Battaglie storiche: la battaglia delle Termopili

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La battaglia delle Termopili fu uno degli scontri bellici più famosi della storia dell’umanità. I motivi sono tanti e riguardano non solo lo scontro impari fra le forze in campo ma anche il fatto che la posta in gioco non era solo la conquista di un territorio ma la difesa della giovane democrazia ateniese, che avrebbe in seguito influenzato lo sviluppo della democrazia in Occidente. Inoltre, fu uno scontro eroico fra l’avanguardia spartana, composta da trecento soldati, mentre le retrovie formavano un contingente di settemila uomini, e l’esercito dell’impero persiano che all’epoca dominava il mondo.

Battaglia delle Termopili
Battaglia delle Termopili

Motivi che portarono alla guerra

La guerra fu combattuta nel 480 a.C. e vide come protagonisti il re spartano Leonida, il comandante ateniese Temistocle e il re persiano Serse. I motivi che portarono i persiani a marciare verso la Grecia risalivano a molti anni prima, quando i greci inviarono venti navi da guerra per sostenere la ribellione delle colonie della Ionia che si erano ribellate ai persiani. L’impero persiano comprendeva un territorio che andava dall’India fino all’Egitto, era il regno più ricco e potente dell’antichità. Il suo fondatore, re Ciro II, lo aveva diviso in venti territori comandati da altrettanti satrapi, che fungevano da governatori con ampi poteri in ambito amministrativo e giudiziario. Tuttavia, i popoli non venivano schiavizzati e asserviti totalmente alla volontà dei persiani, ma potevano mantenere il loro credo religioso e le loro principali tradizioni. Ovviamente dovevano versare un tributo al governo centrale e accettare il potere del satrapo, che però in alcuni ambiti lasciava una certa autonomia alle consuetudini del popolo conquistato. Queste concessioni, rare nel mondo antico, non furono però sufficienti ai popoli della Ionia, che decisero di ribellarsi ai persiani durante il regno di Dario, pronipote di Ciro II.

L’invio delle navi da parte degli ateniesi venne visto come un’offesa e un atto di guerra e pertanto Dario decise di vendicarsi ad ogni costo. La sua vendetta si realizzò con la prima guerra persiana, culminata con la battaglia di Maratona. Vinta, però, dai greci. La seconda invasione, invece, fu ordinata dal figlio di Dario, Serse, che con un esercito di 300.000 uomini e una flotta di 1000 navi, nel 480 a.C. decise di distruggere Atene. Il governo ateniese venne avvertito dei piani di Serse dal messaggio di una spia e chiese aiuto alle altre città stato.

All’epoca la Grecia era divisa in tante città stato che spesso erano in lotta fra loro. I due principali antagonisti erano Sparta e Atene. Gli spartani, come era loro consuetudine, chiesero, prima di accettare l’alleanza con Atene, un verdetto all’oracolo di Delfi. L’oracolo si espresse dicendo che solo la morte di un re spartano avrebbe impedito che le loro case fossero bruciate dai persiani. Leonida, all’epoca re degli spartani, ritenne di essere lui il predestinato a contrastare Serse. Decise pertanto di inviare il suo esercito contro l’imperatore Serse, ma siccome si era nel periodo delle Carnee, una festa religiosa durante la quale era vietato agli spartani di andare in guerra o di svolgere alcun addestramento militare, Leonida poté radunare solo i 300 uomini della sua guardia personale. Li scelse personalmente e optò solo per coloro che già avevano un figlio maschio. Non si può sapere se Leonida ritenesse quella missione un suicidio; tuttavia, un fatto certo è che nella cultura spartana morire combattendo era una morte giusta.

Addestramento militare degli spartani

Infatti, gli spartani avevano un culto particolare per l’addestramento militare e per la battaglia. Un bambino, se superava appena nato l’esame del suo stato fisico, esame che poteva costargli la morte qualora gli fossero stati riscontrati difetti o imperfezioni nel corpo, rimaneva con la madre fino ai sette anni. Poi veniva inviato nei campi di addestramento in cui rimaneva fino ai diciannove anni, compiuti i quali entrava nell’esercito. Durante gli anni dell’addestramento i ragazzi spartani venivano sottoposti ad ogni genere di pressione fisica e psicologica, affinché diventassero degli ottimi guerrieri. Lottavano fra di loro, a volte si uccidevano, oppure sopportavano sofferenze intensissime come essere frustrati davanti ai compagni fino a sanguinare. Lo scopo era abituarli alla sofferenza e alla morte che avrebbero incontrato sul campo di battaglia. L’iniziazione all’età adulta, che coincideva anche con il congedo dall’addestramento, consisteva nell’introdursi in una delle stanze in cui dormivano gli schiavi e soffocarne uno senza essere scoperti.

