961. L’opera merita un’attenzione particolare perché mette insieme sia le questioni di sfondo politico sia la polemica contro il mondo che sfocia in un forte pessimismo, mai negativo ma analitico.

Il giorno della civetta Sciascia
Il giorno della civetta (1961): una copertina del romanzo e una foto dell’autore Leonardo Sciascia

L’autore ha molti punti in comune con Italo Calvino soprattutto per il rapporto con la scrittura francese e per l’utilizzo di uno stile semplice e nitido.

Sciascia è uno scrittore siciliano, maestro elementare che si colloca nelle file del Neorealismo.

Dopo la pubblicazione de Il giorno della civetta, romanzo che parla prevalentemente della mafia, fu sicuramente lo scrittore che si dedicò maggiormente a quest’argomento in quegli anni duri e si schierò prima tra le file del Partito Comunista per poi distaccarsene.

Protagonista del romanzo è il capitano Bellodi, un ex partigiano settentrionale che conduce un’inchiesta in Sicilia per trovare i mandanti di un delitto di mafia, in cui venne coinvolto Salvatore Colasberna, il presidente di una cooperativa. Viene successivamente assassinato anche il testimone dell’accaduto.

Bellodi riesce a risalire al capomafia della zona, Mariano Arena e lo incrimina. Ma agli imputati vengono forniti alibi falsi e vengono tutti scarcerati, poiché appoggiati a politici corrotti.







Bellodi, che era stato rimandato al Nord, decide a questo punto di continuare l’inchiesta e quindi tornare in Sicilia per riprendere il proprio lavoro. “Mi ci romperò la testa” dice il capitano.

Non si tratta di un pessimismo rassegnato, ma di una reale volontà di lottare contro il sistema ormai corrotto.

Nel romanzo si fronteggiano due punti di vista opposti: il protagonista positivo, Bellodi, che incarna i valori dell’Italia democratica post- resistenza antifascista; e il capomafia Arena che invece è portatore di ideali fondati in una realtà siciliana molto dura quasi cristallizzata nelle sue leggi capovolte. Un mondo, quello siciliano, basato sull’individualità al contrario dell’Italia, neonata nazione che invece cerca di improntare lo stato verso una visione collettiva della realtà.

Sciascia è stato un grande scrittore proprio perché è riuscito a denunciare, nella razionalità dei suoi romanzi, un sistema corrotto e soprattutto non ha mai utilizzato un pessimismo rassegnato.

Dal romanzo è stato tratto dopo solo pochi anni il film omonimo, “Il giorno della civetta” (1968), di Damiano Damiani, con Franco Nero e Claudia Cardinale.

Incipit de “Il giorno della civetta”

Così inizia il romanzo:

L’autobus stava per partire, rombava sordo con improvvisi raschi e singulti. La piazza era silenziosa nel grigio dell’alba, sfilacce di nebbia ai campanili della Matrice: solo il rombo dell’autobus e la voce del venditore di panelle, panelle calde panelle, implorante e ironica. Il bigliettaio chiuse lo sportello, l’autobus si mosse con un rumore di sfasciume. L’ultima occhiata che il bigliettaio girò sulla piazza, colse l’uomo vestito di scuro che veniva correndo; il bigliettaio disse all’autista “un momento” e aprì lo sportello mentre l’autobus ancora si muoveva. Si sentirono due colpi squarciati: l’uomo vestito di scuro, che stava per saltare sul predellino, restò per un attimo sospeso, come tirato su per i capelli da una mano invisibile; gli cadde la cartella di mano e sulla cartella lentamente si afflosciò.







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Anna D'Agostino

Anna D'Agostino

Anna D'Agostino è nata e cresciuta a Napoli. Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Filologia Moderna, è una grande appassionata di libri e scrittura. Collabora come giornalista pubblicista presso varie testate online e lavora come insegnante di approfondimento letterario presso una scuola media.

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