Canto d’amore (De Chirico)

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Una delle opere più surrealiste di Giorgio De Chirico è “Canto d’amore”. Si tratta di un quadro realizzato dal pittore nel 1914 e conservato attualmente al Museum of Modern Art di New York.

Canto d'amore  (Giorgio De Chirico, 1914)
Canto d’amore  (Giorgio De Chirico, 1914)

Canto d’amore: il quadro

Il dipinto di Giorgio De Chirico venne definito come uno dei maggiori capolavori dell’artista dagli esponenti della critica artistica di quell’epoca. Il quadro è enigmatico ed è caratterizzato da un significato misterioso (come del resto tutte le opere artistiche metafisiche di De Chirico).

In primo piano, ammiriamo lo sfondo, rappresentato da una delle tante piazze italiane dipinte e ricorrenti nelle sue opere. Di particolare interesse possiamo notare, affisso ad un muro, un guanto di caucciù di colore rosso inchiodato ad una sorta di quinta, apparentemente inutile per il contesto architettonico del dipinto, e una grande testa in gesso che rappresenta l’Apollo del Belvedere. Sullo sfondo, intravediamo un muro in mattoni ed il fumo di una locomotiva che sbuffa vapore dal suo comignolo, mentre in basso possiamo notare una sfera di colore verde.







Apollo del Belvedere
Apollo del Belvedere, celebre statua in marmo bianco risalente al periodo post-ellenistico (seconda metà del II secolo a.C.) quando i Romani avevano conquistato tutta la Grecia. Il nome deriva dal cortile del Belvedere in Vaticano, dove un tempo la scultura era collocata.

Canto d’amore: breve storia e interpretazione del quadro

Nel quadro, tutti gli elementi rappresentati dall’artista sono spropositati, enigmatici ed ingoiati dall’oscurità delle arcate sulla destra. Il dipinto venne realizzato poco dopo il periodo della Prima Guerra Mondiale, tanto che gli oggetti che vengono rappresentati in questo quadro, il guanto rosso, la sfera verde e la testa di Apollo di colore bianco, ricordano fortemente i colori della bandiera italiana. La sua produzione è influenzata da una costante riflessione sugli oggetti prodotti dalla cultura classica e della loro distribuzione geometrica. Nella sua opera gli elementi perdono di credibilità, la testa di Apollo accostata all’enorme guanto di plastica non ha alcun senso, anche se viene introdotta dall’artista con assoluta naturalezza.

La sua opera suscita un’impressione di mobilità e di solitudine. Nel dipinto, si vede il ritorno dei soggetti classici che ricordano in maniera indiscussa l’antichità greca e romana ed i temi del risorgimento nazionale. La sua pittura definita “metafisica” raffigura l’inconscio e il sogno, il surreale. Anche in quest’opera “Canto d’amore”, come in un sogno, i paesaggi appaiono realistici, ma assemblati confusamente; gli elementi sono rappresentati come attori messi lì a recitar se stessi senza un copione ben definito.

La prospettiva del quadro è costruita secondo molteplici punti di fuga incongruenti tra loro, le campiture di colore risultano come sempre piatte ed uniformi. Nel dipinto vi è una totale assenza di personaggi umani, dando spazio solo a figure e scene che si svolgono al di fuori del tempo. Possiamo notare inoltre, nel quadro, il modo caratteristico di De Chirico nell’illuminare la piazza con un Sole che pur non apparendo si lascia intravedere grazie alle strane ombre che produce, creando un clima di solitudine e oscurità.

Nella sua opera Canto d’amore, tutta l’attenzione dello spettatore va verso la scena descritta, una scena immobile senza tempo, un luogo silenzioso e misterioso, un palcoscenico teatrale che non mostra mai particolari emozioni.







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Stefano Moraschini

Stefano Moraschini

Stefano Moraschini si occupa di web dal 1999. Legge e scrive su, per, in, tra e fra molti siti, soprattutto i suoi, tra cui questo. Quando non legge e non scrive, nuota, pedala e corre. Oppure assaggia vini, birre e cibi. Fa anche altre cose, ma sono meno interessanti. Puoi metterti in contatto con lui su Google+, Twitter, Facebook e Instagram.

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