Ma torniamo alla battaglia fra greci e persiani. Serse riunì un grande esercito e si assicurò l’alleanza della Tessaglia, della Macedonia, di Tebe e di Argo. Dopo aver organizzato in ogni minimo particolare l’invasione, fece costruire un ponte di barche sull’Ellesponto, un tratto d’acqua lungo un chilometro e mezzo, che collegava l’Asia con l’Europa. Per costruirlo impiegò i suoi migliori ingegneri che unirono un numero notevole di barche e barconi da trasporto con corde di papiro e poi inchiodarono delle tavole sulle barche affinché gli uomini e gli animali ci potessero passare sopra. Nel giro di poco tutto l’esercito di Serse si trovò nella Grecia settentrionale.

La battaglia delle Termopili

La principale difesa all’invasione persiana era lo stretto delle Termopili che, secondo gli accordi presi con Atene e gli altri alleati, sarebbe stato difeso dagli spartani. Lo stretto delle Termopili all’epoca non era più lungo di quindici metri e pertanto rappresentava un problema per l’immenso esercito persiano che aveva bisogno di maggior spazio di manovra. Questo era il vantaggio che Leonida sperava di sfruttare per sé. La sua avanguardia era formata da trecento uomini mentre le retrovie erano formate da settemila uomini che rappresentavano le città di Tegea, Flio, Corinto, Mantinea, Orcomeno, Thespies, Micene e Tebe. La conoscenza del terreno ed una tattica militare appropriata alle condizioni del luogo, avrebbero concesso un iniziale vantaggio all’esercito spartano se i soldati persiani si fossero mossi senza cavalleria. L’entrata delle Termopili aveva poi un ulteriore vantaggio, perché da un lato c’era uno strapiombo di 91 metri sul mare e dall’altro il monte Kalidromo che era alto 1500 metri. Pertanto, sfruttando il movimento, si poteva costringere la fanteria persiana ad un corpo a corpo che limitasse la loro forza numerica.







Quando i persiani raggiunsero il passo, il primo gesto di Serse fu quello di negoziare la resa dei greci. Di fronte ad una risposta negativa e ferma di Leonida, Serse minacciò di abbattere i soldati lacedemoni con 5000 frecce che avrebbero oscurato il Sole. La risposta fu sprezzante: “Meglio così, combatteremo all’ombra”, disse uno dei soldati di Leonida. Ma il vero problema per gli arcieri di Serse non era la quantità di frecce da lanciare ma il fatto che i loro archi erano fatti di legno di palma, che permetteva una gittata più limitata. Infatti le frecce che raggiunsero i greci non riuscirono a penetrare le armature e i caschi dei greci, rendendo di fatto nulla la prima mossa di Serse. Subito dopo vennero inviati diecimila soldati della fanteria leggera, i quali dovettero scontrarsi con la famosa falange greca.

La falange greca

La falange era una delle strategie più potenti dell’esercito greco. I soldati si posizionavano uno accanto all’altro su diverse file. La lancia nella mano destra in posizione di attacco e lo scudo nella mano sinistra ben saldo (lo scudo greco aveva un passante di cuoio in cui il soldato infilava il braccio mentre la mano afferrava un’impugnatura posta al bordo dello scudo. Questo permetteva di tenere lo scudo ben saldo e di posizionarlo al centro o sulla sinistra a protezione del compagno). La posizione della falange permetteva di proteggere il compagno a sinistra e nel frattempo di poter colpire l’avversario con la lancia. La falange solitamente era costituita da un’unità minima di quatto soldati posti in otto file e veniva chiamata enomotia. Quattro enomotie costituivano una pentecontia, quattro pentecontia componevano un lochos. Sette lochoi costituivano l’unità massima che i greci consideravano come esercito.

L’avanzata dei primi diecimila fanti persiani fu respinta dalla falange degli spartani, che resistevano agli urti con i loro scudi e da destra e dal basso colpivano senza pietà con le lance. Fu un massacro. Serse si infuriò per questo secondo tentativo che non aveva portato ad alcun risultato. I greci avevano perso poche unità.

