Critica leopardiana

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Se si eccettua Pietro Giordani, che fu suo amico ed ammiratore entusiasta, Giacomo Leopardi non fu un poeta apprezzato dai suoi contemporanei, specialmente dagli scrittori idealisti e cattolici, che gli furono ostili per il suo materialismo ed ateismo. Niccolò Tommaseo, per esempio, ebbe sempre per il Leopardi un’avversione impietosa ed irriverente che arrivò fino al dileggio quando scrisse l’epigramma: “Natura con un pugno lo sgobbò / canta gli disse irata ed ei cantò“.

Questo epigramma non è dissimile per la sua volgarità, dai versetti che i monelli di Recanati gridavano dietro al poeta quando passava per le vie del paese: “Gobbus esto / fammi un canestro. / fammelo cupo, / gobbo fottuto“.

Giacomo Leopardi
Giacomo Leopardi

Tuttavia, se gli Italiani contemporanei del poeta non lo apprezzarono, lo apprezzò subito e lo additò al mondo intero un critico francese di eccezione, Charles Augustin de Sainte-Beuve (1804-1869), il quale annoverò il Leopardi tra i grandi poeti del titanismo europeo, distinguendolo da essi per la sua misura classica. Lo definì, infatti, “il classico per eccellenza tra i romantici“.

Foto di Charles Augustin de Sainte-Beuve
Charles Augustin de Sainte-Beuve

In Italia la prima critica seria, approfondita ed organica su Leopardi comincia col De Sanctis, secondo il quale la poesia leopardiana scaturisce dal contrasto tra la ragione, che scopre la vanità delle illusioni, e il sentimento, che ricrea ciò che la ragione distrugge. Finché è viva questa dialettica di ragione e sentimento, la poesia del Leopardi è altrettanto viva e valida, il che sì verifica soprattutto negli idilli. Quando invece prevale il ragionamento e il sentimento si affievolisce o tace del tutto, anche la poesia del Leopardi si affievolisce e muore, il che avviene nelle canzoni civili e filosofiche, nelle Operette morali e nelle poesie del periodo napoletano.

La critica positivistica, succeduta al De Sanctis, si rese benemerita per la pubblicazione di inediti leopardiani, tra cui lo Zibaldone. Il Carducci poi, che fu il rappresentante più prestigioso della critica positivistica, dato il suo gusto classico, rivalutò, rispetto al De Sanctis, le prime e le ultime canzoni leopardiane, caratterizzate da una grande perfezione tecnica e letteraria.







Successivamente un vero e proprio culto del Leopardi ebbero gli scrittori della rivista “La Ronda” sorta negli anni ’20 (Baldini. Cardarelli. Bacchelli, Cecchi, ecc.). In polemica con i futuristi, i vociani e i dannunziani, da essi considerati eversori della tradizione, i rondisti videro nel Leopardi il punto ideale di riferimento per un ritorno all’ordine e alla disciplina artistica.

All’entusiasmo dei rondisti si contrappone il giudizio limitativo di Benedetto Croce sul Leopardi, condotto sul filo della distinzione tra poesia e non poesia. Secondo il Croce, è poesia soltanto quella degli idilli, di alcuni canti del ciclo di Aspasia e di qualche pagina delle Operette morali; non poesia è tutto il resto, appesantito da alcuni elementi allotri, filosofici, allegorici, eruditi, satirici e polemici. Del resto il Croce, fondamentalmente ottimista e fiducioso nel divenire progressivo della storia, era lontanissimo dalla Weltanschauung (concezione della vita) leopardiana ed era il critico meno adatto a comprendere la personalità e la poesia del Leopardi.

Opposto al giudizio del Croce è quello dì Giovanni Gentile, che rifiuta le distinzioni crociane tra le attività dello spirito e considera pensiero e sentimento due elementi inseparabili della poesia. Perciò il Gentile rivaluta del Leopardi le poesie in cui predomina la riflessione filosofica, ed anche le Operette morali di cui rivendica la organicità e la poeticità.

Più serena e meglio disposta verso il Leopardi è la critica storicistica, per la quale il contributo più importante è rappresentato dal saggio di Walter Binni (La nuova poetica leopardiana), in cui egli traccia il profilo di un Leopardi eroico che si erge dignitoso e fermo contro il destino, e invita alla solidarietà gli uomini. Per Binni, se valida è la poesia degli idilli, ispirati alla poetica appunto dell’idillio, altrettanto valida è la poesia delle canzoni del periodo napoletano, ispirate alla poetica dell’anti-idillio.

Assai favorevole al Leopardi è la critica marxista, che recentemente sia con gli studi di Alberto Asor Rosa sia con quelli del Luporini. ha riassorbito la personalità e l’opera del Leopardi nell’ambito dell’ideologia socialista, prendendo soprattutto lo spunto dall’invito alla solidarietà umana per la costruzione di un mondo nuovo, contenuto nella Ginestra, e dalla critica svolta dal Leopardi sugli aspetti negativi della civiltà borghese dell’800.







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Serena Marotta

Serena Marotta

Laureata in giornalismo, nata il 25 marzo 1976, Serena Marotta è anche scrittrice e poetessa. In passato ha collaborato con il “Giornale di Sicilia” e con “La Repubblica” e, attualmente, scrive articoli per il giornale “L’ora” e per questo sito, cura l’ufficio stampa della casa editrice Torri del Vento, del Caffè letterario Riso e dell’associazione Siciliae Mundi. Queste sono in sintesi, le notizie di base per redigere una qualunque biografia. Quello che non può essere né schematizzato né semplicemente elencato, è in primo luogo la passione che riversa in tutto ciò che fa. Il mondo osservato da due occhi verdi carichi di dolcezza e determinazione, una voce sublime che incanta, un’anima che grida attraverso parole che, considerati gli obiettivi che Serena è riuscita a raggiungere, assumono la caratteristica di concreti fatti.

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