Perché si dice ambaradan per indicare qualcosa di caotico?

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Capita nel linguaggio comune, soprattutto parlato, che si usi il termine ambaradan per fare riferimento a qualcosa di caotico. Con tale termine ci si può anche riferire a un insieme disordinato di cose, una situazione di confusione generalizzata o un indefinito guazzabuglio.

caos

Ambaradan: etimologia del termine

L’origine del termine ha radici che rimandano a un fatto triste. Si presume che la parola ambaradan abbia avuto origine dal nome dell’altopiano montuoso etiope Amba Aradam: in tale luogo avvenne una cruenta battaglia tra italiani e abissini nel 1936, nel contesto della Guerra di Etiopia. Nella battaglia le forze italiane furono responsabili di una strage di civili.

La parola amba in lingua amarica (la lingua ufficiale dell’Etiopia) indica una generica altura dalla cima piatta. Il termine amba può indicare inoltre una fortezza montana.







Emilio De Bono in Abissinia all'inizio della Guerra d'Etiopia
Emilio De Bono in Abissinia all’inizio della Guerra d’Etiopia

I fatti storici

Durante la battaglia dell’Amba Aradam, assieme alle truppe italiane si trovarono schierate diverse tribù indigene. Tuttavia la volatilità delle trattative locali fecero sì che alcune tribù si alleassero successivamente con il nemico, per poi tornare ad affiancare i soldati italiani in una sorta di doppio o triplo gioco.

La battaglia fu vinta dalle truppe italiane che presero il controllo della situazione. Determinante fu l’utilizzo di gas tossici che provocarono la morte di circa 20 mila indigeni etiopi, tra civili e militari.

La diffusione del termine

Al loro ritorno in Italia, i soldati, di fronte a una situazione di caos, di tumulto o disordinata, cominciarono a definirla come fosse “Amba Aradam“. Il riferimento rimandava proprio alla battaglia e al suo particolare contesto. Per crasi, le due parole si sono poi fuse in una sola diventando “ambaradam“. Si indica crasi – lo ricordiamo – quando la vocale finale di una parola e quella iniziale della successiva si fondono in un’unica vocale, oppure in un dittongo.

La trasformazione della consonante finale m in n, da ambaradam a ambaradanè da ricondursi a un errore di pronuncia diventato nel tempo comune. E’ facile intuire come tale termine sia più usato nella forma parlata, piuttosto che in quella scritta.

Si può riscontrare un’analogia sia nella dinamica storica, sia nel significato del termine, in riferimento ai moti che nel 1948 sconvolsero l’Europa: fare un quarantotto, oppure, è successo un quarantotto, sono modi di dire che indicano proprio una situazione di putiferio generale ed inaspettato.







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Stefano Moraschini

Stefano Moraschini

Stefano Moraschini si occupa di web dal 1999. Legge e scrive su, per, in, tra e fra molti siti, soprattutto i suoi, tra cui questo. Quando non legge e non scrive, nuota, pedala e corre. Oppure assaggia vini, birre e cibi. Fa anche altre cose, ma sono meno interessanti. Puoi metterti in contatto con lui su Google+, Twitter, Facebook e Instagram.

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