Perché i soldati persiani si dimostrarono così facili da battere?

Primo perché erano abituati ad una battaglia su tutt’altro terreno, in cui gli scontri avvenivano in movimento e non avanguardia contro avanguardia. Secondo perché una delle tattiche fondamentali dell’esercito di Serse era l’uso della cavalleria che spezzava i fianchi all’esercito nemico e che in questo caso non poteva essere utilizzata a causa del ristretto ambito di manovra. Inoltre le armature dei fanti persiani erano leggere e gli scudi erano di legno, mentre le armature dei greci erano di bronzo così come gli scudi.

Gli Immortali

Il secondo giorno Serse decise di inviare gli Immortali, la sua tremenda guardia personale. Si chiamavano Immortali perché il loro numero rimaneva sempre lo stesso, infatti qualsiasi perdita subissero, tornavano ad essere diecimila, in quanto ogni caduto veniva prontamente sostituito. Inoltre indossavano un cappuccio, la tiara, attraverso la quale potevano vedere l’avversario ma nessuno poteva vedere e distinguere il loro volto. Anche il loro armamento non era adeguato allo scontro con la falange spartana. Gli Immortali, infatti, indossavano sotto alla tunica nera delle piastre di metallo sovrapposte ed erano dotati di uno scudo di vimini intrecciato e robusto e di una lancia corta. Avevano inoltre una spada corta e un arco. Lo scontro fu pertanto a favore degli spartani. L’equipaggiamento degli Immortali poteva avvantaggiarli negli scontri in campo aperto, perché era leggero e permetteva movimenti agili, ma contro l’armamento spartano, composto da caschi, scudi e pettorali di bronzo, le spade degli Immortali potevano poco e le lance degli spartani invece riuscivano agilmente a penetrare le corazze e lo scudo degli Immortali. Alla fine della giornata gli Immortali erano stati decimati.

Serse a questo punto si trovava in una situazione di stallo. Per ben due volte il suo esercito era stato respinto. Avrebbe potuto scatenare tutti i suoi uomini contro gli spartani ma l’esito non sarebbe stato diverso. E allora adottò un espediente. Qualcuno, forse il greco Efialte, un traditore che non era stato accettato fra le fila degli spartani, gli disse che esisteva un sentiero che aggirava il monte e che gli avrebbe permesso di attaccare i greci dalla retroguardia. E così Serse mandò, la notte del secondo giorno, diecimila uomini su per il sentiero. Leonida conosceva quel passaggio e già alcuni giorni prima aveva schierato un contingente di soldati. Erano i focesi, i quali però si convinsero che Serse avrebbe proseguito per il sentiero verso la loro regione e decisero pertanto di tornare alle loro case per prepararsi all’attacco. Quando Leonida seppe della defezione dei focesi, decise di ordinare la ritirata del suo esercito e di rimanere con i suoi trecento, più mille uomini della città di Thespies, a difendere la ritirata. Fu così che rimasero in pochi a contrastare i persiani.

La battaglia delle Termopili: epilogo

Leonida decise di morire insieme ai suoi uomini per permettere la ritirata di quattromila soldati che altrimenti sarebbero stati attaccati e vinti dai persiani. Decise di rimanere forse anche per affrontare quello che ogni spartano desiderava fin dall’inizio del suo reclutamento: una morte gloriosa. E infatti morirono tutti. La battaglia si svolse rapidamente, ogni spartano lottò per sé, non fu utilizzata la tattica della falange. Leonida, secondo ciò che narra Erodoto, fu fra i primi ad essere colpito dalle frecce e ci fu una lotta feroce fra spartani e persiani per avere il suo corpo. Poi le frecce dei persiani uccisero gli ultimi supersiti. Serse, che in tre giorni di battaglie aveva perso più di ventimila uomini, ordinò la sepoltura dei persiani caduti in combattimento e fece infilzare la testa di Leonida su un palo, in modo tale che l’esercito, mentre marciava, vedesse che il condottiero greco era stato ucciso.







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Fulvio Caporale

Fulvio Caporale

Fulvio Caporale è nato a Padova e vive a Milano. Laureato in Scienze Politiche svolge la professione di consulente editoriale e pubblicitario. Collabora con case editrici e giornali cartacei e online occupandosi di libri, arte ed eventi culturali. Ha tradotto testi letterari e tecnici dallo spagnolo, dal portoghese, dall'inglese e dal catalano.

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