L’atelier di Schuffenecker (Gauguin)

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L’atelier di Schuffenecker” (indicato anche come La bottega di Schuffenecker) è un quadro curioso, perché rappresenta l’epilogo di un’amicizia, immortalata da un dipinto che rappresenta, senza alcuna possibilità di contestazione, un giudizio radicale di Paul Gauguin sul suo amico e la sua famiglia.

Atelier di Schuffenecker - Gauguin - 1889
La bottega di Schuffenecker (Atelier de Schuffenecker) – Realizzato nel 1889 da Paul Gauguin, oggi è possibile ammirarlo presso il Museo d’Orsay di Parigi

L’atelier di Schuffenecker: breve storia

Gauguin e Schuffenecker si erano conosciuti all’inizio degli anni ’70 presso un agente di cambio dove entrambi lavoravano. Anche Schuffenecker dipingeva ma con minor talento di Gauguin. Tuttavia, aveva riconosciuto il talento enorme dell’amico e lo aveva anche aiutato nei momenti di difficoltà. Gauguin, infatti, era stato ospitato nella casa di Schuffenecker e ne conosceva bene la famiglia.

Schuffenecker aveva anche organizzato una mostra di Gauguin all’interno del Café Volpini, a Parigi, permettendo a molti altri giovani pittori di conoscerlo e di apprezzarlo. Ma verso la fine degli anni ’80, dopo questa mostra, il rapporto fra i due cambia e la loro amicizia si deteriora. Proprio in questo periodo Gauguin dipinge questo quadro che, come si può immediatamente notare, non è certo lusinghiero nei confronti della famiglia Schuffenecker.

L’atelier di Schuffenecker: il quadro

Il quadro è stato realizzato nel 1889 e si tratta di un olio su tela che misura 73×92 cm. I protagonisti sono Emile e Louise Schuffenecker che compaiono insieme ai loro figli. Louise è rappresentata come una donna severa, chiusa in se stessa, con un carattere dominatore e sicuro di sé.







Gauguin la dipinge, quindi, come una padrona di casa non piacevole e questo può essere dovuto a qualche screzio che si è manifestato fra i due, forse quando Gauguin era ospite a casa loro o forse per qualche aspetto del rapporto che lui aveva con il marito e sul quale la moglie si è intromessa.

Difficile dirlo, non sono rimaste lettere, né testimonianze di questa amicizia. Comunque sia, la donna appare come un gigante dominatore nei confronti del marito, che invece sembra piccolo e sottomesso.

Emile, infatti, appare ridicolizzato e sminuito. Indossa delle pantofole troppo grandi e appare intimidito nei confronti della moglie. Gauguin lo dipinge come un ometto insignificante. Qualsiasi motivo li abbia allontanati, ha condannato Emile ad una immortalità di dileggio. I colori utilizzati da Gauguin in questo quadro ricordano Van Gogh, soprattutto l’utilizzo dei colori primari.

L’atelier di Schuffenecker” è un dipinto minore nell’opera di Gauguin e, tuttavia, suscita una certa emozione sapere che ciò che rimane dell’amicizia fra lui ed Emile è rappresentato solo da questo quadro, testimonianza di rancore nei confronti di una persona che lo aveva aiutato nei momenti di difficoltà economica.







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Fulvio Caporale

Fulvio Caporale

Fulvio Caporale è nato a Padova e vive a Milano. Laureato in Scienze Politiche svolge la professione di consulente editoriale e pubblicitario. Collabora con case editrici e giornali cartacei e online occupandosi di libri, arte ed eventi culturali. Ha tradotto testi letterari e tecnici dallo spagnolo, dal portoghese, dall’inglese e dal catalano.

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